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Gaio Mario (157 a.C. – 86 a.C.), militare e politico romano.

AttribuiteModifica

  • Ho imparato da mio padre e da altri uomini integerrimi che alle donne si addice la raffinatezza, agli uomini il lavoro e che alle persone di coscienza serve più il nome onorato che il denaro, più le armi che le suppellettili: poiché sono le armi che costituiscono il loro migliore ornamento. (citato in Gaio Sallustio Crispo, La guerra di Giugurta, LXXXV, 40; 2013)
Nam ex parente meo et ex aliis sanctis viris ita accepi, munditias mulieribus, viris laborem convenire, omnibusque bonis oportere plus gloriae quam divitiarum esse; arma, non supellectilem decori esse.
  • Io non posso, per conquistare la vostra fiducia, vantare ritratti o trionfi o consolati dei miei antenati, ma se necessario, posso mostrare lance, stendardi, falere, altre decorazioni militari, e infine le cicatrici che mi attraversano il petto. Questi sono i miei ritratti, questa è la mia nobiltà: non mi è stata lasciata in eredità come la loro, ma l'ho conquistata a prezzo di innumerevoli fatiche e pericoli. (citato in Gaio Sallustio Crispo, La guerra di Giugurta, LXXXV, 29-30; 2013)
Non possum fidei causa imagines neque triumphos aut consulatus maiorum meorum ostentare, at, si res postulet, hastas, uexillum, phaleras, alia militaria dona, praeterea cicatrices aduerso corpore. Hae sunt meae imagines, haec nobilitas, non hereditate relicta, ut illa illis, sed quae ego meis plurimis laboribus et periculis quaesiui.
  • La natura umana, a mio modo di vedere, è la stessa e identica per tutti gli uomini e il più nobile è il più valoroso, chiunque esso sia. (citato in Gaio Sallustio Crispo, La guerra di Giugurta, LXXXV, 15; 2013)
Quamquam ego naturam unam et communem omnium existumo, sed fortissumum quemque generosissumum.

BibliografiaModifica

  • Sallustio, La guerra di Giugurta, a cura di Lidia Storoni Mazzolani, BUR, 2013.

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