Anna Pavignano

scrittrice e sceneggiatrice italiana

Anna Pavignano (1955 – vivente), scrittrice e sceneggiatrice italiana.

Paola Strangers, italiani.it, 26 marzo 2021.

  • [Anna, tu sei stata per un lungo periodo, compagna di vita e di lavoro di Massimo Troisi. Come lo hai conosciuto?] Ci siamo conosciuti a Torino che era la città dove io abitavo e lui lavorava. Stava registrando No stop, però, quando ci siamo conosciuti e un po' frequentati, lui non aveva ancora avuto successo quindi io l'ho conosciuto come si conosce un ragazzo normale che non fa parte del mondo dello spettacolo e questa è una cosa che mi piace. Chiaramente poi, il successo che può avere un attore è diverso da quello di una sceneggiatrice, per cui le luci della ribalta erano tutte per lui ma, quando noi ci siamo conosciuti eravamo ingenui e puri. Io facevo la comparsa in questa trasmissione che era appunto No stop una trasmissione storica e innovativa. C'erano tanti attori e comparse, io facevo la comparsa con l'idea di guadagnare un po' di soldi mentre studiavo e poi è successo invece questo incontro che sicuramente ha modificato la mia vita sotto molti aspetti.
  • [40 anni fa usciva nelle sale cinematografiche italiane il mitico film Ricomincio da tre. La sceneggiatura del film è stata scritta da Massimo Troisi e Anna Pavignano. Ci vuoi raccontare come è nata l'idea e come si è sviluppata la sceneggiatura di un film ancora amatissimo dal pubblico?] Noi non avevamo un progetto chiaro e ben definito di fare un film insieme però, forse c'era un desiderio. Non riuscivamo a fare dei progetti chiari però, riuscivamo a dar forma ai nostri desideri, ai nostri sogni, alle nostre ambizioni. Quando c'era qualcosa che ci piaceva, una situazione, una battuta, un pensiero, dicevamo "se dovessimo fare un film poi lo mettiamo" e quindi era anche una dinamica molto divertente perché poi era un mescolare la vita quotidiana con i nostri progetti, i nostri sogni. Quindi, quando poi è arrivata la proposta di fare il film, abbiamo provato a mettere insieme in una storia tutti questi pezzi del nostro vissuto, delle nostre vite. Massimo veniva da Napoli, da San Giorgio, e, voleva andare via, non voleva scappare, non voleva emigrare, voleva esplorare. Per me c'erano aspetti un po' più stabili, io scrivevo e studiavo psicologia. Ecco diciamo che siamo partiti da noi. Allora ci sembrava un film forse minimale, è stato anche detto dalla critica però, invece credo che, visto a distanza di tempo, solo l'impatto sia minimale ma i contenuti sono importanti e raccontano non solo una generazione ma anche le generazioni successive.
  • [Massimo Troisi era un uomo riservato, un po' pigro e lo si capiva da tutte le sue interviste. Tu come ha vissuto il grande successo dei vostri film?] Sicuramente c'è stato un po' di stupore perché quando abbiamo scritto il primo film già fare un film e portarlo alla fine ci sembrava un grosso traguardo. È chiaro che in qualche modo il successo, almeno in quella fase, ci ha allontanati. Massimo era sempre in giro, naturalmente era lui al centro dell'attenzione e quindi in qualche modo il successo l'ho vissuto come una cosa che mi apparteneva solo in parte e l'ho guardato un po' dal di fuori. Nel rapporto con Massimo, rispetto al successo, ci sono state varie fasi perché lui per un periodo ci si è calato. Andava a prendere i premi, era molto contento, poi, dopo, si stancava ma non fisicamente, si stancava proprio del martellamento, dell'essere sempre al centro dell'attenzione, tendeva ad avere dei periodi di maggior riflessione, di maggior chiusura che non erano negativi, era un bisogno di spazi suoi e, questi spazi suoi, riuscivo a condividerli di più rispetto al palcoscenico.
  • [Vorresti condividere con noi un dietro le quinte simpatico e curioso di uno dei suoi film?] Quello di Massimiliano e Ugo che è una battuta che c'è alla fine di Ricomincio da tre. Quella è una situazione che si è realmente verificata, una delle tante cose di quelle che abbiamo detto "questa ce la segnamo e poi la usiamo". È una situazione che si è verificata sulla spiaggia, in Sardegna. Eravamo in vacanza a Santa Teresa di Gallura e c'era questa mamma, era giugno quindi la spiaggia era deserta, c'eravamo io, Massimo e una mamma con un bambino. Questa mamma era molto stanca e il bambino continuava a buttarsi in acqua; la mamma lo chiamava per dirgli di non buttarsi in acqua e lo chiamava "Massimiliano... Massimiliano". Lo faceva molto lentamente anche perché era stanca e faceva anche molto caldo. Allora a Massimo è venuta in mente questa battuta "Se un figlio lo chiami Massimiliano, il bambino prima che hai finito di chiamarlo sta già in acqua se lo chiamava Ugo, magari si fermava subito". E quindi, in Ricomincio da tre dove lei aspetta un bambino alla fine del film, quale battuta migliore se non questa! Mi scrivono anche tantissimi Massimiliano napoletani che dicono che la loro vita è stata segnata da questa battuta. Poi, ognuno ha la propria versione perché magari può essere successo che Massimo, andando dal barbiere o parlando con un amico, l'ha ripetuta. Se Massimo aveva qualche battuta in mente la usava, forse un po' la provava, per vedere se faceva ridere altri oltre me.

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