Giuseppe Siri

arcivescovo cattolico e cardinale italiano (1906-1989)

Giuseppe Siri (1906 – 1989), cardinale e arcivescovo cattolico italiano.

Giuseppe Siri nel 1958

Citazioni di Giuseppe Siri

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  • Gesù sapeva benissimo che sarebbe stato conservato nei Tabernacoli anche solitari, senza contorno nella notte, all'infuori di una fiammella che le leggi della Chiesa esigono. Sapeva benissimo che anche nel giorno, secondo il variare della densità di fede nei tempi, cristiani sarebbero andati e non andati a rendere adorazione alla sua ineffabile Presenza, lo sapeva. Forse qualcheduno di noi avrebbe potuto obbiettargli: "Signore, fa' in modo di essere presente quando c'è gente che Ti adora, altrimenti è inutile". Inutile? No. Le Chiese possono essere vuote, ma Cristo nel tabernacolo non è inutile, perché l'Eucarestia, sia attraverso il Sacrificio – del quale oggi non parlo – sia attraverso il Sacramento permanente, è una fonte di forza, di grazia, di benedizione, di salvezza incessante. Ricordiamoci che è di lì che si germinano i vergini e le vergini, è di lì che sorgono i fondatori, è di lì che resistono i combattenti, è di lì forse che attraverso una vita apparentemente lontana da Dio si prepara la finale di salvezza nella sua misericordia, ma la si prepara attraverso questa Presenza, che appare a noi silenziosa e inerte, e non è né silenziosa né inerte. Non dobbiamo compiangere la solitudine che spesso è intorno ai Tabernacoli e che è sempre da condannarsi. Dobbiamo rimpiangere, dico rimpiangere e a piena ragione, coloro che si dimenticano che Gesù Cristo sta lì ad attenderli, come Egli, narrando la parabola del figliol prodigo, pone per tanto tempo immobile sulla soglia di casa il padre che non si stanca di aspettare il figlio, il quale alla fine ritorna ed è accolto come figlio, non come servo.[1]
  • Ho fatto male, perché avrei evitato di compiere certe azioni [...]. Vorrei dire, ma ho timore a dirlo, certi errori. Quindi ho avuto un grande rimorso e ho chiesto perdono a Dio. Ho commesso un errore, e oggi lo capisco. Spero che Dio mi perdoni.[2][3]
  • I guai della Chiesa sono derivati da quanto hanno detto e fatto, dopo il Concilio, parecchie persone [...]. Da questo punto di vista, il più pericoloso dei teologi non è Hans Küng, perché sostiene tesi così strampalate che nessuno (o quasi nessuno) gli crede. Il più pericoloso è il gesuita Karl Rahner, il quale scrive benissimo ed ha l'aria di essere ortodosso, ma ha sempre sostenuto che occorre una "nuova teologia". Una teologia cioè che metta da parte Gesù e che vada bene per il nostro secolo.[4]
  • L'Ecumenismo non lo si fa andando a metà del ponte, ma piuttosto costruendo ponti, tanti ponti in amorevole fatica, restando fermi sulla riva giusta.[5]
  • L'Eucaristia è un atto di amore di Dio, che ha voluto scegliere il pane e il segno della manducazione, cioè della assimilazione, che è la forma più grande con la quale una creatura si può inverare nell'altra, per indicare fino a che punto Dio vuole essere unito a noi e noi uniti a Lui. È per amore![6]
  • [Su La dolce vita] Mi sono ben guardato dal parlare di visibilità. [...] Il film è veritiero, ed è perché colpisce orribilmente la vita di molti, che taluni hanno reagito anche sulla stampa: vi si sono visti descritti ed hanno avuto paura di se stessi. Ma tutto questo deporrà per le qualità notevolissime dell'autore, non per la visibilità del film.[7]
  • Non so neppure cosa voglia dire lo sviluppo della collegialità episcopale. Il Sinodo non potrà mai diventare istituto deliberativo nella Chiesa perché non è contemplato nella costituzione divina della Chiesa. Potrà al massimo divenire, se il diritto canonico lo ammetterà, un'istituzione ecclesiastica, ma non di diritto divino.[8]
  • Questa "Dolce vita" bisognerebbe farla vedere ai miei seminaristi del quarto anno di teologia perché si rendano conto di quanto è brutto il mondo.[9]
  • Sa cosa porto in clausura [in conclave]? Una mezza bottiglia di cognac. Non per me, ma per l'eletto [...] ed è servito. Mi creda.[10]
  • [Sul rapimento di Aldo Moro] Ha avuto quello che si meritava.[11]

Citazioni su Giuseppe Siri

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  • Mi hanno raccontato che il cardinal Siri, in un viaggio a Lourdes, subito dopo il Concilio, mentre distribuiva le ostie pretendeva che i fedeli si inginocchiassero davanti a lui, in segno di devozione. Tutti sappiamo che nell'Ultima cena Gesù non chiese alcun segno di devozione; la celebrazione eucaristica è un pranzo, una festa: si è insieme per celebrare il vincolo fraterno di una comunità. (Andrea Gallo)
  • Ricordati, quando apriranno gli archivi vaticani tutti sapranno che Siri non è tornato sconfitto ma perdente. (Andrea Gallo)
  1. Citato in Il Settimanale di Padre Pio, n. 23, anno VIII.
  2. In quest'ultima intervista, rilasciata a Benny Lai il 18 settembre 1988, chiedendo perdono a Dio per non avere accettato la candidatura nei conclavi cui aveva partecipato, Siri lasciò intendere di provare una profonda amarezza per i cambiamenti che avevano interessato la Chiesa dopo il pontificato di Pio XII.
  3. Citato in Sergio Romano, «Giuseppe Siri, principe vescovo di Genova», Corriere della Sera, 1 giugno 2006.
  4. Citato in Benny Lai Il Papa non eletto. Giuseppe Siri, Cardinale di Santa Romana Chiesa, Laterza, Bari, 1993, pp. 291, nota 20.
  5. Da Renovatio, XI, 1976, fasc. 3, 277-278.
  6. Da Omelie per l'Anno liturgico, Fede e Cultura, 2008.
  7. Dalla lettera di risposta a Montini, 13 febbraio 1960; citato in Antonio Carioti, E Siri difese «La dolce vita» dopo le censure di Montini, Corriere della Sera, 9 settembre 2008, p. 41.
  8. Citato in G. Licheri, Io Papa? Parla Siri prima del conclave, Gazzetta del Popolo, 14 ottobre 1978.
  9. Citato in S. N., «Così la Chiesa condannò Fellini», La Stampa, 17 gennaio 1997, p. 26.
  10. Dichiarazione a margine del conclave dell'agosto 1978, citata in Il conclave : 25 - 26 agosto 1978, papaluciani.com
  11. Citato in Giulio Anselmi in 55 giorni prima, supplemento a Diario della settimana, anno III, numero 18, 6 maggio 1998, p. 42.

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