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Gerolamo Rorario (1485 – 1556), umanista, scrittore e diplomatico italiano.

Quod animalia bruta ratione utantur melius HomineModifica

  • Mi ha a lungo tormentato questa opinione – risposi – che spesso gli animali siano più razionali dell'uomo e che nulla ci sia stato elargito che non sia stato dato anche ad essi. […] che cosa fa sì che gli animali selvatici siano più forti degli uomini poiché combattono senza inganno e senza frode e muoiano combattendo piuttosto che ritirarsi per paura? o più temperanti, poiché la cornacchia osserva la vedovanza per nove anni? (pp. 457-458)
  • […] ciò che accade agli uomini accade parimenti agli animali. Inoltre, poiché non invidiano la gloria altrui, non suscitano discordia, non si struggono per l'altrui fortuna. Perciò, dato che non sono gravati da molte malattie dell'anima, vedono più acutamente, valutano in modo più equo, provvedono a se stessi e agli altri più volentieri. (pp. 458-459)
  • E tuttavia noi chiameremo uomini da umanità coloro che si sono comportati sempre in modo truculento nei confronti degli animali? E chiameremo fiere da ferinità coloro che non nuocciono, se non provocati o per fame? (p. 463)
  • I delfini si preoccupano che il più anziano accompagni, quasi custode, i più giovani. Si comportano poi in certo modo pietosamente quando portano via i morti della loro specie perché non siano divorati da pesci di altro tipo. (pp. 466-467)

BibliografiaModifica

  • Gerolamo Rorario, Quod animalia bruta ratione utantur melius Homine, Parigi, 1548; citato in Gino Ditadi (a cura di), I filosofi e gli animali, vol. 1, Isonomia editrice, Este, 1994. ISBN 88-85944-12-4

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