Giuseppe d'Ippolito Pozzi

poeta italiano


Giuseppe d'Ippolito Pozzi (1697 – 1752), poeta italiano.

Rime piacevoliModifica

IncipitModifica

Son lungo, e magro; son franco, ed ardito,
Ed ho due anni più di trentasei;
Sono di membra in proporzion guernito,
Né più bel, né più brutto esser vorrei.

Non ho ricchezze, e pur non son fallito;
Ho due Figli, e fra due mesi sei;
Di tre Mogli a quest' ora io fui Marito:
Volete altro saper dei fatti miei?

Amo de' Scacchi, e de'Tarocchi il Giuoco;
Son iracondo, e frettoloso a un tratto,
E fra Medici, e Vati ho qualche loco.

Mi convien far da savio, e pur son matto,
Mangio ben, bevo meglio, e studio poco:
Quest'è la vita mia, quest'è il Ritratto.

CitazioniModifica

  • Signora, giacché state su'l galante, | e vi trovate de l'età su'l fiore, | vò insegnarvi con gusto a far l'amore, | e con grazia uccellar più d'un Amante; | bisogna spesso variar sembiante; | aver da gl'occhi differente il core; | trafficar con giudizio ogni favore; | saper far e disfar in un istante. | [...] Mostrar di voler nulla, e prender tutto, | prometter sempre, e non attender mai. (da Sonetto II)
  • Vorrei; né so ben dir quel che vorrei, | vorrei, Signora, un non so che da voi; | vorrei (oh Ciel!) non m'intendete mai? (da Sonetto III)
  • È un ladro amor, che d'ogni ben vi spoglia, | il sonno ruba, e toglie l'appetito, | de la rogna peggior suol far prurito, | e poco al bene, e molto al male invoglia | dunque, se più voi non avete voglia | di monacarvi, prendete marito, | e fatel presto; poiché spesso il dito | il Demonio vi pone, e il fatto imbroglia. (da Sonetto IV)

BibliografiaModifica