Il signor Quindicipalle

film del 1998 diretto da Francesco Nuti

Il signor Quindicipalle

Immagine Billard.JPG.
Titolo originale

Il signor Quindicipalle

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1998
Genere commedia
Regia Francesco Nuti
Soggetto Francesco Nuti, Carla Giulia Casalini, Mario Rellini
Sceneggiatura Francesco Nuti, Malù Di Lonardo, Mario Rellini
Produttore Bruno Altissimi, Claudio Saraceni
Interpreti e personaggi

Il signor Quindicipalle, film del 1998 con Sabrina Ferilli, regia di Francesco Nuti.

IncipitModifica

Ah, erano gli anni '50 e nacque Cecco. In casa, naturalmente. Come si faceva a quei tempi. Questa è Narnàli, un paesino vicino a Prato. 1800, 2000 anime, dove per tutta la giornata si sente lo sferrariare dei telai e, come tutti i paesi, quelli che contano erano. il prete, il maresciallo e il farmacista. Però, però ci sarebbe un'altra storia ed è una storia lunga. Ci sarebbe soprattutto il barbiere. Vi domanderete perché? Perché il barbiere conosce le storie di tutti. Anche di più del prete. Questo è Renzo [indica il barbiere] era un trombino. Per questo lo chiamavano "Il Casanova". Per me era come un fratello. Sì, perché ci si raccontava di tutto e di tutti. (Maestro)

FrasiModifica

  • Vedi Francesco, il biliardo è donna. Te non guarda' che io so rimasto vedovo presto. Ma Silvana non è mai stata gelosa da questo tappeto qua. E lo sai perché? Perché io innaffiavo amore. Io baciavo lei, Silvana, e accarezzavo lei [il tappeto verde]. Anzi, son più di vent'anni. Sì, perché Silvana sapeva che io se non accarezzavo 'sta donna, non potevo baciare lei. Baciare con passione con la quale baciavo. E l'ho baciata tanto, sai.(Maestro)
  • Il Signor Quindicipalle eccolo là! (Maestro)
  • Devo dire la verità: le pene d'amore alle volte fanno proprio, proprio bene. (Maestro)
  • Vedi Cecco, quando si faceva la barba c'era il pelo e il contropelo. Delle volte il rasoio non era proprio affilato e succedeva che la pelle si sgranava e si sentiva un po' male. Allora si metteva una pezza calda sulla faccia e sugli occhi. Un sollievo per i clienti. A loro pareva buio, ma il colore di quella pezza, gli faceva immaginare freschezza e pulizia. Come questa scopa che tengo in mano. Forza Campione, è inutile che tu scappi. Questa l'ho portata apposta. Ora io ti apro gli occhi, te pigli questa scopa, mandi tutte le palle in buca con un colpo solo. Mi raccomando il desiderio. E quando sentirai il rumore delle biglie friggere d'amore perché tutte e quindici avranno trovato il loro posto, allora sentirai freschezza sulla pelle. (Renzo)

DialoghiModifica

  • Anna [davanti alla fermata degli autobus]: Questa volta me la paga. Vo' via. Vo' via! Torno dalla mi mamma. Pure con la moglie di Pippetto di fornaio. E sa non ci va più a compra' il pane, lo giuro sulla Madonna di Lourdes. Ecco perché me lo dava gratis. Troia!
    Maestro: E, sì. Quante volte la signora Anna ha fatto compagnia con la sua valigia a questa fermata d'autobus. Una volta, mille volte, centomila volte, però c'era sempre qualcuno che andava a ripigliarla. Chi? Sempre lui, il piccolo Cecco.
  • Anna: Questa gliela fo' pagare.
    Francesco piccolo: Io so come fargliela pagare. Si arriva a casa, mandi a letto a me e Gianna e te ti metti a sparecchiare. Poi vi infili in camera vostra e incominciate a respirare forte, forte, forte, forte tutta la notte. E il babbo dice sempre: "Andiamo, andiamo, andiamo". E te tu dici: "Vengo, vengo, vengo". Ma dove andate a quell'ora di notte?
  • Renzo: Domani è il compleanno di Cecco. Finisce 6 anni. Sai che ho fatto di regalo?
    Maestro: No, che gli hai fatto?
    Renzo: Un paio di scarpine da calcio. Le meglio, eh? Tremilacinquecento lire l'ho pagate. Per me diventerà un campione.
    Maestro: Perché?
    Renzo: Perché secondo me, quel figliolo c'ha due palle così!
    Maestro: Sarebbe diventato un campione, ma non di calcio. Io a quel figliolo li volevo bene. Gli ho insegnato tutto. Come se fossi su babbo. Volete sapere cosa gli ho insegnato? Gli ho insegnato che il biliardo e azzardo non vanno d'accordo. Perché questo tappeto verde, con quelle quattro buche, con i birilli, con le palle rotonde che nemmeno il mondo si può permette, non è un gioco, è un'arte. Come gli scacchi, la scherma, la pittura, la scultura... anche se io preferisco il biliardo.
  • Zia Lina: Senti Margherita, ma a te ti piacciono i giocattoli di peluches?
    Sissi: A me? Ma io vado pazza! Ne avrò almeno una cinquantina. Ma il mio preferito è Topo Gigio.
    Zia Lina: Questa l'è quella giusta.
  • Francesco: È cascata la mi nonna.
    Maestro: Un'altra volta?
    Francesco: Eh, quella rimbalza.
  • Francesco: Ancora Sissi...
    Sissi: Ancora quanto?
    Francesco: Voglio un bacio da cento milioni in contanti e senza assegni.
    Sissi: Allora ci vuole tutto il tempo che ci vuole.

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