Differenze tra le versioni di "Alberto Arbasino"

*[...] da noi, un musulmano ammazzato può ancora fare notizia o scandalo, mentre parecchi cristiani bianchi ammazzati ogni giorno da bianchi cristiani per spacciare la droga fanno per lo più statistica.<ref name=rep10491>Da [http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/04/10/uguali-un-corno.html?ref=search ''Uguali un corno''], ''la Repubblica'', 10 aprile 1991, p. 30.</ref>
*E man mano che arriveranno i milioni di profughi dal comunismo europeo, annunciati e affamati ed extracomunitari come i fratelli di colore, quali considerazioni pratiche e non astratte da dibattito per presentazione di volumetti, potrebbe fornire la sinistra che da tanto e con tante parole intrattiene l'Italia sui nomi e le targhe e non sulla sostanza del proprio fenomeno?<ref name=rep10491/>
*[[Ennio Flaiano|Flaiano]] conosceva meglio di tutti l'ambiente intellettuale di Roma... Ma da dove sono venuti quegli intellettuali che ne "''[[La dolce vita]]"'' dicono quelle stupidaggini tremende? [...] Flaiano sapeva benissimo cosa fosse il salotto Bellonci, chi frequentava la casa di Emilio e Leonetta Cecchi. C'erano signore intellettuali, Paola Masino, i coniugi Graziadei, i D'Avack, tutt'altro tipo di intellettuali rispetto al film, cioè grandi avvocati e signore laureate... Non corrispondono a quei personaggi così ridicoli, nella loro tragicità.<ref name=dolcevita/>
*[[Carlo Emilio Gadda|Gadda]] diceva di sé: "Io non sono né esibitivo né narcissico" e io posso dire la stessa cosa di me. "Low profile" è la parola d'ordine.<ref>Citato in Giulia Borgese, ''Arbasino, un compleanno nelle terre del risotto'', ''Corriere della sera'', 22 gennaio 2000, p. 37.</ref>
*Il sonno della ragione produce [[Ministro|ministri]]. (da ''Matinée: un concerto di poesia'', Garzanti)
*{{NDR|Su ''[[La dolce vita]]''}} Il film ha segnato la fine della vera dolce vita, che non si chiamava così perché il titolo è di Flaiano. Dopo il film arrivarono frotte di turisti, e addio. Una vera tragedia. Lì nacque un'altra battuta di Flaiano: "Vedi, quelli? Credono di essere noi".<ref name=dolcevita/>
*In Italia c'è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di brillante promessa a quella di solito stronzo. Soltanto a pochi fortunati l'età concede poi di accedere alla dignità di venerato maestro.<ref>Citato in Gino & Michele, ''[https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/23/milano-da-jannacci-a-franca-rame-citta-che-muore-e-ci-lascia-qui/634795/ Milano, da Jannacci a Franca Rame, una città che muore e ci lascia qui]'', ''IlFattoQuotidiano.it'', 23 giugno 2013.</ref>
*In lui la componente populistica e quella dannunziana convivevano contribuendo all'essenza di un [[Luchino Visconti|Visconti]] che nel retropalco e nell'isolamento sembravano esattamente la stessa persona. Uno che ideologicamente pendeva per il proletariato, detestava la classe media e respirava circondato dallo sfarzo. Un signorotto di geniale talento, ben allevato da genitori che lo portarono alla Scala fin da bambino, con una sua corte di zelantissimi sottomessi, affannati nell'eseguirne gli ordini. Frequentarlo annoiava e addolorava. Giovanni Testori, un caro amico, era sfruttato malamente. Sul versante teatrale poi, anche se gli dobbiamo spettacoli sommi come Anna Bolena e La sonnambula, l'elenco di quelli infelici ha voci in quantità. A un certo punto, anche dal loggione, prevalse lo strepito collettivo: 'Che palle'.<ref name="pagani" />
*Io agisco regolarmente su due piani: "il piano umano", cioè la vita quotidiana; e il "piano disumano", cioè la [[finzione]] letteraria, le rappresentazioni della fantasia, più, ­e qui viene il bello, quella parte ("adattata") di vita quotidiana che io volgo a profitto della letteratura, sfruttandone gli eventi come contenuti ai fini narrativi.<ref name="anonimo">Da ''L'Anonimo lombardo''.</ref>
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