Geoff Dyer

scrittore britannico

Geoff Dyer (1958 – vivente), scrittore britannico.

Geoff Dyer nel 2015
  • A questa rivelazione ne seguì un'altra, fulminea: che la mia enorme capacità di restare deluso fosse in realtà una conquista, una vittoria. La misura e la frequenza devastante delle mie delusioni («in ginocchio, ma non ancora sconfitto» è il lamento vanaglorioso di Gauguin) erano la prova di quanto ancora mi aspettavo e desideravo dal mondo, di quanta speranza vi riponessi ancora. Quando non sarò più capace di restare deluso l'avventura sarà finita: tanto vale essere morti.[1]
  • L'unica era guardarla allontanarsi. I capelli scuri che ricadevano sulle spalle. Le braccia nude. La schiena, il sedere, le gambe, le caviglie, i deliziosi sandali bianchi. Ripercorse mentalmente segmenti dell'accaduto – parole, momenti, sguardi – ma gli mancava la concentrazione per trasformarli in qualcosa che non fosse motivo di tormento.[2]

Incipit di alcune opereModifica

Amore a Venezia. Morte a VaranasiModifica

Un pomeriggio di giugno del 2003, quando, per un breve istante, parve che tutto sommato l'invasione dell'Iraq non fosse stata un'idea malvagia, Jeffrey Atman uscì di casa per fare due passi. Dovette uscire perché, sfumato ormai il sollievo iniziale per la situazione generale – sollievo perché Saddam non aveva puntato le sue inesistenti armi di distruzione di massa su Londra, perché il mondo intero non era saltato in aria – la miriade di frustrazioni e fastidi legati alla situazione personale si riproponeva con forza. Il lavoro mattutino era stato una colossale rottura di palle. Il cosiddetto «articolo d'opinione» di milleduecento parole che avrebbe dovuto scrivere (inteso a non scalfire minimamente l'opinione del lettore e non più di tanto quella dell'opinionista che pure, non si sa come, lo trovava superiore alle proprie capacità) aveva sfiorato punte di noia estreme, e Atman si era ritrovato a fissare per mezz'ora la email di una riga indirizzata al redattore che glielo aveva commissionato:
«Non posso più fare queste stronzate. Ti saluto, J. A.».

In cercaModifica

La ricerca ebbe inizio quando Walker incontrò Rachel. Aveva sofferto i postumi di una sbornia per quasi tutto il giorno e quella sera voleva starsene tranquillo.[3]

Natura morta con custodia di saxModifica

I campi ai lati della strada erano bui come il cielo notturno. Il terreno era così piatto che, visti dalla cima di un granaio, i fari di una macchina potevano sembrarti stelle all'orizzonte: puntavano verso di te per un'ora, prima che i fanalini rossi di coda si dileguassero lentamente verso est come fantasmi.[3]

NoteModifica

  1. Da Sabbie Bianche; citato in ilpost.it, 28 dicembre 2017.
  2. Da Amore a Venezia. Morte a Varanasi.
  3. a b Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

BibliografiaModifica

  • Geoff Dyer, Amore a Venezia. Morte a Varanasi, traduzione di Giovanna Granato, Einaudi, 2009. ISBN 9788806193898
  • Geoff Dyer, Sabbie Bianche, traduzione di Giovanna Granato, Il Saggiatore.

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