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Benozzo Gozzoli

pittore italiano
Benozzo Gozzoli: Cappella dei Magi, Palazzo Medici Riccardi di Firenze

Benozzo Gozzoli, propriamente Benozzo di Lese di Sandro (1420 circa – 1497), pittore italiano.

Indice

Citazioni su Benozzo GozzoliModifica

  • Certo, studiando il nostro artista nelle opere lavorate a Pisa, non si può non osservare come egli apparisca anche più che negli altri lavori suoi, pittore di genere, dimentico troppo di sovente della maniera e delle massime del suo grande maestro[1].
    In questi suoi ultimi affreschi[2] infatti le composizioni si affollano talvolta senza ragione, le figure hanno contorni duri, taglienti e costruzioni errate, specie nelle estremità inferiori, che dimostrano quanto poco curasse d'intendere e di rendere la costruzione anatomica della figura umana. (Igino Benvenuto Supino)
  • Il Gozzoli, al pari di quasi tutti i pittori suoi contemporanei, commetteva mille graziosi anacronismi nelle sue opere di data e di ambiente; né egli si curava punto di ciò che oggi chiamasi colore locale, cioè di dare al soggetto che stava dipingendo la vera intonazione storica e geografica, o di vestire i suoi personaggi secondo la moda del paese e dell'epoca.
    Egli non badava difatti a tali sottigliezze, e rappresentava invece le sue figure nel costume dei propri contemporanei; e per lo sfondo ai suoi quadri ed affreschi si ispirava al bel paesaggio toscano che vedeva intorno a sé. (Evelyn Franceschi Marini)
  • L'ultima opera importante di Benozzo Gozzoli, la più grandiosa forse per le sue proporzioni, e alla quale consacrò gli ultimi anni di sua vita fu la serie di affreschi nel Campo Santo di Pisa. [...]
    Il Gozzolì incominciò quel lavoro, che doveva durare sedici anni, coll'affresco rappresentante l'Ubriachezza di Noè, e nel quale trovasi la famosa figura detta la Vergognosa di Pisa, una donna che fugge, scandalizzata, coprendosi il viso colle mani.
    In questo affresco bellissimo, Benozzo Gozzoli, col suo solito realismo, si valse del soggetto per rappresentare una vendemmia toscana; difatti tutto il brio, tutto il colore, il sole, il tripudio gioioso della vendemmia sembrano qui concentrati; tutto vi è verde, fresco, ridente; le viti cariche di grappoli color ambra e porpora, si intrecciano a ghirlanda tra i bassi pioppi; intanto passano e ripassano liete brigate di fanciulle e di giovani recanti sul capo o in braccio le colme paniere; cantano e ridono i vendemmiatori, bevono il vin nuovo ed inneggiano; mentre il vecchio Noè, nel suo profondo letargo, briaco, giace all'ombra delle proprie vigne noncurante ed inconscio di ciò che avviene attorno. (Evelyn Franceschi Marini)
  • Non è solo il numero delle storie dipinte che rende notevole e veramente straordinaria l'opera di Benozzo nel Camposanto [di Pisa], ma è l'abilità, la fantasia, l'ingegno facile e pronto, la potenza meravigliosa che in questi freschi[3] sfoggia il grande scolaro dell'Angelico, che fanno tuttavia meravigliare i visitatori e gli studiosi di questo monumento, i quali pur sanno che non in due anni come avrebbe voluto il Vasari, e come non sarebbe umanamente possibile, ma in sedici Benozzo diè finito così terribile lavoro. (Igino Benvenuto Supino)

NoteModifica

  1. Il Beato Angelico.
  2. Gli affreschi eseguiti nel camposanto di Pisa.
  3. Affreschi.

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