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Agrippa Menenio Lanato

politico romano

Agrippa Menenio Lanato, meglio noto come Menenio Agrippa (... – 493 a.C.), politico romano.

AttribuiteModifica

  • Un tempo nel corpo umano, non vi era armonia di tutte le membra, come ora, ma ogni parte del corpo aveva un suo particolare modo di pensare e di parlare. Nacque allora malumore in tutte le parti del corpo poiché ogni loro preoccupazione, ogni loro fatica e ogni loro servizio finivano per portare cibo solo al ventre. Il quale se ne stava lì in mezzo senza alcuna preoccupazione che non fosse quella di godere dei piaceri che altri gli procuravano. Si misero d'accordo, dunque, perché le mani non portassero cibo alla bocca e la bocca non lo accettasse e i denti non lo masticassero. Con questa ritorsione volevano piegare il ventre per fame, ma poi tutte le membra e infine il corpo nel suo complesso, vennero ad un estremo sfinimento. Fu chiaro a tutti che il ruolo del ventre non era inutile: è vero che riceveva cibo, ma anche lo distribuiva restituendo a tutte le parti del corpo quel sangue che, diviso in giusta misura attraverso le vene e nutrito dal cibo digerito, ci tiene vivi e ci regala vigore.[1] (citato in Tito Livio, Storia di Roma dalla fondazione, II, 32)

Citazioni su Agrippa Menenio LanatoModifica

  • Come il popolo ribelle della grande città si riversò sul Monte Sacro, così i nostri pensieri di bellezza e di felicità sono fuggiti a schiere lontano da noi, lontano dalla realtà quotidiana, e hanno alzato le loro preziose tende sulla montagna crepuscolare del passato. Ma il grande poeta che noi tutti attendiamo si chiama Menenio Agrippa ed è un signore grande e saggio: con meravigliose fiabe da pifferaio magico, con purpuree tragedie, specchi da cui il corso della vita si riverbera possente, cupo e scintillante, egli alletterà i fuggiaschi, così che ritornino a servire il giorno vivente, come si conviene. (Hugo von Hofmannsthal)

NoteModifica

  1. Tito Livio prosegue il paragrafo dicendo che Menenio Agrippa «partendo da questo paragone, fece vedere la somiglianza fra la rivolta interna al corpo e le rivendicazioni della plebe contro i patrizi e in questo modo riuscì a piegare gli animi.»

BibliografiaModifica

  • Tito Livio, Storia di Roma dalla fondazione (Ab urbe condita), vol. 1, traduzione di Gian Domenico Mazzocato, Newton & Compton, Roma, 1997. ISBN 978-88-8183-768-7

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