Chitra Banerjee Divakaruni

scrittrice e poetessa statunitense

Chitra Banerjee Divakaruni (1956 – vivente), scrittrice indiana naturalizzata statunitense.

Chitra Banerjee Divakaruni

Incipit di alcune opereModifica

Il fiore del desiderioModifica

All'inizio ci fu il dolore.
O forse arrivò alla fine, a soffondere ogni cosa con le sue sfumature d'indaco. Colore di vecchi lividi, di porcellane andate in frantumi, di mappe accartocciate nella luce serotina. Ma no, nessuna di queste immagini è quella giusta, in definitiva. Perché nonostante uomini e donne abbiano cercato per millenni il paragone più adeguato, in fondo il dolore è simile solo a se stesso.
E poi: non è facile distinguere il principio dalla fine. Specialmente quando si tratta della propria storia, le cui sequenze si avvolgono l'una intorno all'altra e si ripresentano senza alcun ordine, come un codice informatico impazzito.

Il Palazzo delle illusioniModifica

Nei lunghi anni solitari dell'infanzia, quando avevo l'impressione che il palazzo di mio padre mi stringesse nella sua morsa fino a soffocarmi, andavo dalla balia a chiederle una storia. E sebbene lei conoscesse molti aneddoti edificanti e meravigliosi, la pregavo di ripetere ancora e ancora il racconto della mia nascita. Credo che mi piacesse tanto perché mi faceva sentire speciale, e in quei giorni ben poco altro nella mia vita otteneva lo stesso effetto. Forse Dhai Ma se ne rendeva conto. Forse per questo esaudiva le mie preghiere, nonostante sapessimo entrambe che avrei dovuto impiegare il mio tempo in modo più proficuo e più adeguato alla figlia del re Draupad, sovrano del Panchaal, uno dei regni più ricchi nel continente del Bharat.

La maga delle spezieModifica

Io sono una Maga delle Spezie.
So usare anche il resto. Minerali, metallo, terra, e sabbia, e pietra. Le gemme splendenti di luce fredda e limpida. I liquidi che ti accendono gli occhi di bagliori variopinti finché non riesci più a vedere altro. Ho imparato tutto sull'isola.
Ma la mia passione sono le spezie.

Matrimonio combinatoModifica

Mia madre passò molte notti a piangere, quell'anno. O forse le succedeva anche prima, ma io non ero abbastanza grande per accorgermene. Mi svegliavo nelle tenebre roventi di Calcutta assediata dal suo pianto, che mi premeva addosso, un'ondata dopo l'altra, finché non riuscivo più a capire da dove venisse. Le prime volte mi mettevo seduta nel lettino in cui mia madre aveva da poco preso l'abitudine di venire a dormire con me e sussurravo il suo nome. Ma allora lei mi attirava a sé e mi stringeva forte tremando, mentre il profumo umido del borotalco e del sari inamidato mi soffocavano al punto che non resistevo più e cominciavo a divincolarmi perché mi lasciasse andare. Con il solo risultato di farla piangere ancora più disperatamente.

Raccontami una storia specialeModifica

Quando echeggiò il primo brontolio nessuno ci fece caso al reparto visti, nel seminterrato dell'ufficio consolare indiano. In preda al rimpianto, alla speranza o all'ansia (com'è naturale per chi sta pianificando un viaggio importante), le persone in attesa lo presero per il rimbombo di un tram di passaggio. O forse pensarono che gli operai avessero ricominciato a trapanare il marciapiede esterno, drappeggiato di fluorescenti reti arancioni che rendevano l'accesso all'edificio un'impresa degna di ginnasti provetti. Uma Sinha guardò una scaglia d'intonaco fluttuare giù dal soffitto in una pigra danza, per poi sparire tra le foglie inverosimilmente verdi della pianta ritta nell'angolo. La guardò senza davvero vederla, perché stava riflettendo su un dilemma che la tormentava da parecchie settimane: il suo ragazzo, Ramon (ignaro di dove si trovasse Uma in quel momento), l'amava più di quanto lei lo amasse? E questo (sempre che tale sospetto si rivelasse fondato) era un bene?

Sorella del mio cuoreModifica

La notte successiva alla nascita di un bambino, narrano le antiche leggende, il Bidhata Purush in persona scende sulla terra a deciderne il destino. Ecco perché si immergono i neonati in un bagno profumato di sandalo per poi avvolgerli in un soffice drappo di malmal rosso, il colore della buona sorte. Ecco perché si dispongono dolci accanto alla culla. Sandesh ricoperti da una patina d'argento, scuri pantua lasciati a galleggiare nello sciroppo dorato, jilipi arancioni come cuori di fiamma velati dalla glassa di miele. Se il piccolo è particolarmente fortunato, al mattino non ci sarà più nulla.

BibliografiaModifica

  • Chitra Banerjee Divakaruni, Il fiore del desiderio, traduzione di Federica Oddera, Einaudi, Torino, 2003. ISBN 8806164813
  • Chitra Banerjee Divakaruni, Il Palazzo delle illusioni, traduzione di Federica Oddera, Einaudi, Torino, 2008. ISBN 9788806190569
  • Chitra Banerjee Divakaruni, La maga delle spezie, traduzione di Federica Oddera, Einaudi, Torino, 1998. ISBN 8806144316
  • Chitra Banerjee Divakaruni, Matrimonio combinato, traduzione di Federica Oddera, Einaudi, Torino, 2001. ISBN 8806144308
  • Chitra Banerjee Divakaruni, Raccontami una storia speciale, traduzione di Federica Oddera, Einaudi, Torino, 2011. ISBN 9788806204235
  • Chitra Banerjee Divakaruni, Sorella del mio cuore, traduzione di Federica Oddera, Einaudi, Torino, 2000. ISBN 880615267X

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OpereModifica