Charles Letourneau

antropologo francese

Charles Jean Marie Letourneau (1831 – 1902), antropologo francese.

Citazioni di Charles LetourneauModifica

  • [...] come i corpi suscettibili di fosforescenza si ricordano della luce, così la cellula nervosa si ricorda dei suoi atti intimi, ma attenendosi a modi infinitamente più tenaci e svariati. Ogni atto al quale ha presieduto la cellula nervosa, vi lascia una specie di residuo funzionale, che nell'avvenire ne faciliterà la ripetizione e qualche volta la provocherà. In effetto questa ripetizione diverrà sempre più facile e finirà anche col compiersi spontaneamente e automaticamente. La cellula nervosa avrà allora acquistato un'inclinazione, un'abitudine, un istinto, un bisogno.[1]
  • Nei suoi tratti essenziali ciò che è etico è utilitario e progressivo. Pertanto una volta formate, impiantate nei centri nervosi, le inclinazioni morali o immorali non si spengono che lentamente come esse si sono formate. Spesso anche riappariscono per atavismo ed allora si vedono sorgere nel seno di una società relativamente incivilita dei tipi morali dell'epoca della pietra, ovvero dei tipi eroici in mezzo ad una civiltà mercantile.[2]

Citazioni su Charles LetourneauModifica

  • Il Letourneau nel suo libro intitolato Evoluzione della morale fa derivare il progresso delle società umane da un processo organico, per le quali le azioni buone, che sarebbero poi le azioni utili[3], lasciano una traccia nel cervello e nei centri nervosi dell'individuo che le fa, traccia che, ripetuta diverse volte, produce una tendenza verso la continuazione dello stesso atto, la qual tendenza si trasmette poi ai discendenti. Si può domandare perché non lasciano la stessa traccia le azioni cattive od inutili. (Gaetano Mosca)

NoteModifica

  1. Da L'évolution de la morale, Paris, 1887; citato in Gaetano Mosca, La classe politica, Editori Laterza, Bari, 1966, parte prima, cap. I, p. 45.
  2. Da L'évolution de la morale, Paris, 1887; citato in Gaetano Mosca, La classe politica, Editori Laterza, Bari, 1966, parte prima, cap. I, p. 45.
  3. Utili per chi? Per l'individuo che le commette o per la società? Pur troppo le due utilità sono molto separate e distinte e ci pare che ci voglia... assai poca pratica del mondo per sostenere che un'azione utile per la società riesca generalmente tale per l'individuo che la fa e viceversa.[N.d.A.]

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