Apri il menu principale

Modifiche

*Mi creda, mister Richard: in quel giorno del Giudizio il nostro leale e umile popolo diede a sua maestà una straordinaria prova di lealtà. Quando quei pazzi traditori abbandonarono il Palazzo dirigendosi verso il bosco, la popolazione, istigata dal nostro patriarca, si lanciò all'inseguimento. Non avevano carri armati né cannoni: ognuno afferrava al volo pietre, lance, pugnali e, in preda all'odio e al furore, si precipitava dietro ai fuggiaschi. Quella povera gente di strada, alla quale il nostro sovrano elargiva le sue elemosine, cominciò a spaccare le teste dei mascalzoni che volevano privarli del loro dio per sostituirlo con chissà quale altra esistenza. Senza sua maestà, chi avrebbe distribuito elemosine al popolo, chi lo avrebbe incoraggiato con parole di conforto? (p. 77)
*In quegli anni circolavano due diverse immagini di [[Haile Selassie|Hailè Selassiè]]. Una, quella nota all'opinione pubblica internazionale, presentava l'imperatore come un monarca esotico ma capace, dotato di un'energia inesauribile, di una mente acuta e di una profonda sensibilità; un uomo che si era opposto a [[Benito Mussolini|Mussolini]], aveva riconquistato l'impero e il trono, e nutriva l'ambizione di sviluppare il proprio paese e di svolgere nel mondo un ruolo di rilievo. L'altra immagine, formata poco per volta dalla parte più critica, e inizialmente esigua, dell'opinione pubblica interna, lo mostrava come un monarca deciso a difendere il potere con ogni mezzo; ma soprattutto come un demagogo e un padre padrone che, con i fatti e con le parole, mascherava la corruzione, l'ottusità e il servilismo della classe dirigente da lui stesso creata e blandita. Le due immagini, come spesso succede, erano vere entrambe. Hailè Selassiè aveva una personalità complessa: per taluni piena di fascino, per altri odiosa; certuni lo adoravano, altri lo maledicevano. Governava un paese che conosceva solo i metodi più brutali per conquistare (o per conservare) il potere, e dove le libere elezioni erano sostituite da pugnali e veleni, e le libere discussioni da forche e fucilazioni. Lui stesso era un prodotto di quella tradizione, alla quale a suo tempo aveva fatto ricorso. Tuttavia si rendeva conto che in tutto ciò c'era qualcosa di stonato e di incompatibile con il mondo nuovo. Non potendo certo modificare il sistema che lo manteneva al potere (e per lui il potere veniva prima di ogni altra cosa), ricorreva alla demagogia, al cerimoniale e a quei discorsi sullo sviluppo così assurdi in un paese tanto povero e arretrato. Uomo simpatico, politico astuto, padre tragico e avaro patologico, condannava a morte gli innocenti e graziava i colpevoli: capricci del potere, tortuose manovre di Palazzo, ambiguità e misteri che nessuno riuscirà mai a decifrare. (p. 105)
*Maggio, ossia l'ultima scadenza per il giuramento del governo [[Endelkachew Makonnen|Maconnen]], era alle porte. Il protocollo imperiale comunicò i suoi dubbi circa il fatto che la cerimonia potesse aver luogo, visto che metà dei ministri era in prigione o era fuggita all'estero, oppure non si era più fatta viva a Palazzo. Quanto al primo ministro, gli studenti gli inveivano contro e lo prendevano a sassate, perché Maconnen non aveva mai saputo conquistarsi le simpatie del popolo. Subito dopo la promozione, si era gonfiato come un pallone divenendo tronfo e borioso, mentre lo sguardo gli si era fatto distante e altezzoso al punto che non vedeva niente e non si lasciava avvicinare da nessuno. Passava a testa alta nei corridoi e faceva qualche comparsa nei salotti, dai quali usciva scostante e inaccessibile come vi era entrato. Ovunque andasse, veniva venerato, assecondato, osannato e incensato come un dio. Ma, già allora era chiaro che Maconnen, odiato com'era da studenti e militari, non sarebbe durato a lungo. (L.C.: p. 132)
*Sulle prime, i membri del [[Derg]] agirono nella massima segreteza, senza neanche sapere su quanta parte dell'esercito avrebbero potuto contare. [...] Avevano dalla loro operai e studenti, circostanza importante; ma la maggior parte dei generali e degli alti ufficiali, ossia quelli che comandavano e davano gli ordini, era contro di loro. (p. 142)
*Il Derg stesso non era totalmente omogeneo: pur essendo tutti uniti nel voler liquidare il Palazzo e cambiare il sistema anacronistico e obsoleto che andava avanti per forza di inerzia, gli ufficiali non riuscivano a trovare un accordo sulla sorte del sovrano. (p. 143)
10 182

contributi