Differenze tra le versioni di "Papa Leone XIII"

*Senza dubbio meno geniale di quanto lo abbiano giudicato molti suoi contemporanei e apologisti, Leone XIII era indiscutibilmente un uomo superiore. Possedeva un'intelligenza lucida e perspicace, nutrita di mezzo secolo di letture e di riflessioni sullo spettacolo delle vicissitudini della Chiesa e del mondo, sorretta da una memoria notevole. Preoccupato di poter disporre delle più ampie informazioni, sapeva porre le domande giuste e amava confrontare le sue idee con quelle dei suoi interlocutori per poterle affinare. Pur soppesando accuratamente il pro e il contro, sapeva infervorarsi per i grandi progetti e disegnarne con entusiasmo le linee generali prima ancora di valutarne le difficoltà. Anche quando con l'avanzare dell'età divenne più sensibile alle lusinghe, sapeva a occhio e croce giudicare con perspicacia le qualità e i difetti dei suoi collaboratori e utilizzarli a ragion veduta. ([[Roger Aubert]])
*Si direbbe che, con gli anni, con la scomparsa di Umberto<ref>Umberto I di Savoia, padre di Vittorio Emanuele III.</ref> e l'avvento di Vittorio Emanuele III, quello assai {{sic|vòlto}} a religione e questo piuttosto indifferente, riaffiorasse in Leone, nell'uomo che pure esisteva sotto il manto papale, un fondo come di rancore, per la ferita sempre aperta di Porta Pia; che in lui tornasse a riprender forza l'idea di certe rivendicazioni, se risponde al vero quel che pochi mesi prima di morire egli avrebbe detto ad un alto personaggio della Chiesa su la necessità del potere temporale. ([[Gioacchino Volpe]])
*Va ricordato che la più autorevole storiografia ha riconosciuto nella mentalità e nel comportamento di Leone XIII anche dei caratteri propri dell'antico regime; si è osservato come la sua cultura fosse, per alcuni aspetti, antiquata, cioè settecentesca più che ottocentesca, di derivazione francese più che tedesca; che in sostanza fosse classica, teologica e giuridica più che storica e filosofica. Tutto ciò potrebbe senza dubbio spiegare alcune delle difficoltà che Leone incontrò, durante il tentativo di attuazione del proprio grandioso progetto, nella cultura e nella società del suo tempo. ([[Fausto Fonzi]])
*Vincenzo Gioacchino Pecci, già come arcivescovo di Perugia, aveva preso chiaramente posizione contro lo sfruttamento degli operai. La sua enciclica {{NDR|la ''Rerum novarum''}} divenne un evento che eccitò l'opinione pubblica. Essa si prestava a interpretazioni liberali e conservatrici come pure a letture etiche e social-etiche. Da una parte Leone XIII difese la proprietà privata e si dichiarò contro l'utopia dell'uguaglianza. Dall'altra, attribuì alla proprietà una funzione sociale, partendo dai diritti borghesi e politici dei lavoratori e dalla loro pretesa per una giusta ricompensa. ([[Winfried Becker]])
 
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