Bartolomeo Malfatti

geografo italiano

Bartolomeo Malfatti (1828 – 1892), geografo, storico ed etnografo italiano.

Citazioni di Bartolomeo MalfattiModifica

  • A udir certuni, metà degli Italiani, massime quelli della valle del Po, avrebbero nelle vene, per loro fortuna, non altro che sangue gotico e longobardo. Ma i conquistatori, venuti con Teodorico e con Alboino, domando io, erano essi in tal numero da poter diventare i progenitori di un nuovo popolo? E la popolazione indigena era assai così scarsa e fiacca da lasciarsi assorbire senz'altro? Lo studio attento che ho dato a quel periodo di storia, mi induce a rifiutare quelle opinioni; né solo per il Veneto, per la Lombardia, per la Toscana, e per Spoleto e Benevento, ma anche per il Trentino; il quale per esser situato più verso settentrione, non ebbe però a ricevere maggior numero di quegli ospiti.[1]

Scritti geografici ed etnograficiModifica

  • Il fatto più importante nella storia degli esseri organici sul nostro Pianeta; il fatto che, limitando la loro facoltà di migrazione e di propagazione, dovette segnare l'estinguersi di alcune specie, il nascere o il modificarsi di altre, e stabilire la distribuzione di tutte, fu quello per cui, cessando, gli strati superficiali della Terra di ricevere calore dall'interno, vennero a dipendere direttamente, e quasi unicamente dal sole, anche quanto alle condizioni termiche. Quel fatto iniziò veramente una nuova epoca nella vita del pianeta. (cap. V, p. 257)
  • Non si può tenere discorso dell'uomo e dei popoli, che ad ogni tratto non ricorrano i vocaboli: specie e razza. Ora i concetti espressi da queste parole si presentano essi più sicuri all'etnologo, e più precisi che non al naturalista? Le particolarità anatomiche e fisiologiche delle varie genti sono esse così nettamente distinte, o distribuite con tale misura, da potersene concludere che l'umanità formi una specie piuttosto che un genere; che i Negri, i Mongoli e i Bianchi sieno razze anziché specie; che il Negro africano e il Negro australe sieno due razze piuttosto che due varietà? Se il Blumenbach[2] sostiene che tra animali d'una stessa specie (fra il cavallo ungherese e il napoletano per esempio) corrono differenze maggiori che non tra gli uomini; il Quenstedt[3] dice al contrario, che se il Negro e il Caucaseo[4] fossero lumache, i naturalisti ne avrebbero fatto due specie. Se gli uni vi additano le razze de' cani, che più diverse fra di loro che non sia il bianco dal negro, appartengono pur tutte a una specie sola; altri si richiamano al Chimpanzé e al Gorilla, che simili fra loro più che nol sieno il negro Mandingo e il negro della Guinea, rappresentano nompertanto due specie di scimie. Potremo addurre molti altri siffatti esempj; ma non faremo, stimando superfluo di richiamare al lettore il valore tutt'affatto relativo delle classificazioni zoologiche, e l'impossibilità di ridurre i fatti naturali entro a' sistemi rigidi e circoscritti ideati dalla nostra mente. (cap. VIII, pp. 395-396)
  • Il primo insegnamento geografico, ripetiamolo pure, deve consistere tutto nell'osservare il paese intorno, nello studio delle carte e di rappresentazioni di fatti naturali ed etnografici. I libri e i sunti ne devono essere banditi. Se il giovinetto non comprende le carte, o non sa trovarvi da sé quanto gli importa di conoscere, dite pure senza esitanza ch'egli non ha imparato come si conviene; sapesse egli anche recitarvi per filo, e per segno tutti i fiumi dell Gran Bretagna, e tutti i capiluoghi della Francia, come n'è occorso di udire in una scuola. La geografia non dev'essere fatta oggetto di memoria, ma d'intelligenza; diremo anzi che il suo pregio didattico può essere vinto gran lunga dal pedagogico, se, più che a procurar cognizioni, il suo studio sia volto ad acuire il criterio. (cap. XII, p. 602)

NoteModifica

  1. Da Etnografia Trentina, Firenze (?), 1881, pp. 14-15.
  2. Johann Friedrich Blumenbach (1752 – 1840), antropologo, fisiologo e naturalista tedesco.
  3. Friedrich August von Quenstedt (1809 – 1889), geologo e paleontologo tedesco.
  4. Caucasico.

BibliografiaModifica

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