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Fëdor Ivanovič Tjutčev

scrittore e poeta russo
Tiutchev in una foto del 1869

Fëdor Ivanovič Tjutčev (1803 – 1873), scrittore e poeta russo.

Citazioni di Fëdor TjutčevModifica

  • Non si può capire la Russia con la mente | nella Russia si può solo credere.[1]

PoesieModifica

  • Che il respiro del vento | faccia ondeggiare l'erba, | che di lontano un flauto canti, | che luminose e placide le nubi | fluttuino sopra di me!... (da Pacificazione primaverile)
  • Così pensiamo: l'orfano mondo | è raggiunto dall'ineluttabile fato, | e nella lotta, noi, dall'intera natura | a noi stessi siamo abbandonati. (da Insonnia)
  • Coraggio, amici, lottate con costanza, | anche se impari è la pugna, e la lotta senza speranza! | Su di voi tacciono le alte stelle, | sotto di voi tacciono anche le tombe. (da Due voci)
  • Dove siete voi, popoli antichi! | Il vostro mondo era il tempio di tutti gli dei. (da A N.M.)
  • Lungi dal sole e dalla natura, | lungi dalla luce e dall'arte, | lungi dalla vita e dell'amore, | passano i tuoi giovani anni, | si spengono i tuoi vivi sentimenti, | si disperdono i tuoi sogni... (da Alla donna russa)
  • Profumata o luminosa | già in febbraio è scesa nei giardini | la primavera, e in un momento è fiorito | il mandorlo, avvolgendo di bianco tutto il verde. (da Primavera italiana)
  • Ride l'azzurro celeste | bagnato dal temporale notturno, | e fra i monti serpeggia rugiadosa | la fresca striscia della valle. | Solo a metà degli alti monti | le nebbie coprono i pendii, | come celesti rovine | di palazzi creati dall'incanto. (da Mattino sui monti)
  • Stiano alti tutto l'inverno | i pini e gli abeti, | e di neve e bufere | dormano avvolti. | Il loro scarno verde, | come gli aghi di un riccio, | se mai non ingiallisce, | pure non è mai fresco. | Noi popolo lieve, | pure fioriamo e splendiamo | e solo per breve tempo | siamo ospiti dei rami. (da Le foglie)
  • Taci, appartati e nascondi | i tuoi sentimenti e i tuoi sogni, | e lascia che nella profonda anima | essi si innalzino e tramontino | silenziosamente, come stelle nella notte. | Contempla e taci. (da Silentium!)
  • Addio... Fra molti, molti anni | Tu ricorderai tremando | Questo paese, questa riva, col suo | Splendore meridiano, dove eterna è la luce, | Dove con il profumo delle tarde, pallide rose | L'aria di dicembre è intiepidita. (da 1° dicembre 1837, p. 213)
  • Dato addio alle preoccupazioni mondane, | E rinchiusa nel bosco di cipressi, | Nell'ombra beata, nell'ombra elisia | Si è addormentata la villa con augurio felice. || Ed ecco, sono già trascorsi due secoli, | Protetta da un sogno incantato, | Riposando nella sua valle felice | Si è abbandonata alla volontà del cielo. (da Villa italiana, p. 215)
  • Nella notte azzurra Roma riposa, | è sorta la luna, e l'ha avvolta, | e la città che dorme, maestosa e deserta, | ha colmato della sua gloria silente... || Come dolce dorme Roma ai raggi della luna! | Come simile a lei è divenuta la polvere eterna! | Come se il mondo lunare e la città dormiente | fossero lo stesso mondo, incantato e morto!... (Roma di notte[2])

Citazioni su Fëdor TjutčevModifica

  • Tiutcev è assai notevole [...] molte delle sue poesie sono eccellenti. (Fëdor Dostoevskij)

NoteModifica

  1. Citato in Mauro Martini, Oltre il disgelo: la letteratura russa dopo l'URSS, p. 31.
  2. Da Poesie, introduzione, traduzione e saggio critico di Eridano Bazzarelli, Fabbri Editori, collana I grandi classici della poesia, RCS libri, Milano, 1997, p. 261.

BibliografiaModifica

  • Fëdor I. Tjutčev, Poesie, a cura di Eridano Bazzarelli, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 1993.

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