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Diomede Pantaleoni

medico e politico italiano

Diomede Pantaleoni (1810 – 1885), medico e politico italiano.

Indice

Citazioni di Diomede PantaleoniModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Parlando delle provincie continentali ho dovuto notare come, a mia sorpresa, la legge elettorale municipale e provinciale avea da per tutto fatta buona prova. Per la Sicilia dolmi il dover dire, generalmente parlando, più presto il contrario. In taluni paesi, ove persone principali erano interessate nel maneggio delle rendite municipali, le elezioni si sono fatte, ma solo a loro profitto, onde esse possino continuare ad abusare della pubblica cosa. Sotto questo punto di vista temo forte che la moralità in Sicilia non sia per nulla migliore che nelle provincie continentali del già Regno delle Due Sicilie, e che questo sia per lungo tempo ostacolo potentissimo a introdurre una buona amministrazione in luoghi soprattutto dove è così difficile al governo centrale il poter vigilare, ed ove per nulla giova la stampa o bugiarda nelle mani di un partito o per nulla esistente.[1]
  • Ma la piaga ancora più acerba in Sicilia è la mancanza della pubblica sicurezza. Non parlo delle pubbliche vie e del brigantaggio, perché il vero brigantaggio non esiste e la circolazione pel paese, per quanto lo stato delle pubbliche vie il consente, è libera: ma l'assassinio o il tentativo di quello è comune e direi quasi cosa di tutti i dì, e meglio anco nelle grandi che nelle piccole città. L'assassinio è quasi ognora o personale vendetta, la quale importa un eguale ritorno di vendetta per la parte offesa, o tale che di assassinio in assassinio si funestano le città e le contrade, ed in Palermo si registravano nel diario ufficiale 29 attentati in 27 giorni nel mese di luglio, né la giustizia riparava a ciò, imperrocché il terrore della vendetta è tale che non si trovano testimoni per deporre, sindaci o questori di pubblica sicurezza per decretare gli arresti, e, quando pure questi abbiano luogo per l'azione di benemeriti carabinieri reali, non giudici per procedere e condannare. Non si stimi esagerazione quanto io espongo, e se meno acuti se ne sentono i lamenti di quelle popolazioni. gli è che esse stesse preferiscono la personale vendetta all'azione della legge.[1]
  • Insomma il governo nella sua amministrazione, non meno che nella sua tutelare azione, non trova il concorso delle popolazioni. Gli è questo un fatto formulato anco evidentemente da molti diari, e cantato da molti individui dell'opposizione. Ma da cosa esso muove, da cosa esso è originato?
    Al sentire parecchi partigiani del governo, a sentire i liberali più moderati gli è che si è avuto il torto di volere dare istituzioni libere a popolazioni non ancora per quelle mature; «Avete voluto trattarci come gente civile e siamo barbari», mi replicarono in diverso luogo parecchi uomini distinti ed onesti del paese.[1]

Incipit di alcune opereModifica

Del presente e dell'avvenire del cattolicismoModifica

Sono appena trenta o quarant'anni che la più acerba, la più aspra ingiuria che si potesse indirizzare al cattolicismo, al papato, al clero, era, che essi avversassero lo spirito moderno, osteggiassero la civiltà, s'opponessero al progresso civile e politico dei popoli. E gli accusati gridavano all'insulto, alla calunnia degli eterodossi; e dalle schiere degl'irritati cattolici sorgevano a gara illustri scrittori, statisti illuminati, liberali onesti e di buona fede a prendere la difesa della Chiesa cattolica, mostrandola invece madre di civiltà, guida sicura di progresso, autrice e protettrice d'ogni umana libertà.

Storia civile e costituzionale di RomaModifica

La storia di Roma, a fronte di quella di qualsia altra città o paese, non che straordinaria, unica si mostra per la sua grandezza, sia che la si consideri nell'antico, o la si contempli nel nuovo ordine di cose, che dopo l'invasione dei Barbari al romano Impero successe. La quale singolare specialità della romana città per un sì lungo avvicendarsi di secoli costantemente mantenuta, accenna per necessità a ragioni non meno singolari che costanti, le quali profondamente agendo e nell'antico e nel moderno incivilimento, possono darci una spiegazione di così eccezionali destini.

NoteModifica

  1. a b c Dal rapporto a Bettino Ricasoli, 10 ottobre 1861, ripr. in Giuseppe Scichilone, Documenti sulla condizione della Sicilia dal 1860 al 1870, Roma 1952, pp. 96-98; citato in Denis Mack Smith, Il Risorgimento italiano. Storia e testi, Gius. Laterza & Figli, 1968; edizione Club del Libro, 1981, pp. 653-655.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica