Differenze tra le versioni di "Stefano Cafaggi"

ortografia
(Cancellato citazione da Proxima Centauri che non è un romanzo o un racconto, ma un cortometraggio girato da Stefano Cafaggi nel 2000, la frase riportata non è di Stefano Cafaggi ma è una citazione di un testo di informatica.)
(ortografia)
 
* Una bambina dai lunghi capelli biondi e ricci, occhi azzurri, indossa una maglietta bianca e le mutandine con i fiocchetti ai lati, è magra e ride. Dice che sbaglio pietre. Tra le mani tiene uno walkman, io non ce l'ho il registratore per le cassette, ma papà me lo compra se mi promuovono all'esame di quinta elementare. Dovrò aspettare un anno intero. La musica non mi piace, mi piace lo walkman e la calcolatrice. Papà aveva una calcolatrice ma io non potevo toccarla perché altrimenti l'avrei rotta. Un giorno papà ci si è seduto sopra e da allora non ha più funzionato. Adesso ho una calcolatrice ma non si vedono i numeri. La ragazzina mi sta vicino e lancia pietre che rimbalzano sull'acqua. Mi porge un sasso piatto e mi dice di provare. La odio. Le strappo il sasso dalla mano, mi sbilancio all'indietro, come [[Robert Redford]], io sono bello come lui, la nonna dice che sono bellissimo e che sembro Redford. Il mio braccio sinistro è teso in avanti, il destro è dietro la schiena. Lancio. Il sasso affonda nell'acqua. La ricciola ride. Perché la mamma non mi chiama? Perché papà non viene a prendermi?... (da ''Troppo Vicina'')
*Il bar nella metropolitana è un'oasi di caldo nei gelidi inverni ed una sauna nelle torride estati. Il locale si distingue per sporcizia, cibo scadente e clientela improbabile, degna di un talk show incentrato sui casi umani.<br/>Dietro la cassa bivacca Giorgio il proprietario, un sessantenne unto e grasso che spaccia caffé, biglietti della metro, cibo maleodorante e sigarette anche ai minori di sedici anni. Dietro al bancone staziona, Gino, detto Pongo, nessuno sa perché. Pongo forse non ha trent'anni, è stempiato ma vanta una lunga coda cavallina, denti storti, gialli, e in numero inferiore al dovuto, le ascelle pezzate dal sudore in qualsiasi stagione. Poco più in là c'è Ezio, barista sui quaranta, tarchiato, capelli folti e costantemente arati da un pettine e tenuti in carraggiata da ettolitri di brillantina... (da ''Metrobar'')
*Una fotografia. Ritrae due ragazzi, maschio e femmina, abbracciati e sorridenti, indossano stupide magliette con Snoopy disegnato sulla pancia. Avranno al massimo diciasettediciassette anni, felici in maniera imbarazzante. I lunghi capelli neri di lei sono mossi dal vento, lentiggini e occhi azzurri, sullo sfondo un mare blu. La ragazza non so chi sia, una volto sconosciuto. Il viso del ragazzo è familiare. Il taglio degli occhi, il mento aguzzo, il naso che tende a sinistra: sono io, almeno venti chili prima di oggi. Non riesco a ricordare la ragazza; mentre il rasoio passa sulle mie guance intuisco nel viso solcato dalle rughe la pelle liscia del ragazzo nella fotografia. Stringo il nodo della cravatta e so che quella maglietta di Snoopy era l'indumento migliore della mia adolescenza. Con la fotografia in tasca, il vento tra i capelli radi, spingo l'acceleratore dell'Alfa spider verso l'ufficio... (da ''L'appartamento'')
 
 
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