André Brissaud

André Brissaud (1920–1996), scrittore, storico e giornalista francese.

Le «grandi purghe» di MoscaModifica

  • Sono quasi le sei e trenta. Kirov ha finito il suo lavoro, raccoglie le sue carte e si prepara a raggiungere nell'ufficio vicino il suo aiutante Michail Chudov, secondo segretario del Partito a Leningrado.
    Kirov, lasciato il tavolo di lavoro, imbocca un lungo corridoio a colonne, scarsamente illuminato e, in quel momento, deserto. Ad un tratto esplode un colpo d'arma da fuoco, e la detonazione rimbomba violenta. Kirov crolla al suolo, il proiettile gli ha attraversato la schiena e spezzato il cuore: muore all'istante. (Parte prima. Sulle orme di Ivan il Terribile, L'assassinio di Kirov, p. 12)
  • Al momento del suo assassinio, Kirov è considerato non solo il delfino di Stalin, ma anche l'unico rivale possibile del padrone del Cremlino.
    Ha 48 anni, è bello, energico, pieno di ardore e di una infaticabile attività. Al contrario di Stalin, è un eccellente oratore, molto vicino al popolo e molto alla mano. La sua autorità e la sua popolarità non fanno che aumentare.
    [...] La sua personalità sembrava affascinare Stalin che, di solito, non sopportava vicino a sé la presenza di elementi particolarmente brillanti. (Parte prima. Sulle orme di Ivan il Terribile, Ma chi è Sergej Kirov?, p. 14)
  • Al tempo della rivoluzione d'ottobre, Stalin e Trotzky appaiono in completo disaccordo. Tutto li divide: l'origine, l'infanzia la vita, il carattere. Il giudeo Trotzky, brillante, mordace, versatile considera il georgiano Koba-Stalin un bruto senza interessi.
    Per quest'ultimo, invece, Trotzky è uno di quei brillanti e superficiali parlatori, che non conoscono il popolo e che hanno sempre avuto un'infanzia facile; per questo lo detesta. (Parte prima. Sulle orme di Ivan il Terribile, L'antagonismo Trotzky-Stalin, p. 34)
  • Ancora più straordinario, ma altrettanto necessario al terrorismo staliniano è il decreto del 7 aprile 1935 col quale vengono estese tutte le pene, compresa quella di morte, ai ragazzi dai 12 anni in avanti. Questo decreto sarà violentemente criticato dalle potenze occidentali. [...] Ma se Stalin ha corso il rischio di questa pubblicità negativa è stato proprio per dare a questa legge la sua piena carica di terrore. I suoi nemici sanno ormai che se non si piegano alla sua volontà, Stalin può far uccidere i loro figli come complici. (Parte prima. Sulle orme di Ivan il Terribile, La pena di morte viene estesa anche ai ragazzi di 12 anni, p. 76)
  • [Nei processi delle "grandi purghe", come procuratore generale] Di fronte agli sfortunati rappresentanti dell'antistalinismo, a un piccolo tavolo, è seduto Viscinskij. Il suo aspetto è molto dignitoso: abito scuro di buon taglio, colletto bianco inamidato, baffetti grigi curatissimi.
    È bene ricordare, ora, chi è Andrei Viscinskij. Il procuratore appartiene alla stessa generazione degli accusati. Quando la maggior parte di loro militava da professionista già nelle file della rivoluzione, egli era un semplice avvocato. È stato iscritto al partito operaio socialdemocratico, nella frangia menscevica, dal 1902 al 1907. Da questa data sembra aver rinunciato alla politica per dedicarsi unicamente alla sua professione. Ma nei mesi che precedono la rivoluzione, si trova a Mosca come membro di secondo piano del partito menscevico, avversario dei bolscevichi. Le biografie ufficiali sono molto vaghe sulla sua attività e sul suo ruolo durante la guerra civile: nell'ipotesi più favorevole, egli si mantiene prudentemente neutrale. (Parte prima. Viscinskij, un procuratore diabolico, pp. 86-87)
  • La sua ascesa [di Viscinskij], durante gli anni di Stalin, è rapida. Inizialmente direttore dell'insegnamento superiore, nel 1931 è nominato procuratore della repubblica, vice procuratore dell'U.R.S.S. nel 1933, procuratore generale nel 1935. Uomo di fiducia di Stalin, si è ben presto reso indispensabile nei processi a porte chiuse contro i vecchi bolscevichi. Sta diventando famoso per il suo traviato talento di procuratore satanico. (Parte prima. Viscinskij, un procuratore diabolico, p, 87)
  • Il bilancio [della repressione contro i militari nelle "grandi purghe"] è terribile.
    Giudicate voi stessi: secondo i calcoli del professore sovietico Ernst Genri, ecco il numero delle vittime dell'Esercito Rosso:
    3 marescialli su 5,
    14 generali dell'esercito su 16 (1a e 2a classe),
    8 ammiragli su 8 (1a e 2a classe),
    60 generali di corpo d'armata su 67,
    136 generali di divisione su 199,
    221 generali di brigata su 397.
    Il cento per cento degli ammiragli! Il novanta per cento dei marescialli e dei generali, ai quali occorre aggiungere l'ottanta per cento dei colonnelli! Gli undici vice commissari alla Difesa saranno anch'essi liquidati, come 75 degli 80 membri del Supremo Soviet Militare!
    Ma questa pulizia non si limita ai gradi superiori: 35.000 ufficiali, vale a dire esattamente la metà di tutto il corpo degli ufficiali, saranno arrestati e giustiziati [...]
    In questa lugubre statistica, non calcoliamo affatto il numero infinito dei membri delle famiglie degli ufficiali che furono giustiziati, deportati, imprigionati... (Parte seconda. Stalin massacratore dell'Armata Rossa, Bilancio, pp. 208-209)
  • La vastità del terrore staliniano è smisurata rispetto ai precedenti. Tenendoci alle approssimazioni prudenti, libere e oggettive, deduciamo che lo stalinismo, in venticinque anni, dal 1928 al 1953, ha fatto circa trenta milioni di morti.
    [...].
    Ricordiamo queste tre sanguinose cifre dello stalinismo:
    – otto milioni di vittime della liquidazione dei contadini e della carestia;
    – diciassette milioni di vittime nei campi di lavoro e nelle prigioni;
    – cinque milioni di fucilati o di esecuzioni sommarie.
    È impossibile fornire cifre più precise, ma questa stime sono confermate dal paragone con le statistiche della popolazione sovietica, pubblicate all'inizio degli anni Trenta nel censimento ufficiale del 15 gennaio 1959. (Parte terza. Tutta una nazione sotto il terrore, Trenta milioni di morti in venticinque anni, pp. 250-251)

BibliografiaModifica

  • André Brissaud, Le «grandi purghe» di Mosca, Edizioni Ferni, Ginevra, 1973.

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