Ingeborg Bachmann

poetessa, scrittrice e giornalista austriaca
Graffito rappresentante Ingeborg Bachmann a Klagenfurt

Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller (1926 – 1973), poetessa, scrittrice e giornalista austriaca.

Citazioni di Ingeborg BachmannModifica

  • C'è stato un momento preciso che ha distrutto la mia infanzia. L'entrata delle truppe di Hitler a Klagenfurt. Fu qualcosa di così orrendo che il mio ricordo inizia con questo giorno, con un dolore troppo precoce, così intenso come forse dopo non l'ho più provato.[1]
  • Dagli italiani ho imparato qualcosa ma è difficile dire che cosa. Perché da loro si può imparare soltanto dopo avere buttato via ogni idea che ci siamo fatti prima. Non sono le bellezze, né gli alberi di aranci, nemmeno la splendida architettura, ma il modo di vivere. Qui ho imparato a vivere.[1]
  • La nostra società è talmente malata che fa diventare malato l'individuo e che l'individuo in questa società, in questo mondo, alla fine si dice che muore, ma questo non è vero perché ognuno di noi alla fine è stato ucciso.[1]
  • Lui la guidò lungo un sentiero di sassi, cosparso di radi ciuffi d'erba; il sentiero avanzava in salita verso la sommità della roccia, incontro all'abisso. Lei coi suoi sandali scivolava e cercava di tenere il passo, poi alzò gli occhi e la vide, era una enorme, gigantesca figura di pietra, avvolta in una lunga veste, con le braccia allargate, e loro si stavano avvicinando alla sua schiena. Non riuscì ad aprir bocca, guardò ancora l'impressionante, incredibile figura che aveva visto su una cartolina in albergo, il Cristo di Maratea, ma ora era stagliato contro il cielo, e lì si fermò. [...] Si lasciò scivolare giù dalla pietra e si stese sulla terra, le braccia allargate, crocifissa su quella roccia minacciosa, senza riuscire a togliersela dalle testa [...]. Quando avviò la macchina e si voltò, le venne in mente qualcosa, disse come per caso, che strana idea, però, mettere lì una statua così terrificante, l'hai vista?[2]
  • Passando da un uomo all'altro un corpo femminile deve disabituarsi e riabituarsi a cose del tutto nuove. Ma un uomo va avanti tranquillamente con le sue abitudini.[3]
  • Si dovrebbe essere soltanto e unicamente uno straniero per riuscire a sopportare un luogo come K. [Klagenfurt] più a lungo di un'ora, o per vivere qui per sempre. Soprattutto non sarebbe lecito essere cresciuti qui ed essere io, e poi ritornarci ancora.[1]
  • Sparire devo, | mi dicono, laggiù, | e spinta, non sparisco | ancora, voglio volare | una volta ancora sulla | terrazza. | Non ho taciuto | perché tacere è buono e bello, | non avevo più niente da dire.[4]   Fonte incompleta

Incipit di alcune opereModifica

Il trentesimo annoModifica

Nelle limpide giornate di ottobre, venendo dalla Radetzkystrasse si può vedere, accanto allo Stadttheater, un gruppo di alberi nel sole. Il primo albero, che si erge davanti a quei ciliegi osso cupo che non danno frutti, è così fiammeggiante di colori autunnali, è una macchia d'oro così smisurata da sembrare una fiaccola lasciata cadere da un angelo.[5]

MalinaModifica

Ancora fumato e ancora bevuto, contate le sigarette, i bicchieri, e lasciate ancora due sigarette per oggi; perché tra oggi e lunedì ci sono tre giorni, senza Ivan.[5]

Citazioni su Ingeborg BachmannModifica

  • In realtà a distruggerla è stato logicamente solo il mondo che la circondava e, in sostanza, la volgarità del suo paese d'origine, dalla quale era stata perseguitata passo dopo passo anche all'estero, com'è accaduto a tanti altri. (Thomas Bernhard)

NoteModifica

  1. a b c d Citato in Ranieri Polese, Bachmann, la follia di una straniera, Corriere della sera, 21 marzo 2010, p. 38.
  2. Da Simultaneo, in Tre sentieri per il lago e altri racconti, traduzione di Amina Pandolfi; (di Ippolito Pizzetti per il racconto Occhi felici), pp. 38-40. ISBN 88-459-1062-8
  3. Da Malina.
  4. Da Non conosco mondo migliore.
  5. a b Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

BibliografiaModifica

  • Ingeborg Bachmann, Malina, traduzione di Maria Grazia Manucci, Adelphi, 2018.
  • Ingeborg Bachmann, Non conosco mondo migliore, traduzione di Silvia Bortoli, Ugo Guanda editore, 2010. ISBN 8860889715

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