Árpád Tóth

poeta e traduttore ungherese

Árpád Tóth (1886 – 1928), poeta e traduttore ungherese.

Citazioni di Árpád TóthModifica

  • Siediti accanto a me: ed il tuo freddo mitiga | azzurro occhio di germanico. | Fratello avito, malinconico svevo, non senti? | Qui bisogna piangere: le vecchie | pietre di Aquinco, guarda, seppelliscono anche noi. || [...] || C'è forse un'altra regione ove il sole | d'oro e pigro | può morire così? | Così declinare la gloria? Chi sa quanti avi | di popoli baldi accolse triste | la sera di Aquinco? || Brinda a qualcuno di loro: ad un cavaliere buono e silenzioso; | fermo là sulla riva egli guardava | gli alberi sanguigni nel tramonto, né sapeva | perché gli alitasse sul cuore la tristezza | come il fiato del crepuscolo sul ferro | della corazza. || D'intorno alle pietre s'alzavano tende: | grandi pigre bolle sul flutto | del trasmigrare dei popoli. | E si sfecero i popoli e si spersero | senza più traccia: | e quel cavaliere era forse un mio avo. || Brinda, vecchio svevo. Splende la sera d'Aquinco: | splende e guarda dal cielo reclino il figlio | d'un popolo morente.[1]
  • O stella, perché piangi? Tu non sei | più lontana di quanto sian lontani | l'uno dall'altro i cuori sulla terra: | ché forse, come Sirio m'è lontana, | così mi son lontani tutti gli altri | esseri del mondo. || Oh, amicizie e amore! Strade | dall'anima all'anima! Anche tra noi | l'uno all'altro inviamo i malinconici | raggi delle pupille, e pur tra noi | freddo e vuoto l'immenso si distende. (da Dall'anima all'anima[2])

NoteModifica

  1. Da In una osteria di Aquinco, in Andrzej Zielinski, Antologia delle letterature polacca-ungherese ceca-slovacca, traduzione per Árpád Tóth di Folco Tempesti, Fratelli Fabbri Editori, 1970, pp. 227-228.
  2. In Lirici ungheresi, scelti e tradotti da Folco Tempesti, con introduzione e note, Vallecchi Editore, Firenze, 1950, p. 236.

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