Differenze tra le versioni di "Indro Montanelli e Mario Cervi"

→‎Citazioni: NDR: EIAR
(→‎Citazioni: Badoglio: l'annuncio dell'armistizio (8 settembre))
(→‎Citazioni: NDR: EIAR)
*Le prime epurazioni {{NDR|caduto il fascismo}} furono, come è regola in Italia, toponomastiche e costituzionali. Vie, navi, stadi, città cambiarono nome. Vennero subito aboliti il Partito fascista, il Gran Consiglio, la Camera dei fasci e delle corporazioni, il Tribunale speciale, la tassa sul celibato, le norme spiccatamente totalitarie dei codici. Ci si dimenticò di revocare la più grossa di tutte le vergogne fasciste, le [[Leggi razziali fasciste|leggi razziali]]: oppure si preferì non farlo per non provocare la Germania. L'alleato doveva essere blandito, nelle ore in cui Hitler nella sua «tana del lupo» urlava «tradimento, tradimento». (cap. 14, 2005, p. 259)
*Nella difesa di Roma erano caduti, secondo i dati ufficiali del ministero della Difesa, 171 militari e 241 civili (Zangrandi ha contestato queste cifre secondo lui minimizzatrici e ha parlato di almeno 1.000 militari e 500 civili). Il loro sacrificio fu commovente e, sul piano morale, importante. Per i tedeschi la neutralizzazione delle Forze Armate italiane si risolse in una immensa operazione di polizia, contrassegnata da episodi di insensata ferocia, come lo sterminio della divisione ''Acqui'' a Cefalonia. Per realizzarla diedero e rinnegarono più volte, con cinismo, la loro parola d'onore e la loro firma. Il 7 novembre 1943 il generale Todi, occupandosi dell'Italia in un suo rapporto sulla situazione strategica, confessò che l'8 settembre «forse per la prima volta in questa guerra non seppi cosa proporre al Führer», aggiunse che «quanto più la truppa e i comandi tedeschi furono ingannati tanto più dura fu la reazione», e diede le cifre del colossale rastrellamento: disarmate «sicuramente» 51 divisioni, «probabilmente» altre 29, prigionieri 547 mila di cui 34.744 ufficiali, un bottino di un milione 255 fucili, 38 mila mitragliatrici, 10 mila cannoni, 15.500 automezzi, 970 mezzi corazzati, 67 mila cavalli e muli, 2.867 aerei di prima linea e 1.686 di altro tipo (dato stupefacente e gonfiato), 10 torpediniere e cacciatorpediniere e 51 unità minori della Marina, vestiario per cinquecentomila uomini. «Sono state reperite – concluse il rapporto – materie prime in quantità molto superiore a quelle che ci si poteva aspettare alla luce delle incessanti richieste economiche italiane.»
*Verso le 19,30 {{NDR|Badoglio}} entrò nell'auditorio O {{NDR|dell'EIAR}}, dove era stato convocato lo ''speaker'' Giovan Battista Arista. Furono messe in onda marce militari e canzonette mentre avveniva la registrazione. Con voce neutra Arista presentò il maresciallo, la cui voce abbastanza ferma lesse finalmente il testo concordato: «Il governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la schiacciante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi danni alla nazione, ha chiesto l'armistizio al generale Eisenhower... La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza».<br>Erano le 19,45. L'Italia s'illuse che la guerra fosse finita. (cap. 18, 2005, p. 309)
*{{NDR|Dopo l'annuncio dell'armistizio dell'8 settembre}} Ambrosio stabilì che se i tedeschi ripiegavano verso il nord conveniva non infastidirli (cosa importava delle unità del nord e di oltrefrontiera?). Con un telescritto nella notte incitò le truppe a non farsi disarmare, ma si rifiutò di dare formale esecuzione alla memoria op. 44 perché quell'ordine spettava al Capo del governo {{NDR|[[Pietro Badoglio]]}}, che non sapeva dove trovare (era a poche decine di metri di distanza, nello stesso palazzo, e dormiva). L'ultimo ordine di Ambrosio prescrisse: «Ad atti di forza reagire con la forza». (cap. 18, 2005, pp. 311-313)
*Jodl non menzionò i morti: non si saprà mai esattamente quanti furono. La storia di questo collasso tragico è strettamente legato agli avvenimenti del buio periodo di Salò e del Regno del Sud. Ci ripromettiamo di riparlarne nel prossimo volume. I capi politici e militari italiani non riuscirono a ingannare e a sorprendere i tedeschi, ma ingannarono, sorpresero e abbandonarono i loro soldati.
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