Benandanti

membri di un culto agrario del XVI-XVII secolo

Citazioni sui benandanti.

Benandanti che cavalcano animali combattendo i demoni in una stampa del XVI secolo.

Giorgio ManganelliModifica

  • Nel 1575, a Cividale, nel Friuli, ha inizio una bizzarra vicenda sacra e dialettale, un oscuro dramma reeligioso che ha per protagonisti da una parte analfabeti contadini, uomini «vili e grami», anche maliziosi e disperati, e di fronte a costoro, uomini di chiesa, sottili ed eleganti «literati».
  • Quattro volte l'anno – raccontano i benandanti – essi sfidano in battaglia streghe e stregoni: questi hanno per armi canne di sorgo cui i benandanti oppongono i mazzi di finocchio. E dove combattono? Nei prati del Veneto, a Cormons, a Gradisca, fin verso Verona. E perché combattono? Ma «per amor delle biade»; ad ogni battaglia, la posta è la proprietà della terra: viti, frumento, grani minuti; se vincono gli stregoni è carestia; ma se vincono i benadanti è grascia.
  • Un contadino friulano, Paolo Gasparutto, racconta a un don Sgabarizza di essere un «benandante»: parola di cui il prete ignora il significato; e il Gasparutto spiega come egli sia di quelli che, alle quattro tempora, vanno a far battaglia notturna contro gli stregoni. Il prete ne riferisce agli inquisitori: e inizia così una vicenda di indagini e processo protrattasi per quasi ottant'anni, e che ora Carlo Ginzburg ha ricostruto, con sottile e sapiente montaggio nel suo libro I benandanti.

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