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Camera Café (seconda stagione)

lista di episodi della seconda stagione

1leftarrow blue.svgVoce principale: Camera Café.

Camerà Café, seconda stagione.

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

ArteriosclerosiModifica

  • Patti chiari, Patti... chiari, Patti... (Paolo Bitta)
  • [Luca dice a Paolo che ha letto sull'Espresso che il consumo di droga fa parte della storia dell'uomo] Ma bravo, tu leggi una scritta su un treno e pensi che sia vero! (Paolo Bitta)
  • Mi stai dicendo che posso toccare le tette alla ragazza dell'Autogrill senza che quella mi dica qualcosa? (Paolo Bitta) [dopo che Luca gli ha spiegato cosa è l'arteriosclerosi]

L'esame di JonathanModifica

  • [Paolo entra in ufficio dall'ascensore mentre Luca sbadiglia]
    Paolo: Non è possibile. Uno fa tanti sacrifici per crescere i figli e questi ti danno solo delusioni. Guarda cosa ho trovato da Jonathan.
    Luca: Oh, due CD di Bob Dylan. Accipicchia, è una tragedia. Se i Pooh fossero morti si rivolterebbero nella tomba...
    Paolo: Non dirlo neanche per scherzo. I Pooh sono immortali, mica come questo Bob Dali.
    Luca: Dylan.
    Paolo: Mio figlio che non sa riconoscere la buona musica, ma è roba da non credere!
    Luca: Guarda che Bob Dylan è una leggenda della musica leggera. È stato un mito per intere generazioni.
    Paolo: Ci vuole tanto a diventare un mito. Basta cantare cose senza senso. Guarda qua: Blo-blo-blow...
    Luca: Blowin' in the Wind... è una canzone famosissima. Ha cambiato la storia. Blowin' in the Wind. Sai cosa vuol dire? "Soffiando nel vento".
    Paolo: Allora vedi che questo Bobo oltre a essere ignorante è anche scemo?
    Luca: Perché?
    Paolo: Cosa stai a soffiare se c'è già vento?
  • Paolo [parlando al telefono con Jonathan]: Ma come fai a non capire? Te lo ripeto per l'ultima volta: metti il robo nella cosa e ti metti l'affare nel coso. [rivolgendosi a Luca] Guarda che è duro.
    Luca: Aspetta aspetta, provo a spiegarglielo io. [gli passa il telefono] Sì, Jonathan, ciao. Credo che tuo padre voglia dirti di infilare lo spinotto dentro il telefono, e poi metterti l'auricolare nell'orecchio. Lo spinotto, bravo. Ha capito. [gli ridà il telefono]
    Paolo: È un po' lento, ma poi ci arriva. Allora Jonathan, mi raccomando, cerca di nascondere il filo. E ricordati, se mi rovini il piano, vedi di non tornare a casa. A dopo, ciao.
    Luca: Più che il padre, sembri il padrino. [imitando la voce del Padrino] "Se rovini il piano vedi di non tornare a casa. Aho, ma che è sto piano, puoi dirlo anche a me?"
    Paolo: Niente... è la professoressa di Jonathan che si è bevuta il cervello. Fa fare ai ragazzi oggi un compito dai tempi delle scimmie ai giorni nostri.
    Luca: Ma non è regolare. Una al massimo può interrogare sul programma dell'anno.
    Paolo: Macché ne so... dice che sono cose che sanno tutti e chi non le sa non passa. Allora io do una mano a mio figlio, lui si mette l'auricolare e io gli suggerisco le risposte via telefono.
    Luca: Paolo ma che schifo, è diseducativo. Tu non puoi fornire a tuo figlio i mezzi per imbrogliare nel compito in classe.
    Paolo: Guarda che io ci tengo all'educazione. Non gliel'ho dato mica io il telefono.
    Luca: Se l'è pagato da solo...
    Paolo: Lo ha trovato in palestra...
  • Paolo [a Luca]: Ma te ne vuoi stare zitto, che Jonathan è in classe e non può urlare?! [riprendendo a parlare al telefono con Jonathan] Dimmi. Il fratello gemello di Remo? Vediamo... Come fa di cognome questo Remo?
    Luca: La risposta è Romolo.
    Paolo: Vedi Jonathan, Remo non ha mai avuto fratelli. Questa è una domanda a trabocchetto. Scrivilo. Scrivilo, te lo dico io.
