Una giornata particolare

film del 1977 diretto da Ettore Scola

Una giornata particolare

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Titolo originale

Una giornata particolare

Lingua originale italiano
Paese Italia, Canada
Anno 1977
Genere drammatico, sentimentale, storico
Regia Ettore Scola
Soggetto Maurizio Costanzo, Ruggero Maccari, Ettore Scola
Sceneggiatura Maurizio Costanzo, Ruggero Maccari e Ettore Scola
Produttore Carlo Ponti
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Note
  • Musiche: Armando Trovajoli
  • 3 Nastri d'Argento (miglior attrice protagonista, migliore sceneggiatura, miglior colonna sonora)
  • 2 David di Donatello (migliore regia, miglior attrice protagonista)
  • Golden Globe al miglior film straniero
  • Premio César al miglior film straniero

Una giornata particolare, film italiano del 1977 con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, regia di Ettore Scola.

FrasiModifica

  • Eppure ci dovrei essere abituato, fin da ragazzo: o isolato o solo, che poi è la stessa cosa. [Pausa] Ma certo che conti, solo che è tutto così assurdo: secondo loro dovremmo sentirci in colpa. Oggi stavo, come si dice?, stavo per commettere una sciocchezza. Mi ha salvato l'arrivo di una che abita qui di fronte. [Pausa] No, è sicuro. La vita, qualunque sia, vale la pena di essere vissuta, non si dice così? E poi arriva sempre un pappagalletto a ricordartelo. Solo che oggi per me è una giornata particolare, sai? È come un sogno, quando...quando vuoi gridare e non...non ci riesci perché ti manca il respiro. Poi hai voglia di parlare, parlare, parlare! Te ne accorgi, vero? Oppure, che ti devo dire?, scendere nella strada, fermare il primo sconosciuto e raccontargli tutti i fatti miei ma...ma fino a spaventarlo, a scandalizzarlo, a menargli anche, guarda! Sì, fargli del male! Qualunque cosa, piuttosto che stare solo in questa casa che odio. Non dici niente? [Pausa] Pronto? Marco! E parla, cazzo! Ma di' qualcosa! [Pausa] Ma quello che vuoi! Parla del tempo, di sport, di un libro che stai leggendo! [Pausa] Scusami. [Pausa] Sì, lo so quello che senti anche tu. [Pausa] No, no, lo sai che non possiamo vederci, e poi forse sarebbe anche peggio. Senti, quando si è scoraggiati bisogna trovare la forza di reagire, e subito, se no non c'è niente da fare: sei fregato. Capisci? [Pausa] Senti, perché non ci ridiamo su? Piangere...si può farlo anche da soli, ma ridere...bisogna essere in due. Ti ricordi quella volta a Ostia con...con quello lì del cocomero?! Eh, eh eh! Ma ridi Marco! Ti prego, ridi! [Pausa] Che amico triste mi sono scelto! [Pausa] Sai cos'è che mi peserà di più? La tua mancanza. (Gabriele) [Parlando a telefono con il suo amante].
  • "L'uomo non è uomo se non è marito, padre, soldato". (Frase attribuita a Mussolini) [riportata da Antonietta nel suo album fotografico dedicato al Duce]
  • È strano, non sento nessun rimorso. Anzi, con lui non è mai stato così. (Antonietta) [a Gabriele, dopo aver fatto l'amore con lui]
  • Antonietta mia, che spettacolo te sei persa! Ahò, ma che ce fai magnà, 'a minestra co' 'a forchetta?! Ma 'ndo cell'hai 'a testa? Una giornata fatidica, indimenticabile! E voi avete avuto er privilegio de viverla direttamente, di persona. A suo tempo, tra venti, trent'anni, parlandone ai vostri figli potete dì "Quer giorno c'ero pure io!". (Emanuele)
  • Mamma! Vedrai domani quanto c'avrai da ritajà sui giornali! (Umberto)

