Giuseppe Mancinelli (militare)

generale italiano

Giuseppe Mancinelli (1895 – 1976), generale italiano.

Nazismo e WehrmachtModifica

  • Nei riguardi del partito nazionalsocialista, quando questo si affacciò alla vita politica della Germania, nella torbida atmosfera di quel primo periodo della nuova repubblica [di Weimar], l'atteggiamento dei militari non fu concorde. Già nel nome del nuovo partito la qualifica di «socialista» doveva destare diffidenze che il complementare attributo di «nazionale» non bastava a neutralizzare. Anche la personalità del «caporale austriaco» fondatore non era proprio la più indicata per trovare stima e consensi nel chiuso circolo degli ufficiali tedeschi. Vari punti del programma e degli slogans propagandistici però, trovavano ampia risonanza nel cuore dei militari: tali la teoria della Germania invitta, pugnalata alle spalle dai traditori interni, tale il rinnegamento dell'infame diktat di Versailles, il rilancio delle aspirazioni pangermanistiche e revanchiste, il proposito di far di nuovo occupare alla Germania un posto di prima fila nel teatro delle nazioni. Molti ex ufficiali furono attratti nelle file del partito da questi ideali e indossarono l'uniforme delle SA[1] col sentimento di offrire un contributo concreto al loro sollecito raggiungimento. (p. 37)
  • Al Reichswehrministerium[2] sorgeva l'astro di un amico personale del ministro Gröner[3] (che si era ritirato dal servizio attivo): il generale von Schleicher, posto a capo dell'«ufficio del ministro» (gabinetto politico), strana figura di un politicante scaltro e contorto, completamente anomala nell'ambiente dello stato maggiore tedesco, vera eminenza grigia della situazione, che estendeva la sua influenza fino alla presidenza del Reich, attraverso l'intima amicizia con il colonnello Hindenburg, figlio e aiutante del maresciallo[4], altra figura stranamente ambigua di questo periodo della storia tedesca [...]. (p. 37)
  • Se mi è concesso di inserire un ricordo personale, rammento di aver conosciuto proprio quella sera, 12 settembre 1932, in casa di amici, Hitler insieme a Göring, Goebbels e qualche altro grosso gerarca del nazismo. [...]. Rimasi impressionato, in particolare, dall'atteggiamento dimesso e remissivo di Hitler, stranamente contrastante con lo Stimmung[5] dell'ambiente e con la figura che amava presentare di se stesso al pubblico fanatico delle grandi adunate, del rivoluzionario travolgente e sanguinario, dell'oratore fluviale e incontenibile, del nuovo Messia inviato dalla Provvidenza per la salute della grande Germania e dell'umanità. Nel petit comité del salotto amico vedevo un uomo timido, evidentemente a disagio, alieno dal manifestare la propria opinione, pronto invece a togliersi d'imbarazzo con l'associarsi al parere dell'ultimo interlocutore. Evidentemente il rodaggio dell'uomo di stato non era neppure incominciato! (p. 38)
  • Non si è mai saputo esattamente il numero delle vittime di questa operazione radicale [la "notte dei lunghi coltelli"] nella quale si sono innestate, come sempre avviene in questi casi, vendette personali ed episodi di volgare delinquenza. La voce pubblica faceva correre la cifra di «alcune migliaia». Particolare sgomento sollevarono l'esecuzione sommaria del generale von Schleicher (ucciso proditoriamente in casa propria insieme alla moglie che aveva cercato di fermare gli aggressori) e del suo ex capo di gabinetto, generale von Bredow, innocua figura di modesto burocrate ministeriale. (pp. 38-39)

NoteModifica

  1. Sturmabteilung, letteralmente «reparto d'assalto», primo gruppo paramilitare del Partito Nazista.
  2. Ministero della Difesa del Reich fondato nel 1919, nel 1935 fu ridenominato Ministero della Guerra.
  3. Wilhelm Groener (1867 – 1939), generale e politico tedesco, ministro della Difesa dal 1928 al 1932.
  4. Paul von Hindenburg (1847 – 1934), generale e politico tedesco, presidente del Reich dal 1925 al 1934.
  5. atmosfera, clima.

BibliografiaModifica

  • Giuseppe Mancinelli, Nazismo e Wehrmacht, in Storia della seconda guerra mondiale, diretta da sir Basil Liddell Hart e Barrie Pitt, edizione italiana Rizzoli-Purnell, diretta da Angelo Solmi, Rizzoli editore, Milano, 1967, vol. I, pp. 36-39.

Altri progettiModifica