Differenze tra le versioni di "Max Brooks"

*Chi pensa alla [[Central Intelligence Agency|CIA]], probabilmente immagina due dei nostri miti più popolari e duraturi. Il primo è che la nostra missione è perlustrare il globo in cerca di ogni plausibile minaccia contro gli Stati Uniti, e il secondo è che abbiamo il potere di portare a termine il primo. Questo mito è il sottoprodotto di un'organizzazione che, per sua stessa natura, deve esistere e operare in segreto. Il segreto è un vuoto e niente può riempire un vuoto meglio delle congetture paranoiche. «Ehi, hai sentito chi ha ucciso tal dei tali? Ho sentito che è stata la CIA. Ehi, e che mi dici del colpo di stato nella repubblica delle banane? Deve essere stata la CIA. Ehi, fai attenzione quando visiti quel sito, lo sai chi tiene un file con tutti i siti visitati da chiunque? La CIA!». Questa è l'immagine che la gente aveva di noi prima della guerra, un'immagine che eravamo più che felici di incoraggiare. Volevamo che i cattivi sospettassero di noi, che ci temessero, e che magari ci pensassero due volte prima di provare a far del male a uno qualunque dei nostri cittadini. Questo era il vantaggio di essere visti come una sorta di polipo onnisciente. L'unico svantaggio era che anche la nostra gente credeva in quell'immagine, così ogni volta che da qualche parte succedeva qualcosa senza alcun preavviso, verso chi pensa venisse puntato il dito? (Bob Archer, p. 52)
*La verità è che la Central Intelligence Agency e gli altri servizi ufficiali e no degli Stati Uniti non sono mai stati degli ''illuminati'' globali che vedono tutto e sanno tutto. Tanto per cominciare, non abbiamo mai avuto finanziamenti sufficienti. Anche durante la guerra fredda, nei giorni degli assegni di banco, non era fisicamente possibile avere occhi e orecchie in ogni stanza di servizio, grotta, vicolo, bordello, bunker, ufficio, casa, macchina e risaia dell'intero pianeta. Non mi fraintenda, non voglio dire che eravamo impotenti, e forse abbiamo davvero alcuni dei meriti che i nostri estimatori e i nostri critici ci hanno attribuito nel corso degli anni. Ma se si mettono insieme tutte le balzane teorie dietrologiche, da Pearl Harbour fino al giorno prima del Grande panico, allora si ottiene un'organizzazione più potente non solo degli Stati Uniti, ma di tutte le forze unite dell'intera razza umana. (Bob Archer, p. 53)
*Nei regimi [[Totalitarismo|totalitari]] - comunismo, fascismo, fondamentalismo religioso - il supporto popolare viene dato per scontato. Lì possono cominciare una guerra, la possono portare avanti, possono mettere chiunque in uniforme per quanto gli pare senza mai doversi preoccupare nemmeno della più blanda reazione politica. In una [[democrazia]] è l'esatto contrario. Il supporto pubblico deve essere ben gestito, come ogni risorsa nazionale limitata. Bisogna spenderlo con saggezza, con parsimonia, cercando di ottenere il massimo risultato dall'investimento. L'America è particolarmente sensibile alla stanchezza che una guerra comporta, e niente scatena una reazione violenta come la percezione della sconfitta. Dico "percezione" perché l'America è per tanti versi la società del tutto o niente. Ci piacciono le grandi vittorie, i touchdown, i ko al primo round. Ci piace sapere, e far sapere a tutti, che la nostra vittoria è stata non solo indiscussa, ma assolutamente schiacciante. Altrimenti... be'... guardi in che ondizionicondizioni eravamo prima del Panico. Non avevamo perso l'ultima "scaramuccia" {{NDR|la [[guerra in Iraq]]}}, tutt'altro. Avevamo in realtà portato a termine un compito molto difficile, con pochissime risorse e in condizioni estremamente sfavorevoli. Avevamo vinto, ma il popolo non la vide in questo modo perché non era stata il ''blitzkrieg'' che il nostro spirito nazionale esigeva. Era passato troppo tempo, era stato speso troppo denaro, erano state perse o irrimediabilmente danneggiate troppe vite. Non avevamo semplicemente sperperato tutto il nostro supporto nazionale, eravamo finiti profondamente in rosso. (Travis D'Ambrosia, p. 57)
*La [[Russia]], la mia Russia, non era altro che un casino apolitico. Vivevamo nel caos e nella corruzione, campavamo alla giornata. Nemmeno l'esercito era un bastione del patriottismo; era un posto dove imparare un mestiere, procurarsi da mangiare e da dormire, e magari tirare anche su un po' di soldi da mandare a casa quando il governo decideva che era opportuno pagare i soldati. «Giuramento di proteggere la madrepatria»? Queste non erano parole della mia generazione. Si sentivano dai vecchi veterani della Grande Guerra Patriottica, quei derelitti fuori di testa che un tempo assediavano la Piazza Rossa con le loro lacere bandiere sovietiche e le sfilze di medaglie appuntate alle loro uniformi scolorite e mangiate dalle tarme. Quella frase sul dovere verso la madrepatria era una barzelletta. (Maria Zhuganova, p. 83)
*Mi ricordo che stavo accanto a questo tizio, Sergei, un miserabile, enorme figlio di puttana con la faccia triste. Le sue storie su come era cresciuto in Russia mi avevano convinto che non tutte le cloache del Terzo Mondo dovevano essere ai tropici. (T. Sean Collins, p. 87)
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