    Luca: Paolo, ma è Romolo.
    Paolo: È una domanda a trabocchetto, è un classico. Si vede che non te ne intendi di quiz. E poi ti sembra il modo di chiamare dei figlii, Romolo e Remo?
    Luca: E come li chiami?
    Paolo: Jonathan, Brad, Johnny, Frank, Mike... Dimmi la prossima, Jonathan. Cosa? Vedi di parlare più forte. Sussurra, ma più forte. Quante furono le giornate di Milano legate al nome di Radetzky?
    Luca: Cinque. Cinque.
    Paolo: Tre, sono tre giornate. Scrivi "tre".
    Luca: Ma sono cinque. Cinque giornate di Milano.
    Paolo: Fidati, io so come vanno certe cose. Cosa ha fatto questo Radetzky? Ha dato un pugno all'arbitro? Gli hanno dato cinque giornate. Lui è andato in appello e la squalifica gliela hanno ridotta a tre. Fidati. Le cose finiscono sempre così.
    Luca: Ascoltami. Io vado in ufficio prima di metterti le mani addosso. È la seconda volta che ti do la risposta giusta e tu gliene suggerisci una sbagliata. Allora, se non mi vuoi ascoltare, dimmelo.
    Paolo: Io ti ascolto, ma se non sei aggiornato, non sei aggiornato. Io non ti dico che le tue risposte sono sbagliate, ma sono più giuste le mie. Allora, la prossima ti ascolto. Se è giusta.
    Luca: Sono sempre giuste, sono sempre giuste.
    Paolo: Allora, Jonathan, tranquillo, vai alla prossima. Allora, in quale città ci fu un muro famoso fino all' '89?
    Luca: Berlino, Berlino.
    Paolo: Bubino, questa è un'altra domanda a trabocchetto. Un muro famoso. Ma si è mai visto? Un muro è un muro. Non è che uno va da un muro gli dice "Oh, signor muro, buongiorno, ho la foto di tutti i suoi mattoni, potrebbe farmi un autografo?" Jonathan, non ti preoccupare. Scrivi "Non esiste nessun muro".
    Luca [urlando]: La risposta è Berlino, Berlino!
    Paolo: Ma sta' zitto. Jonathan, è Luca che fa confusione. Però è abbastanza sicuro. Stavolta gli diamo retta. [a Luca] Il muro di...?
    Luca: Berlino, Berlino. [se ne va in bagno]
    Paolo [aspettando che Luca sia entrato in bagno]: Merlino. Sì, Merlino, come il mago... [Luca esce immediatamente dal bagno]
  • Paolo [parlando al telefono]: No Jonathan, all'ultima non devi rispondere. Ma come "perché"!? Perché se rispondi giusto a tutte le domande, quelli credono che hai copiato. Eh, sì. Ma se ti devo spiegare tutto... Ciao. [dopo essersi baciato la mano] Vuoi? Questa volta sono stato veramente bravo.
    Luca: Se l'obbiettivo era far bocciare tuo figlio, sei stato perfetto.
    Paolo: Eh, certo. Speriamo che questa sia la volta buona. Alla fine è sempre riuscito a farsi promuovere, quel bastardo. Ma stavolta grazie a te ce la faccio...
    Luca: Che c'entro io, adesso?
    Paolo: C'entri. Tu sapevi le risposte giuste. Mi dici come facevo a dirle sbagliate a Jonathan? Magari alla fine ci azzeccava e alla fine lo promuovevano davvero...
    Luca: Mi vuoi dire che tu hai dato apposta le risposte sbagliate a tuo figlio per farlo bocciare?
    Paolo: Eh, sì. Il padre deve fare questo e altro per il bene di suo figlio.
    Luca: Cioè, fargli perdere un anno di scuola è un bene?
    Paolo: Eh, certo. Io sono stato bocciato tre volte, e guarda adesso dove sono arrivato...
  • Luca [vedendo entrare Paolo in ufficio disperato]: Oddio Paolo, cosa c'è?
    Paolo: Jonathan...
    Luca: Non mi dire... ha copiato dal compagno di banco e ha preso una schifosissima sufficienza.
    Paolo: No... al compagno di banco ha passato le mie risposte, lui ha fatto tutto di testa sua.
    Luca: E quanto ha preso?
    Paolo [a fil di voce]: Buono...
    Luca: Be', buono...
    Paolo: Shh!

SilenzioModifica

  • Ho mal di testa... se qualcuno fa un rumore io gli spacco le ossa! (Andrea)

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