Antroposofia

dottrina dello spirito fondata da Rudolf Steiner

Citazioni sull'antroposofia.

  • C'è in essa una difficoltà e (per me) una rassicurante piattezza tutta tedesca che finisce presto per scoraggiare coloro che vi cercano delle emozioni. Né mi fu dato scorgere effetti deleteri sul carattere di coloro che la abbracciano; anzi ebbi modo una volta di verificarne uno ottimo. (C. S. Lewis)
  • Chi avvicinerà la scienza dello spirito, quale oggi si presenta, ne sarà preservato da non pochi pregiudizi, anche da quello che il mondo soprasensibile sia stato creato dalla paura e dal bisogno. Chi riuscirà a conquistarsi questa veduta, non verrà nemmeno più ostacolato dal timore che l'occuparsi di scienza dello spirito possa estraniarlo dalla realtà pratica della vita; ma riconoscerà invece che una scienza dello spirito rende la vita più ricca e non più povera. Essa non porta certo a sottovalutare la telefonia, la tecnica ferroviaria o la navigazione aerea; ma insegna a scoprire altri valori per la vita pratica, di cui attualmente non si tiene conto, poiché si crede soltanto al mondo dei sensi, cioè non alla realtà intera, ma solo a una parte di essa.
  • Chiunque avrà trasformato l'antroposofia in vita interiore dell'anima diventerà fonte di forza spirituale. Chi crede nel soprasensibile, deve avere assolutamente la convinzione che le nostre conoscenze e i nostri modi di sentire antroposofici agiscono spiritualmente, e cioè che essi si diffondono invisibilmente nel mondo quando ci rendiamo realmente strumenti coscienti, compenetrati da vita antroposofica.
  • Ci si deve anzitutto render conto di dover uscire da se stessi e che ci si deve interessare degli altri e delle loro caratteristiche, almeno per una parte, interessarsene nella stessa misura in cui ci si occupa delle proprie. Se questo non avviene, una Società Antroposofica non può esistere. Si possono accettare soci, e questi possono rimanere tali poiché ci sono delle regole, ma non vi è una realtà. Le realtà non nascono perché si fanno dei soci ed essi ricevono tessere grazie alle quali sono antroposofi; non nascono davvero mai a seguito di quanto si scrive o si stampa, ma grazie a ciò che vive.
  • Dobbiamo arrivare con fermezza ad allontanare il carattere settario dal movimento antroposofico.
  • Gli antroposofi dovranno abituarsi a distinguere nettamente tutti i loro preconcetti dal semplice corso dei fatti, e a descrivere soltanto il corso dei fatti. Gli antroposofi diverrebbero così esseri che correggono le abitudini odierne.
  • Noi viviamo per così dire in un'atmosfera che esige da noi una vigorosa esplicazione di forze, una vigorosa resistenza. E questi sono i profondi motivi per cui spesso ci scoraggiamo e ci sentiamo soli, per cui, accettando la scienza dello spirito, spesso non riusciamo facilmente a cavarcela nella vita. Se però abbiamo un'idea chiara di quanto grande sia l'antroposofia in cui noi ci inseriamo come in un poderoso nesso dell'umanità, e di quanto piccola essa oggi appaia (perché ne siamo soltanto agli inizi), se avremo chiara questa idea, allora potremo anche trovare la forza di resistere, potremo trovare veramente questa forza. Nell'evoluzione dell'umanità infatti tutte le cose grandi prendono le mosse da un piccolo inizio.
  • Quando nell'ambito del movimento antroposofico si parla di occuparsi di aspirazioni scientifiche, esse vanno condotte con profonda serietà, in modo da non esporre l’antroposofia al pericolo di deviarla verso la chimica, la fisica, la fisiologia di oggi o verso altre scienze, ma da far fluire le singole scienze nella vera corrente della vivente conoscenza.
  • Se ci si svegliasse con l’antroposofia, ci si vergognerebbe senza dubbio proprio di parecchi metodi di ricerca. Ma come si può pretendere che la gente si svegli senz’altro dall’oggi al domani, quando è inserita in quei metodi?
  • Se l'antroposofia fosse fanatica o ascetica, dovrebbe ora inveire contro la civiltà dell'elettricità. Sarebbe però naturalmente un non-senso, perché così possono parlare solo le concezioni del mondo che non tengono conto della realtà. Dicono allora: è arimanico, lungi da me! Ma ciò porta solo all'astrazione. Infatti, se in una riunione settaria si tuona perché non ci si difende da Arimane, si scendono poi le scale e si sale sul tram elettrico. Così però l'imprecare contro Arimane, anche se suona tanto santo - mi si scusi l'espressione - è solo una sciocchezza. Non si può infatti evitare di dover vivere con Arimane. Occorre solo vivere con lui nel modo giusto e non farsi da lui dominare.
  • Sviluppare in sé questa conoscenza fa parte dei compiti dell'antroposofo. Il problema non è davvero che l'antroposofia venga presa come un surrogato per qualcosa che in precedenza era fornito dalle confessioni religiose, oggi diventate un po' noiose per molte delle cosiddette persone istruite; e poiché l'antroposofia non è noiosa ma anzi divertente, costoro non si rivolgono a una confessione religiosa qualsiasi, ma all'antroposofia. Così non deve essere!
  • Vedete, l'antroposofia non è sorta contro la scienza naturale; ma, poiché esiste la scienza naturale, è sorta l'antroposofia, ed essa dovette nascere per il motivo che la scienza naturale, con i suoi strumenti perfetti, con i suoi esperimenti complicatissimi, ha scoperto una quantità di fatti che, così come essa li scopre, non possono essere realmente compresi; ed infatti non sono compresi. Potranno essere compresi soltanto se si percepisce lo spirituale che sta dietro le cose, se si ammette che in ogni cosa vi è realmente un elemento spirituale.

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