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===Citazioni===
*Il [[buon senso]] è la cosa meglio distribuita nel mondo poiché ciascuno pensa d'esserne così ben provvisto che anche coloro che più difficilmente si accontentano di ogni altra cosa non sogliono desiderarne più di quel che ne hanno. (parte I; 1937, p. 4)
*La teologia ci insegna a guardare il cielo, e la [[filosofia]] il mezzo per parlare di tutto con verosimiglianza e farci ammirare da quelli che ne sanno di meno. (parte I; 1996)
*A conversare con gli uomini del passato accade quasi lo stesso che col viaggiare. (parte I; 1996)
*Coloro che Dio ha fatto partecipare meglio delle sue grazie avranno forse, disegni più elevati; ma temo assai che già questo sia troppo audace per molti. (parte II; 1937, p. 26)
*Non si potrebbe immaginar nulla di tanto strano e di così poco credibile che non sia stato detto da qualche filosofo. (parte II; 1991)
*Nella foggia dei nostri [[vestito|abiti]] la stessa cosa che ci è piaciuta dieci anni fa, e che forse ci piacerà di nuovo prima che ne passino altri dieci, ci sembra oggi stravagante e ridicola. (parte II; 1996)
*Mi sembrava [...] che, per sapere quali erano veramente le loro {{NDR|delle persone più sensate fra quelle colle quali avrei dovuto vivere}} opinioni, dovessi far attenzione a quello che facevano piuttosto che a quello che dicevano; non soltanto perché, nella corruzione dei nostri costumi, vi sono poche persone che vogliano dire tutto quello che credono, ma anche perché molte volte lo ignorano esse stesse; giacché, essendo l'atto del pensiero con cui si crede una cosa, diverso sa quello con cui si sa di crederla, spesso l'uno è senza l'altro. (III; 1937, pp. 42-43)
*La mia terza massima era di cercare di vincere me stesso piuttosto che la [[fortuna]], e di cambiare i miei desideri piuttosto che l'ordine del mondo; e, in generale, di abituarmi a credere che non c'è nulla che sia interamente in nostro possesso se non i nostri pensieri, sicché quando abbiamo fatto del nostro meglio, rispetto alle cose fuori di noi, tutto quello che non ci riesce è per noi assolutamente impossibile. (parte III; 1996)
*Dal momento che ora desideravo occuparmi soltanto della ricerca della verità, pensai che dovevo fare proprio il contrario e rigettare come assolutamente falso tutto ciò in cui potevo immaginare il minimo [[dubbio]], e questo per vedere se non sarebbe rimasto, dopo, qualcosa tra le mie convinzioni che fosse interamente indubitabile. (parte IV; 1996)
*Anche quella che ho assunto poc'anzi come regola, cioè che le cose che concepiamo molto chiaramente e distintamente sono tutte vere, non è certa se non perché Dio è o esiste, perché è un essere perfetto e perché da Lui riceviamo tutto quello che è in noi. (parte IV; 1996)
*Questa proposizione: ''Io sono, io esisto'', è necessariamente vera tutte le volte che la pronuncio, o che la concepisco nel mio spirito.
:''Cette proposition : Je suis, j'existe, est nécessairement vraie, toutes les fois que je la prononce ou que je la conçois en mon esprit''. (parte IV, 1637)
*Qui in particolare mi ero fermato per far vedere che se ci fossero macchine con organi e forma di scimmia o di qualche altro animale privo di ragione, non avremmo nessun mezzo per accorgerci che non sono in tutto uguali a questi animali; mentre se ce ne fossero di somiglianti ai nostri corpi e capaci di imitare le nostre azioni per quanto è di fatto possibile, ci resterebbero sempre due mezzi sicurissimi per riconoscere che, non per questo, sono uomini veri. In primo luogo, non potrebbero mai usare parole o altri segni combinandoli come facciamo noi per comunicare agli altri i nostri pensieri. Perché si può ben concepire che una macchina sia fatta in modo tale da proferire parole, e ne proferisca anzi in relazione a movimenti corporei che provochino qualche cambiamento nei suoi organi; che chieda, ad esempio, che cosa si vuole da lei se la si tocca in qualche punto, o se si tocca in un altro gridi che le si fa male e così via; ma non si può immaginare che possa combinarle in modi diversi per rispondere al senso di tutto quel che si dice in sua presenza, come possono fare gli uomini, anche i più ottusi. L'altro criterio è che quando pure facessero molte cose altrettanto bene o forse meglio di qualcuno di noi, fallirebbero inevitabilmente in altre, e si scoprirebbe cosí che agiscono non in quanto conoscono, ma soltanto per la disposizione degli organi. (parte V; 1996)
*Ogni [[problema]] che ho risolto è diventato regola che è servita più tardi per risolvere altri problemi.<ref>Citato in Ravi Kalakota, Marcia Robinson, ''Mobile business'', Apogeo, 2002, [http://books.google.it/books?id=aR1wssr57m8C&pg=PA115 p. 115].</ref>