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Harold Acton

scrittore, storico e collezionista d'arte britannico
Lapide di Harold Acton al Cimitero evangelico agli allori di Firenze

Sir Harold Mario Acton (1904 – 1994), scrittore, storico e collezionista d'arte britannico.

Gli ultimi Borboni di NapoliModifica

IncipitModifica

Per questo volume, come per il mio precedente, I Bor­boni di Napoli, ho limitato le note al minimo indispensa­bile, e ho compilato una bibliografia a uso degli studiosi. In seguito a numerose richieste pervenutemi, ho inserito una succinta genealogia dei discendenti di Francesco I. Dato che si tratta del Risorgimento, le pubblicazioni relative a questo periodo sono di gran lunga più numerose, più com­plesse e più controverse. Alcuni volumi sono dedicati a un solo anno, il 1848, e persino a un sol giorno, il 15 maggio. Voglia il cortese lettore tener presente che il soggetto del mio libro è la dinastia regnante dei Borboni: e se ho scon­finato nel campo di Trevelyan o nell'inestricabile labirinto chiarito in modo tanto brillante da Mr. Denis Mack Smith in Cavour and Garibaldi 1860, A Study in Political Conflict, l'ho fatto con riluttanza, poiché le questioni di nazio­nalismo mi lasciano piuttosto freddo. Come ha osservato Mack Smith, vi è una tendenza generale a giustificare i vincitori e a condannare i vinti. Io ho tentato di ristabilire l'equilibrio. [Harold Acton, Gli ultimi Borboni di Napoli (1825-1861); traduzione autorizzata di Olga Ceretti Borsini, Aldo Martello Editore, Milano, 1962, p. XV]

CitazioniModifica

  • La gente bella, a parte gli avvenimenti che la concernano, è spesso profondamente tediosa, e oltre tutto, dal punto di vista letterario, costituisce un argomento troppo sicuro. (introduzione a Gli ultimi Borboni di Napoli)
  • Distruggere i miti romantici è grave peccato.
  • In Italia, la prima ferrovia, il primo telegrafo elettrico e il primo faro lenticolare, insieme con un gran numero di altre innovazioni nell'ingegneria e nell'industria, furono dovuti al «retrogrado» Ferdinando. Né si può incolparlo del fatto che i suoi piani per lo sviluppo del paese venissero interrotti: coscienzioso, energico e pio, solo agli intellettuali dette motivo di lagnanze; ma quando si esamina il suo lungo regno in retrospettiva, ci si domanda che cosa abbiano fatto per Napoli quegli intellettuali a paragone di quanto fece Ferdinando con tutte le sue manchevolezze. […] Dopo oltre un secolo di dominazione borbonica, le folle erano saldamente legate al loro sovrano. Lo spirito popolare era borbonico. Le masse avevano esperienza sufficiente per capire che esisteva una tirannia peggiore di quella dei re: la tirannia dei demagoghi, dei politici meschini ed egoisti.
  • [Napoli] Materialmente questa città contribuì alla ricchezza dell'Italia Unita più di qualunque altro Stato; dati e cifre sono stati pubblicati da Francesco Nitti in Nord e Sud (1900) come pure in altri scritti che nessuno ha mai confutato. Nella Scienza delle Finanze, Nitti dà il seguente computo della ricchezza dei diversi Stati al momento dell'unificazione: Regno delle Due Sicilie: milioni di lire oro 443,2; Lombardia: 8,1; Ducato di Modena: 0,4; Romagna, Marche e Umbria: 55,3; Parma e Piacenza: 1,2; Roma: 35,3; Piemonte, Liguria e Sardegna: 27; Toscana: 84,2; Veneto: 12,7; Veneto: 12,7. Così, dunque, contro i 443 milioni in oro corrisposti all'atto delle nozze dal Regno delle Due Sicilie, il resto d'Italia – oltre due terzi della Penisola – non portò in dote neppure metà di quella somma. A dispetto di ogni contrastante asserzione, le finanze di Napoli, nel complesso, non erano male amministrate.
  • Un ammiratore siciliano ha affermato che Vincenzo Bellini, meglio e più spesso di qualunque altro compositore, fece provare il piacere del piangere. [...] Il nome del delicato Bellini divenne un grido di battaglia contro i Borboni, quasi fossero stati colpevoli della sua morte.
  • [Maria Cristina di Savoia] Una vera monaca, sotto ogni punto di vista.

Citazioni su Harold ActonModifica

  • Napoli, con la rivalutazione d'una dinastia disprezzata dagl'inglesi dell'Ottocento, i Borboni, gli fornì un incantevole pretesto per la sua reazione al mondo moderno, con le sue idee democratiche e le "macchine da abitare". (Mario Praz)

BibliografiaModifica

  • Harold Acton, Gli ultimi Borboni di Napoli, Giunti Editori, Firenze.

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