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Īśvarakṛṣṇa

filosofo indiano

Īśvarakṛṣṇa (? 350 CE – ...), filosofo indiano.

SāṃkhyakārikāModifica

  • Lo spirito[1] è colui che vede (sâksin = testimone), è isolato (kayvaliam), indifferente, semplice spettatore inattivo. (19; citato in Mircea Eliade, Lo Yoga. Immortalità e libertà, a cura di Furio Jesi, traduzione di Giorgio Pagliaro, BUR, 2010, p. 30)
  • Dalla prakṛti[2] sorge il Grande, da questo il senso dell'Io, da questo il gruppo dei sedici. Inoltre da cinque dei sedici sorgono i cinque elementi grossi. (19; citato in Maria Angelillo – Elena Mucciarelli, Il Brahmanesimo, Xenia edizioni, 2011, p. 89)
  • Come una danzatrice cessa di ballare quando abbia finito di mostrare agli spettatori (le proprie capacità), così anche la natura naturante cessa dalla sua attività, quando abbia mostrato all'anima se medesima. (59; citato in Giuseppe Tucci, Storia della filosofia indiana, Editori Laterza, 2005, p. 79)
  • La natura che è generosa e provvista di qualità, con innumerevoli mezzi, senza alcun beneficio per sé, compie l'utile dell'anima che è sprovvista degli elementi costitutivi e non la ricambia in nulla. Nulla a mio vedere, è più sensibile della natura; la quale, non appena è conscia di essere stata vista, non si porge più allo sguardo dell'anima. (60-61; traduzione di Corrado Pensa; citato in Maria Angelillo – Elena Mucciarelli, Il Brahmanesimo, Xenia edizioni, 2011, p. 92)

NoteModifica

  1. Il purusa, tradotto da altri anche con "anima" (cfr. G. Tucci e C. Pensa).
  2. La materia, o la natura, secondo la filosofia del Sāṃkhya.

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