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*La pittura di [[Franco Battiato|Battiato]], qualora pretendessimo di canalizzarla in un comodo alveo di neoprimitivismo, dimenticando la ricchezza operativa e intellettuale che la sorregge, rischierebbe di apparirci l'hobby d'un artista episodico e dimezzato; mentre, viceversa, osservandola con tutti due gli occhi, della natura e della cultura, ne vedremo i colori sposarsi affettuosamente alle note, alle parole, alle meditazioni dell'autore e in quest'alleanza, per non dire connivenza, spiegarci la cifra inconfondibile di un'anima.<ref>Citato in Stefano Bucci, ''[http://lettura.corriere.it/battiato-lo-so-bene-non-so-dipingere-ma-anche-van-gogh/ Battiato: lo so bene, non so dipingere. Ma anche Van Gogh]'', ''Corriere.it''.</ref>
*{{NDR|Su [[Trapani]]}} La terra del sole e del sale.<ref>Citato in ''[http://archivio.agi.it/articolo/4145b5187e6f03d6080b9a6c1fc6c9b9_19880312_volume-di-bufalino-sulle-saline-di-sicilia/?query=gesualdo_bufalino Volume di Bufalino sulle saline di Sicilia]'', ''Agi.it'', 12 marzo 1988.</ref>
*{{NDR|Su [[Ramón Gómez de la Serna]]}} Le volte (le parecchie volte) che mi succede di star male e di chiedere a un libro non un ennesimo contagio di complice desolazione ma l'inganno di un'euforia, la mano cerca negli scaffali pagine liete: il grande Feydeau, il grande [[Wodehouse]]... Se danno poco profitto e il sollievo ritarda, la risorsa suprema è tradurre qualcuna fra le innumerevoli (dodici mila? quindici mila?) ''greguerías'' di Ramón Gómez de la Serna. Magro il mio spagnolo, scolastico il vocabolario di cui mi servo, ma bastevoli a fare emergere, parola dopo parola, con lo stesso sfizio che se ne fossi io l'autore, da quei brevi o minimi testi un'acutezza bizzarra, un'analogia strabiliante, uno scatto di elettrico umore, come di fronte a un funambolo che guizzi da un trapezio all'altro, prima di scomparire a rompersi il collo dentro un buco del telone. Poiché questo sono le ''greguerías'': piroette e volteggi mentali, matrimoni morganatici fra creature di sangue diverso, combinati da un mezzano illusionista, dietro i cui passi penetriamo nel più mercuriale degli universi, un luogo ubiquo che è tutti i luoghi e nessuno, e dove fiori, pietre, animali, tavole pitagoriche e abbecedari, meteore e ''wagons-lits'' s'intrecciano con allegria, come in una quadriglia di lancieri o in una tela di [[Mirò]]. Giochi di prestigio adorabilmente datati, che domandano orecchie e occhi bambini. <ref>Da ''Nota'', Citato; in Ramón Gómez de la Serna, ''Sghiribizzi'', Bompiani, 1997, p. 5. ISBN 88-452-2967-3</ref>
*Quel libro che ho intitolato ''Museo d'ombre'' che cerca di recuperare dall'abisso della memoria perduta atteggiamenti, gesti, visi, mestieri scomparsi della nostra recente storia, potrebbe essere considerato una sorta di galleria di mimi, di bozzetti lanziani. Vero è che Francesco Lanza è riusciuto a ritagliarsi all'interno della letteratura siciliana un suo piccolo spazio, da petit-maître come dicono i francesi, ed è riuscito altresì a costruirsi come una specie di cellula gnomico-narrativa con venature di comico. All'interno di questa cellula si muove con una maestria e con un'agevolezza straordinarie. È veramente un peccato che in Italia, dove spesso si resuscitano libri che forse meriterebbero di restare cadaveri, non si sia pensato di rileggerlo, come merita di essere letto, come un piccolo classico.<ref name=Bufal>Da ''Un vertice letterario'' di Aldo Scimè, per Rai Teche; video disponibile in ''[http://www.regionesicilia.rai.it/dl/sicilia/video/ContentItem-d8fc6354-0b15-403a-afc8-7e6890a309ad.html Un vertice letterario]'', ''Regionesicilia.rai.it'', 1983.</ref>
*Si scrive per guarire sé stessi, per sfogarsi, per lavarsi il cuore. Si scrive per dialogare anche con un lettore sconosciuto. Ritengo che nessuno senza [[memoria]] possa scrivere un libro, che l'uomo sia nessuno senza memoria. Io credo di essere un collezionista di ricordi, un seduttore di spettri. La [[realtà]] e la [[finzione]] sono due facce intercambiabili della vita e della letteratura. Ogni sguardo dello [[scrittore]] diventa visione, e viceversa: ogni visione diventa uno sguardo. In sostanza è la vita che si trasforma in [[sogno]] e il sogno che si trasforma in vita, così come avviene per la memoria. La realtà è così sfuggente ed effimera... Non esiste l'attimo in sé, ma esiste l'attimo nel momento in cui è già passato. Piuttosto che vagheggiare un futuro vaporoso ed elusivo, preferisco curvarmi sui fantasmi di ieri senza che però mi impediscano di vivere l'oggi nella sua pienezza.<ref>Da ''Bufalino: io, collezionista di ricordi, seduttore di spettri'', ''Il Messaggero'', 21 febbraio 2002.</ref>