Giuseppe Sanarelli

scienziato, medico e politico italiano

Giuseppe Sanarelli (1864 – 1940), igienista, docente e politico italiano.

Giuseppe Sanarelli

Dopo un trentennio di lotta contro la pellagraModifica

  • Per molti anni, a causa delle incertezze intorno alla origine del male, a causa della molteplicità delle ipotesi dottrinarie, per la scarsa praticità od efficacia dei provvedimenti proposti o adottati, l'azione degli Enti locali e del Governo era stata incerta e di esito dubbio.
    Essa si era lungamente esaurita nelle forme ormai sorpassate della beneficenza e del sussidio: pellagra era infatti, una volta, sinonimo di pauperismo e di denutrizione, sicché non può far meraviglia se, nonostante le più svariate manifestazioni dell'assistenza sociale, il numero dei pellagrosi sia andato, fino a pochi anni or sono, inesorabilmente aumentando in tutte le provincie del Regno, a misura che si veniva estendendo la coltivazione e il consumo del granturco. (p. 5)
  • Malgrado la incessante propaganda orale delle nostre benemerite Cattedre ambulanti di agricoltura, che hanno contribuito con tanta efficacia alla lotta contro la pellagra; nonostante le istruzioni, i precetti e i suggerimenti diffusi largamente nelle campagne sotto forma di opuscoli stampati, di almanacchi popolari e persino di manifesti policromi terribilmente suggestivi, le nostre classi rurali non sono ancora riuscite a convincersi intieramente della necessità di sostituire con culture foraggere e con altre culture ancora più remunerative, la irrazionale seminagione del granturco cinquantino che è apportatore di pellagra; i nostri contadini non hanno ancora tutti compreso che si ammala di pellagra perché si mangia del granturco guasto allo stesso modo che si rimane attossicati quando si mangiano dei funghi velenosi [...]. (p. 13)
  • [...] molti proprietari, sia per ignoranza, sia per accidia, sia per grettezza non si preoccupano affatto dell'alimentazione dei propri coloni, non vigilano affinché il granoturco destinato all'alimentazione dei lavoratori delle loro terre sia sano e custodito in luoghi asciutti. Essi, pur vedendo tutti i giorni come la pellagra sfibri l'uomo e lo renda inetto al lavoro, non comprendono sempre che dovrebbero essere i primi ad avere interesse che i propri coloni siano robusti e conservino il più a lungo possibile le energie fisiche necessarie alla buona cultura dei campi; essi infine indugiano troppo a persuadersi che la scomparsa della pellagra deve ottenersi anche nell'interesse della pace sociale delle campagne e per ciò nel loro stesso interesse! (p. 14)

Guido Baccelli uomo politico e medico socialeModifica

  • Guido Baccelli fu un uomo politico che sentì ed amò con fervore sincero il mondo latino, che sentì romanamente e che, perciò, poteva dire più e meglio di ogni altro appartenente alla Nazioni neo-latine: latinus, latine loquor. (p. 1)
  • Chiunque avrebbe potuto, in omaggio al culto di Roma antica, così diffuso nelle accademie d'Europa, fare quello che attuò Guido Baccelli per il Pantheon e le Terme e il Foro e il Palatino e il Colosseo e il Tempio di Vesta e per tanti altri monumenti e scavi nel Lazio, nella Campania e altrove.
    Ma nessuno avrebbe potuto concepire con pari genialità e finalità quella stupenda Passeggiata archeologica che, partendo dall'Arco di Costantino, costeggiando il Palatino e le Terme di Caracalla, racchiude tutte le grandi rovine e le più belle memorie di Roma.
    A questa opera insigne che esalta lo spirito del viandante, che educa le giovani generazioni alle memorie sublimi dei nostri avi e indica allo straniero, il grado della nostra civiltà e del nostro culto per le glorie antiche, Guido Baccelli dedicò gli sforzi e le luci più potenti della sua mente romana, perché essa rappresentava, nel suo pensiero, il più fulgido ideale della civiltà umana. (pp. 10-11)
  • Un'idea baccelliana, che fu molto discussa e che incontrò ingiustificate opposizioni economiche e scientifiche, ma sulla quale è necessario, invece, soffermarsi, perché rivela la mentalità dell'igienista o meglio del medico sociale, fu quella del vino popolare.
    [...] indulgendo alla massima popolare, ed anche scientifica, che il vino sano e genuino, parcamente consumato, non fa male, e che l'uso ragionevole di esso allontana il lavoratore da quei liquori alcoolici che hanno devastato la salute ed hanno apportato la rovina in tanti paesi, cercò di raggiungere il nobile fine di migliorare, ad un tempo, le condizioni igieniche ed economiche dei lavoratori, promuovendo gare speciali per la produzione di un vino popolare, genuino e di medio prezzo, come di media gradazione alcoolica. (p. 13)
  • Ma la massima delle benemerenze di Guido Baccelli è stata la sua ardita concezione della bonifica obbligatoria delle terre malariche, a cominciare da quelle dell'Agro Romano, e della bonifica dei contadini mediante quella della terra.
    È qui che traspare a genialità del clinico, dell'igienista e del medico sociale, fusa nella mente dell'uomo politico!
    Nessuno, prima di lui, aveva intuito il nesso fra le due bonifiche; quella tellurica e quella umana; come nessun Ministro del Lavori pubblici, nemmeno il grande Baccarini[1], aveva saputo mai intuire, al pari di lui, la necessità di combinare insieme, in una bonifica integrale, quella idraulica, quella agraria e quella umana, per ottenere stabilmente la redenzione delle terre malariche. Infatti, le tre bonifiche, se scisse, falliscono sempre. (pp. 13-14)

NoteModifica

  1. Alfredo Baccarini (1826 – 1890), ingegnere e politico italiano.

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