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*Il vangelo schopenhaueriano della rinuncia non è molto coerente né molto sincero. [...] E neppure è sincera la sua dottrina, se ci è lecito giudicare dalla vita di Schopenhauer. Abitualmente pranzava bene, ad un buon ristorante; ebbe molti amori triviali, sensuali, ma non appassionati; era eccezionalmente litigioso ed avaro fuori dal comune. Una volta lo annoiava una cucitrice di una certa età che stava chiacchierando con una amica fuori della porta del suo appartamento. Egli la gettò giù dalle scale, causandole lesioni permanenti. Ella ottenne una sentenza che lo costringeva a pagarle una certa somma (15 talleri) ogni trimestre finché viveva. Quando alfine ella morì, dopo 20 anni, Schopenhauer annotò nel suo libro dei conti: «''Obit anus, abit onus''».<ref>«La vecchia muore, il debito cessa».</ref> È difficile trovare nella sua vita prove di una qualunque virtù, tranne l'amore per gli animali, che spinse fino al punto di opporsi alla vivisezione nell'interesse della scienza. Sotto tutti gli altri aspetti era un completo egoista. È difficile credere che un uomo profondamente convinto della virtù dell'ascetismo e della rassegnazione non abbia mai fatto nessun tentativo d'applicare nella pratica le sue convinzioni. ([[Bertrand Russell]])
*Non era bello: gli sciocchi avrebbero potuto definirlo piuttosto brutto. Ma appariva grandioso, se si capiva l'espressione della sua bellezza interiore. Allora non si poteva staccare lo sguardo da lui, non ci si poteva sottrarre alla forza e al potere della sua affascinante personalità. E come parlava!<br />Chi non l'ha mai sentito parlare non può farsene un'idea. Certo, ci sono alcuni che parlano bene e in maniera vivace; ma il suo discorso era unico, era la vita stessa. Sapeva metterci la più profonda serietà e la più grande bellezza; e ogni argomento da lui trattato acquistava una nuova colorazione, acquistava carattere e contenuto mediante la sua parola e il suo modo di vedere. A chi sapeva qualche cosa di filosofia, le sue cristalline esposizioni riuscivano comprensibili. Il suo modo di colloquiare dava un'impressione di classicità: certamente gli antichi saggi, esperti nell'arte della conversazione, avevano parlato come Schopenhauer. Possedeva una memoria straordinaria e la facoltà di entusiasmarsi. In breve, la sua parola parlata era all'altezza di quella scritta; e il discepolo, che lo avvicinava per la prima volta, era pieno di stupefatta ammirazione.<ref>Citato in Anacleto Verrecchia, ''Colloqui'', p. 122.</ref> (Adam Ludwing von Doß)
*Quattro nomi sopravviveranno a tutti gli attacchi e ai sovvertimenti dei tempi a venire, e tramonteranno soltanto con l'umanità, i nomi di Buddha, Cristo, Kant e Schopenhauer. ([[Philipp Mainländer]])
 
===[[Francesco De Sanctis]]===
Utente anonimo