Differenze tra le versioni di "Franklin Delano Roosevelt"

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==Citazioni di Franklin Delano Roosevelt==
*Abbiamo sempre saputo che l'incurante tornaconto personale non è etico; ora sappiamo che nuoce all'economia. (citato<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro del business'', traduzione di Martina Dominici e Sonia Sferzi, Gribaudo, 2018, p. 223. ISBN 9788858016589)</ref>
*Avevano cominciato a considerare il governo degli Usa come una mera appendice dei loro affari. Ora sappiamo che il governo esercitato dalla finanza organizzata è altrettanto pericoloso del governo della malavita organizzata. (al<ref>Al Madison Square Garden, 1936; citato in Marcello De Cecco, Roberta Carlini, ''Alla radice della crisi'', ''il manifesto'', 5 dicembre 2008).</ref>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} È altamente improbabile che un [[aeroplano]], o una flotta di essi, possa mai affondare una flotta della Marina [Militare] in assetto da battaglia.
:''It is highly unlikely that an airplane, or a fleet of them, could ever sink a fleet of Navy vessels under battle conditions.'' (<ref>New York, 1922<ref>;{{en}} Citato in Christopher Cerf e Victor Navasky, ''The Experts Speak'', New York, Villard, 1998, p. 267. ISBN 0-679-77806-3</ref>)
*Fai quello che puoi con quello che hai nel posto in cui sei. (citato<ref>Citato nel programma televisivo ''Che tempo che fa'', RaiTre, 8 gennaio 2011 e in [[Luciana Littizzetto]], ''I dolori del giovane Walter'', Mondadori, 2010).</ref>
*In questo 10 giugno, la mano che teneva il pugnale l'ha affondato nella schiena del suo vicino. (commentando<ref>Commentando la dichiarazione di guerra dell'Italia contro Gran Bretagna e Francia, Washington 10 giugno 1940; citato in [http://www.storiaxxisecolo.it/secondaguerra/sgmcampagnafrancia.htm storiaxxisecolo.it])</ref>
*La Conferenza di Crimea è stata un momento di svolta nella nostra storia e perciò nella storia del mondo. Presto al Senato degli Stati Uniti e al popolo americano sarà presentata una grande decisione che determinerà il destino degli Stati Uniti, e del mondo, per generazioni a venire [...]. Venticinque anni fa i combattenti americani attesero che gli statisti del mondo completassero il lavoro per quella pace per cui essi avevano combattuto sofferto. Fallirono, mancammo entrambi gli obiettivi. Non possiamo sbagliare ancora e sperare che il mondo possa ancora sopravvivere. La Conferenza di Crimea [...] dovrebbe segnare la fine del sistema delle iniziative unilaterali, delle alleanze esclusive, delle sfere di influenza, della ''balance of power'', e di tutti gli altri espedienti che per secoli sono stati provati e sempre hanno fatto fallimento. A tutti questi sistemi ci proponiamo di sostituire un'organizzazione universale alla quale possono aderire tutte le nazioni amanti della pace nel mondo.<ref>Citato in Ennio Di Nolfo, ''Storia delle relazioni internazionali. {{small|Dal 1918 ai giorni nostri}}'', Editori Laterza, Roma, 2008, pag. 545. ISBN 978-88-420-8734-2</ref>
*La prova del nostro progresso non è quella di accrescere la ricchezza di chi ha tanto, ma di dare abbastanza a chi ha troppo poco.
:''The test of our progress is not whether we add more to the abundance of those who have much; it is whether we provide enough for those who have too little.''<ref>{{en}} Dal discorso inaugurale del proprio secondo mandato, 20 gennaio 1937; riportato in ''[http://www.presidency.ucsb.edu/ws/index.php?pid=15349 Presidency.ucsb.edu]''.</ref>
*La sconfitta della [[Germania]] significa la sconfitta del [[Giappone]], probabilmente senza sparare un colpo o perdere una vita.
:''Defeat of Germany means defeat of Japan, probably without firing a shot or losing a life.''<ref>{{en}} Citato in [[Winston Churchill]], ''The Hinge of Fate'', New York, Bantam Books, 1962, p. 386</ref>
*Più che una fine della [[guerra]], vogliamo una fine dei principi di tutte le guerre (messaggio radiofonico alla nazione per il Jefferson Day, 13 aprile 1945)
*{{NDR|A un giornalista che gli chiedeva quale fosse la sua filosofia politica}} Sono un cristiano e un democratico – ecco tutto. (citato in Frances Perkins, ''The Roosevelt I Knew'', Harper Colophon Books)
*Quindi, prima di tutto, lasciatemi esprimere la mia ferma convinzione che l'unica cosa di cui dobbiamo avere [[paura]] è la paura stessa.
