Differenze tra le versioni di "Max Brooks"

*Nell'ottobre del 1973, quando gli arabi ci attaccarono a sorpresa buttandoci quasi nel Mediterraneo, avevamo tutti i rapporti dell'intelligence, tutti i segnali di allarme, e ci eravamo semplicemente "distratti". Non avevamo neppure preso in considerazione l'eventualità di un assalto convenzionale a oltranza coordinato da più nazioni, soprattutto non durante la più sacra delle nostre festività.<br>La chiami pure stagnazione, rigidità, o imperdonabile mentalità da gregge. Si immagini un gruppo di persone che fissano tutte una scritta su un muro, e si congratulano a vicenda per come hanno letto le parole correttamente. Ma dietro a questo gruppo c'è uno specchio la cui immagine mostra il vero messaggio di quella scritta. Nessuno guarda lo specchio. Nessuno pensa che sia necessario. Bene, dopo aver quasi permesso agli arabi di finire quello che aveva cominciato Hitler, ci rendemmo conto che quell'immagine speculare non solo era necessaria, ma doveva caratterizzare per sempre la nostra politica nazionale. Dal 1973 in poi se nove analisti dell'intelligence giungevano alla stessa conclusione, era dovere del decimo non essere d'accordo. Non importa quanto una possibilità possa essere inverosimile o esagerata, uno deve sempre scavare più a fondo. Se la centrale nucleare di un paese vicino può essere usata per la produzione di plutonio adatto all'utilizzo bellico, tu scavi; se girano voci di un dittatore che sta costruendo un cannone così grande da poter lanciare proiettili all'antrace da un paese all'altro, tu scavi; e se c'è anche la minima possibilità che i cadaveri comincino a rianimarsi diventando fameliche macchine di morte, tu scavi e scavi fino a trovare la verità assoluta. (Jurgen Warmbrunn, p. 40)
*Non è questo che siamo? Semplicemente un cervello tenuto in vita dalla macchina complessa e vulnerabile che chiamiamo corpo? Il cervello non può sopravvivere se anche una sola parte di questa macchina viene distrutta o privata di sostanze necessarie come il cibo o l'ossigeno. Questa è la sola differenza scientifica tra noi e i "non morti". Il loro cervello non ha bisogno di un sistema di supporto per sopravvivere, così è necessario attaccare l'organo stesso. (Jurgen Warmbrunn, p. 41)
*Chi pensa alla [[Central Intelligence Agency|CIA]], probabilmente immagina due dei nostri miti più popolari e duraturi. Il primo è che la nostra missione è perlustrare il globo in cerca di ogni plausibile minaccia contro gli Stati Uniti, e il secondo è che abbiamo il potere di portare a termine il primo. Questo mito è il sottoprodotto di un'organizzazione che, per sua stessa natura, deve esistere e operare in segreto. Il segreto è un vuoto e niente può riempire un vuoto meglio delle congetture paranoiche. «Ehi, hai sentito chi ha ucciso tal dei tali? Ho sentito che è stata la CIA. Ehi, e che mi dici del colpo di stato nella repubblica delle banane? Deve essere stata la CIA. Ehi, fai attenzione quando visiti quel sito, lo sai chi tiene un file cocon tutti i siti visitati da chiunque? La CIA!». Questa è l'immagine che la gente aveva di nonoi prima della guerra, un'immagine che eravamo più che felici di incoraggiare. Volevamo che i cattivi sospettassero di noi, che ci temessero, e che magari ci pensassero due volte prima di provare a far del male a uno qualunque dei nostri cittadini. Questo era il vantaggio di essere visti come una sorta di polipo onnisciente. L'unico svantaggio era che anche la nostra gente credeva in quell'immagine, così ogni volta che da qualche parte succedeva qualcosa senza alcun preavviso, verso chi pensa venisse puntato il dito? (Bob Archer, p. 52)
*La verità è che la Central Intelligence Agency e gli altri servizi ufficiali e no degli Stati Uniti non sono mai stati degli ''illuminati'' globali che vedono tutto e sanno tutto. Tanto per cominciare, non abbiamo mai avuto finanziamenti sufficienti. Anche durante la guerra fredda, nei giorni degli assegni di banco, non era fisicamente possibile avere occhi e orecchie in ogni stanza di servizio, grotta, vicolo, bordello, bunker, ufficio, casa, macchina e risaia dell'intero pianeta. Non mi fraintenda, non voglio dire che eravamo impotenti, e forse abbiamo davvero alcuni dei meriti che i nostri estimatori e i nostri critici ci hanno attribuito nel corso degli anni. Ma se si mettono insieme tutte le balzane teorie dietrologiche, da Pearl Harbour fino al giorno prima del Grande panico, allora si ottiene un'organizzazione più potente non solo degli Stati Uniti, ma di tutte le forze unite dell'intera razza umana. (Bob Archer, p. 53)
*Nei regimi [[Totalitarismo|totalitari]] - comunismo, fascismo, fondamentalismo religioso - il supporto popolare viene dato per scontato. Lì possono cominciare una guerra, la possono portare avanti, possono mettere chiunque in uniforme per quanto gli pare senza mai doversi preoccupare nemmeno della più blanda reazione politica. In una [[democrazia]] è l'esatto contrario. Il supporto pubblico deve essere ben gestito, come ogni risorsa nazionale limitata. Bisogna spenderlo con saggezza, con parsimonia, cercando di ottenere il massimo risultato dall'investimento. L'America è particolarmente sensibile alla stanchezza che una guerra comporta, e niente scatena una reazione violenta come la percezione della sconfitta. Dico "percezione" perché l'America è per tanti versi la società del tutto o niente. Ci piacciono le grandi vittorie, i touchdown, i ko al primo round. Ci piace sapere, e far sapere a tutti, che la nostra vittoria è stata non solo indiscussa, ma assolutamente schiacciante. Altrimenti... be'... guardi in che ondizioni eravamo prima del Panico. Non avevamo perso l'ultima "scaramuccia" {{NDR|la [[guerra in Iraq]]}}, tutt'altro. Avevamo in realtà portato a termine un compito molto difficile, con pochissime risorse e in condizioni estremamente sfavorevoli. Avevamo vinto, ma il popolo non la vide in questo modo perché non era stata il ''blitzkrieg'' che il nostro spirito nazionale esigeva. Era passato troppo tempo, era stato speso troppo denaro, erano state perse o irrimediabilmente danneggiate troppe vite. Non avevamo semplicemente sperperato tutto il nostro supporto nazionale, eravamo finiti profondamente in rosso. (Travis D'Ambrosia, p. 57)
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