DialoghiModifica

  • Gabriele: C'è una frase nel tuo album: "L'uomo dev'essere marito, padre e soldato". Io non sono né marito, né padre e né soldato.
    Antonietta: Che vuol dire?
    Gabriele: Non mi hanno mandato via dalla radio per la mia voce. "Disfattista, inutile e con tendenze depravate": così hanno detto.
    Antonietta: Non capisco!
    Gabriele: Hai capito benissimo. È così. [indignata Antonietta gli rifila uno schiaffo. Gabriele la insegue e l'afferra per le braccia] Che ti aspettavi?! Che ti aspettavi?! Baci? Mozzichi? Raspate? [le alza il vestito] Mani sotto le vesti? È questo che ti aspettavi da stamattina?! E questo si deve fare...
    Antonietta: Lasciami Gabriele!
    Gabriele: ...quando si sta soli con una donna?!
    Antonietta: Non farlo!
    Gabriele [la blocca per le braccia]: Rispondi! Tanto tutti gli uomini sono uguali, è vero?! [la tiene stretta al muro del terrazzo]
    Antonietta: Non mi toccate! Lasciatemi!
    Gabriele: Bisogna farglielo sentire, perché è questo...
    Antonietta: Non mi toccate!
    Gabriele: ...il muscolo più importante! È vero?!
    Antonietta [si divincola dalla morsa]: Non mi toccate più...non mi toccate più!
    Gabriele: Mi dispiace per te, ma ti sei sbagliata cara! Ti sei sbagliata! Io non sono quel maschione virile che speravi: sono un frocio! "Frocio": così ci chiamano. Al biliardo di Piazza Tuscolo, quando scoprivano uno come noi gli calavano i calzoni e gli ficcavano una stecca nel culo! Hai capito cosa gli facevano? Che ne sai?
    Antonietta: Madonna, questo è matto!
    Gabriele: Che ne sai? Che ne sai tu? Sei una piccola donna ignorante e ottusa. Una maritata in fregola, ma tanto perbene! Tanto perbene! Una di quelle che dicono...
    Antonietta: Zitto!
    Gabriele: ..."È stato un momento di debolezza, cosa ne sapete di me?". Disposta a farsi sbattere in terrazza...
    Antonietta: Non è vero!
    Gabriele: ...ma pronta a giudicare, a linciare! Ma che ne sai? Che ne sai? Che ne sai tu?
    Antonietta: Zitto! La portiera!
    Gabriele: Ma chi se ne fotte? La chiamo io, la portiera! Portiera! Portiera! Così lo sapranno tutti finalmente che l'inquilino del sesto piano è "ricchione", è "finocchio", è "invertito"! È frocio...
  • [Antonietta e Gabriele mangiano una frittata insieme]
    Gabriele: Con una mi sono anche fidanzato. Una della radio. Non che si sapesse. La portavo a cena, al cinema. Insomma, in tutti quei posti dove ero sicuro che ci avrebbero visti assieme. Mi fingevo pazzo di lei, e lei di me: era una buona amica che voleva aiutarmi. Ma forse recitavo male la mia parte. Poi un giorno mi hanno chiamato in direzione, mi hanno detto che non facevo più parte della famiglia EIAR: "Non hai la tessera del Partito", mi hanno detto. "No, ce l'ho". "No", dice, "ce l'avevi! Te l'abbiamo ritirata, perché quelli come te non possono far parte del nostro partito, che è un partito di uomini". Allora io tentai di barare esibendo un certificato medico che dichiarava che non ero omosessuale. Sì insomma, che ero un individuo normale.
    Antonietta: Ci hanno creduto?
    Gabriele: Macché! Anzi, peggio. Ma certo, fu un errore: se uno non lo è, non va in giro con il certificato. E questa è la cosa più grave: che cerchi di sembrare diverso da quello che sei, ti obbligano a vergognarti di te stesso, a nasconderti.
    Antonietta: A me però l'hai detto.
    Gabriele: Sì, con te ho trovato il coraggio, perché non sei come gli altri.
    Antonietta: Non è vero. T'ho pigliato pure a schiaffi.
    Gabriele: Già, però stai qui con me.
  • Antonietta: Pure io tante volte mi sento umiliata, considerata meno di zero. Mio marito con me non parla: ordina, di giorno e di notte. È da quando eravamo fidanzati che non ci facciamo più una risata insieme. Lui ride fuori casa, con le altre.
    Gabriele: Ma come, non ti è fedele? Mi sembravi una moglie felice, sicura.
    Antonietta: Fedele...alla Patria! Sai quei posti dove vanno gli uomini a pagamento? Lui è conosciuto più lì che nel suo ufficio. Ma finché erano quelle lì... Invece il mese scorso gli ho trovato una lettera di una certa Laura che fa la maestra elementare in Via Ruggiero Bonghi. Mettersi con un'istruita...[trattiene le lacrime a stento] È come se mio marito... È come dire a una moglie che è una mezza calzetta, un'ignorante. Vero è vero: io a scuola ci sono andata poco o niente. E una lettera come quella...anche quando gli volevo bene...non gliel'ho mai scritta...perché non la so scrivere...[piange, rincuorata da Gabriele] A un ignorante gli puoi fare qualunque cosa...non c'è rispetto!
  • Arnaldo: Me sa che c'avemo più cannoni noi de tutta Europa.
    Fabio: Pure d'Âmerica, papà?
    Emanuele: Ma certo, loro sò bravi a ffà er cinematografo. Ma 'n fatto d'armi stanno ancora ai pellerossa co' 'e frecce.
  • Emanuele: Antonié, 'na giornata come questa va festeggiata! E se nasce er settimo, lo chiamamo Adolfo! [le assesta un buffetto sul sedere]
    Antonietta: No, stasera no.
    Emanuele: Tu sbrìghete a venì a letto, e poi ne riparlamo.

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