:''So, first of all, let me assert my firm belief that the only thing we have to fear is fear itself''. (dal ''[http://historymatters.gmu.edu/d/5057/ First Inaugural Address]'' per il ''New Deal''<!--discorso inaugurale del proprio mandato-->, 4 marzo 1933)
*Nessuna impresa che dipenda, per il suo successo, dal pagare i suoi lavoratori meno di quanto serva loro per vivere ha diritto di sopravvivere in questo Paese.
:''No business which depends for existence on paying less than living wages to its workers has any right to continue in this country''. (dal<ref>Dal discorso sul National Industrial Recovery Act, 16 giugno 1933; citato in ''[http://web.archive.org/web/20030628074512/http://www.fdrlibrary.marist.edu/odnirast.html FdrLibrary.edu]'').</ref>
*Più che una fine della [[guerra]], vogliamo una fine dei principi di tutte le guerre (messaggio.<ref>Messaggio radiofonico alla nazione per il Jefferson Day, 13 aprile 1945).</ref>
*In questo 10 giugno, la mano che teneva il pugnale l'ha affondato nella schiena del suo vicino. (commentando la dichiarazione di guerra dell'Italia contro Gran Bretagna e Francia, Washington 10 giugno 1940; citato in [http://www.storiaxxisecolo.it/secondaguerra/sgmcampagnafrancia.htm storiaxxisecolo.it])
*Quindi, prima di tutto, lasciatemi esprimere la mia ferma convinzione che l'unica cosa di cui dobbiamo avere [[paura]] è la paura stessa.
*Fai quello che puoi con quello che hai nel posto in cui sei. (citato nel programma televisivo ''Che tempo che fa'', RaiTre, 8 gennaio 2011 e in [[Luciana Littizzetto]], ''I dolori del giovane Walter'', Mondadori, 2010)
:''So, first of all, let me assert my firm belief that the only thing we have to fear is fear itself''. (dal<ref>Dal ''[http://historymatters.gmu.edu/d/5057/ First Inaugural Address]'' per il ''New Deal''<!--discorso inaugurale del proprio mandato-->, 4 marzo 1933).</ref>
*La prova del nostro progresso non è quella di accrescere la ricchezza di chi ha tanto, ma di dare abbastanza a chi ha troppo poco.
:''The test of our progress is not whether we add more to the abundance of those who have much; it is whether we provide enough for those who have too little.''<ref>{{en}} Dal discorso inaugurale del proprio secondo mandato, 20 gennaio 1937; riportato in ''[http://www.presidency.ucsb.edu/ws/index.php?pid=15349 Presidency.ucsb.edu]''.</ref>
*Se [[Joseph P. Kennedy|Joe Kennedy]] fosse al potere, ci darebbe una forma di governo [[fascismo|fascista]]. Organizzerebbe un piccolo ma potente comitato presieduto da sé stesso con cui guidare il paese senza far troppo caso al Congresso.<ref>Citato in Edward Klein, ''La maledizione dei Kennedy'', Milano, Mondadori, 2007, p. 132. ISBN 978-88-04-53311-5</ref>
*{{NDR|A un giornalista che gli chiedeva quale fosse la sua filosofia politica}} Sono un cristiano e un democratico – ecco tutto. (citato<ref>Citato in Frances Perkins, ''The Roosevelt I Knew'', Harper Colophon Books).</ref>
*La Conferenza di Crimea è stata un momento di svolta nella nostra storia e perciò nella storia del mondo. Presto al Senato degli Stati Uniti e al popolo americano sarà presentata una grande decisione che determinerà il destino degli Stati Uniti, e del mondo, per generazioni a venire [...]. Venticinque anni fa i combattenti americani attesero che gli statisti del mondo completassero il lavoro per quella pace per cui essi avevano combattuto sofferto. Fallirono, mancammo entrambi gli obiettivi. Non possiamo sbagliare ancora e sperare che il mondo possa ancora sopravvivere. La Conferenza di Crimea [...] dovrebbe segnare la fine del sistema delle iniziative unilaterali, delle alleanze esclusive, delle sfere di influenza, della ''balance of power'', e di tutti gli altri espedienti che per secoli sono stati provati e sempre hanno fatto fallimento. A tutti questi sistemi ci proponiamo di sostituire un'organizzazione universale alla quale possono aderire tutte le nazioni amanti della pace nel mondo.<ref>Citato in Ennio Di Nolfo, ''Storia delle relazioni internazionali. {{small|Dal 1918 ai giorni nostri}}'', Editori Laterza, Roma, 2008, pag. 545. ISBN 978-88-420-8734-2</ref>
 
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