Giulio Carcano

politico, scrittore e giornalista italiano

Giulio Carcano (1812 – 1884), politico e scrittore italiano.

Giulio Carcano, 1876

Incipit di alcune opere

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Angiola Maria

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Chi vede un'alba di primavera nella nostra bella Italia, in questo cielo così quieto e trasparente della Lombardia, e non sente aprirsi libero il cuore e l'anima sollevarsi leggiera e serena, come al respirare un'aria che la nutre, ch'è la sua, non ebbe certamente, nè avrà mai, quel senso divino, che Dante, con sublime verità, chiamava intelletto d'amore. Questo sentimento così grande e puro non è gioia, nè maraviglia; non è nemmeno un'estasi; è l'intimo affetto della bellezza della natura, è vera poesia.

Damiano: storia d'una povera famiglia

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Di là dal ponte di San Celso, in quelle parti che conservano ancora la buona popolar fisonomia della nostra vecchia Milano, una strada solitaria, a traverso di campi e d'ortaglie, conduce da quello all'altro sobborgo della porta Vigentina, poco stante dalle mura della città. È quella che chiamano strada di Quadronno; ma, quantunque io soglia con amore frugar nelle cronache e nelle descrizioni di Milano, non andrò in cerca dell'origine di codesto nome, con buona pace de' dottori ed antiquarii che ne storpiarono, nei loro polverosi e tarlati volumi, non so che strane e stiracchiate spiegazioni, le quali troppo danno a pensare. Ma, per chi nol sapesse, dirò che il giovine innamorato, l'amico della solitudine e il dabben cittadino che brami un po' di cielo aperto, un po' di verde, o di silenzio campestre nel cerchio delle mura, si piacciono non di rado di andar seguitando per quella deserta e tortuosa via i sogni de' lor pensieri, le imagini dorate dell'avvenire.

La Nunziata. Novelle campagnuole

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Se mai, un dì, dovesse adempirsi il migliore de' miei desiderii, se l'anima mia potesse cercarsi in questa cara parte di terra italiana un asilo tranquillo e solitario, consolato dal sorriso del cielo e da quello dell'amore, dalle bellezze di natura e dalla pace degli studii, l'asilo che fu sogno prediletto delle mie prime poetiche canzoni; io verrei, come il più felice degli uomini, alla tua perpetua primavera, o vaghissima riva di Tremezzo, che ti fa specchio dell'antico Lario, il più bello dei nostri laghi. – E talora mi par quasi che, ov'io fossi nato nella tua aria pura, benedetta, avrei sortito un cuore più capace di sentire il vero, unica speranza, e d'amar la poesia, unica gioia di mia vita.

Bibliografia

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