Ippolito Rosellini

egittologo italiano

Ippolito Rosellini (1800 – 1843), egittologo italiano.

Ippolito Rosellini (Museo archeologico di Firenze)

I monumenti dell'Egitto e della NubiaModifica

IncipitModifica

Sogliono i compilatori delle memorie dei popoli antichi cominciar dal raccogliere quelle notizie che, quantunque piene di favolosi ed incredibili racconti, ottengono tuttavia, per difetto di cose più ragionevoli, il nome di Storia Egiziana. E degnamente accordano alla Storia dell'Egitto il primo posto per eccellenza di antichità e per grado d'importanza: poiché tutti in questo consentono che sia derivata dal sapientissimo Egitto quella dottrina che illustrò tanto la Grecia; dalla quale, come fiaccola in specchio, brillò riflessa sopra di noi, che la ricevemmo quasi eredità de' nostri padri. Ma niun'uomo di sano intelletto, dopo di aver percorso le pagine che portano titolo di Storia dell'Egitto, potrà mai persuadersi di aver letto una vera storia. Imperocché né la mente può ricevere per veridici tanti racconti che sorpassano tutti i limiti del probabile e del possibile; né il cuore sa commuoversi all'affetto di cose che alla ragione ripugnano; e la memoria a fatica ritiene quei fatti che vanno sconnessi e vaganti nel vortice oscuro dei secoli, senza che la luce dell'ordine li rischiari, e che la scienza dei tempi li disponga e li collochi al loro posto.

CitazioniModifica

  • Dovendo spesse volte in questa prima parte dell'Opera ricordare i cataloghi dei re Egiziani che scrisse Manetone, e che da Giulio Africano, da Eusebio e dal Sincello ci furono conservati, ho creduto necessario al mio proposito ed alla chiarezza del lavoro, stender qui per ordine questi cataloghi medesimi , come si trovano nei libri, o nei frammenti di quei cronografi. Poste in confronto le testimonianze dei diversi autori (come l'Africano ed Eusebio ) che attinsero al medesimo fonte, i leggitori osserveranno che in più e diversi luoghi esse si trovano discordi, non solamente nel computo degli anni, ma anche nei nomi medesimi dei re , e qualche volta nella successione stessa delle dinastie. Questa discordia è stata riguardata da alcuni eruditi come un argomento gravissimo a indur sospetto sull'autenticità, o sulla fedeltà almeno di tali testimonianze. (parte prima, tomo I, cap. I, p. 1)
  • Di tutte l'epoche dell'antichità storica, niuna, cred'io, fu più degna di fama, o per la lontananza dei tempi, o per la importanza degli avvenimenti, di quella nella quale l'Egitto tornò in pace sotto i suoi legittimi re della dinastia diciottesima. Poiché, oltre il ristabilimento della dominazione faraonica, e l'innalzamento dei più magnifici edifizi, che rendono ancora sì degna di maraviglia la doppia sponda del Nilo, e le conquiste nell'Asia e nell'Africa, con che i più famosi Faraoni si accrebbero gloria e potenza, appartiene a questi tempi l'uscita degl'Israeliti dall'Egitto sotto la guida di Mosè. (parte prima, tomo I, cap. VI, p. 199)
  • Spesso accadeva che i re dell'Egitto salendo al trono, mutassero nome; uno almeno assumendone che diveniva loro sacro e monumentale; ma nel comune uso e nella bocca del popolo ritenevasi spesso il nome già proprio del principe; e talora chiamavasi con alcun altro de' suoi titoli; che più e diversi n'ebbero i re d'Egitto. Quindi è avvenuto che la storia, parlandoci di un medesimo re, lo abbia talora con due e con tre differenti nomi designato. (parte prima, tomo I, cap. VI, p. 215)
  • Divenute per voto spose del Dio supremo [Ammone], degnamente ricevevano titolo e prerogative reali, e, come a vere regine, un regio cartello distinguevane i nomi. Il voto di queste donzelle non doveva, al dir di Strabone, per tutta la vita durare; poiché solevano a tempo debito maritarsi; e infatti il celibato era nelle idee degli antichi orientali cosa mostruosa anziché santa. Ma non sembra credibile ciò che il greco geografo asserisce, essere stato lecito all'egizie palladi di prostituirsi a capriccio, fintantoché agli anni nubili pervenute non fossero; ché da simiglianti bruttezze dové tenersi lontanissimo un popolo sì civile e sì saggio qual fu l'egiziano: né sarebbe questo il primo esempio d'infedeltà, o di errore negli scritti dei Greci, che le cose de' più antichi popoli riferirono. (parte prima, tomo I, cap. VI, pp. 216-217)
  • Le sculture , o le pitture per le quali adornavansi le interne pareti di un edifizio egiziano, seguivano costantemente un medesimo ordine di luogo; in modo che i quadri scolpiti, o dipinti alla destra, si eseguivano prima di quelli della sinistra, e nell'una e nell'altra parte il primo quadro ad eseguirsi era sempre quello che sta dopo la porta di entrata, e il più alto sulla parete. Di questa costante distribuzione abbiamo certezza, non solo per la natural successione di più quadri fatti eseguire da più re successivi, ma ancora per l'aspetto di parecchi edifizi non terminati, nei quali essendo stato scolpito un solo, o due, o tre quadri, essi occupano sempre quei primi posti dai quali solevasi cominciare l'adornamento delle pareti. (parte prima, tomo I, cap. VI, p. 221)
  • Il culto del monumento di Luqsor (imperciocché tutti li edifizi pubblici dell'Egitto, o destinati fossero ad uso di templi, o ad abitazione dei re, o al servizio delle pubbliche faccende e delle universali assemblee, tutti erano indistintamente consacrati dalla religione, e posti sotto la tutela di una special forma della deità) il culto del monumento di Luqsor, è quello che generale era a tutti i più grandi tebani monumenti, vale a dire, il culto di Ammone, dio titolare e patrono sommo della metropoli. (parte terza, tomo unico, parte seconda, cap. III, p. 315)
  • Sotto il nome di palazzo di Karnac vien designato il più vasto monumento di Tebe e dell'Egitto, e, per quanto io credo, del mondo; imperciocché il muro di recinto in cui si comprende potrebbe formare il giro di una giusta città, anziché di un solo edifizio. La denominazione di palazzo conviene al monumento di Karnac come a quello di Luqsor, avendo entrambi, benché con differenza di numero e di proporzioni, una distribuzione di cortili, sale ipostili, gallerie, camere e gabinetti, parti respettivamente adattate non meno alla abitazione dei re, che capaci di servire a numerosissime e pubbliche assemblee. (parte terza, tomo unico, parte seconda, cap. III, p. 326)

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