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Storia del diritto italiano: incipit
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(Storia del diritto italiano: incipit)
*Una differenza sostanziale e profonda, tra il concetto agostiniano dello Stato e quello del medio evo, si era generalmente insinuata nella essenza stessa della vita medievale, in virtù delle nuove teorie, che gli scrittori del periodo carolingio avevano create o rappresentate. Dove lo Stato, per [[Agostino d'Ippona|S. Agostino]], non è che opera ed interesse della città mondana<ref>Onde deriva il senso dispregiativo dello Stato, che emana più volte dalle opere di S. Agostino. {{NDR|N.d.A.}}</ref>; per i politici del secolo IX, lo Stato rappresenta già l'effettuazione del regno divino da uno dei suoi lati, e consegue perciò il valore d'un organo di giustizia e di pace entro la cristianità. (p. 142)
*Nel concetto di Pietro Crasso<ref>Pietro Crasso da Ravenna, giurista della seconda metà del secolo XI.</ref>, la legge canonica e la legge civile tendono a conseguire, rispetto alla loro validità, una parificazione; e si differenziano soltanto, per l'indole della materia che trattano e per gli scopi specifici cui sono rivolte. L'una e l'altra sono di origine divina: il diritto canonico è emanazione degli apostoli e dei loro successori, e si rivolge alle persone e ai negozi ecclesiastici; il diritto civile è opera degli imperatori e dei re e attende alla vita umana e agli interessi secolari; ma l'uno e l'altro devono essere rispettati in comune dal clero e dal popolo, sotto pena di incorrere nel sacrilegio. (p. 203)
 
==[[Incipit]] di ''Storia del diritto italiano''==
La storia del diritto italiano studia il diritto del popolo italiano nel suo svolgimento storico, e ne dà una scientifica trattazione. Essa muove dal momento che segna il sicuro inizio della formazione e della storia del popolo italiano, sorto dalla serie degli antichi popoli ormai commisti ai nuovi invasori; lo segue, salendo, nei varî atteggiamenti assunti allorché esso giunge ad una più omogenea costituzione, finché lo adduce alle forme della sua vita odierna. Limiti estremi di tempo di questa storia sono, dunque, conformemente ai termini accolti nella definizione suesposta, da una parte l'anno 476 d, C., che, con la fine dell'Impero di Occidente, indica la rovina del mondo romano e il nascere d'un popolo nuovo, e dall'altra i tempi nostri. I limiti di spazio sono chiaramente segnati dai confini geografici, che chiudono il territorio, dove si maturarono le creazioni della civiltà italiana. Lungo il corso di questa civiltà si mostrano singolarmente evidenti i vincoli, che collegano alla vita del diritto quella di ogni altra manifestazione sociale: arte, lingua, letteratura, pensiero, costume. <!--(Introduzione, 1. Natura e funzione della storia del diritto italiano, p. 1)-->
 
==Note==
 
==Bibliografia==
*Arrigo Solmi, ''[https://archive.org/details/statoechiesasec00solmgoog/page/n11 Stato e Chiesa secondo gli scritti politici da Carlomagno fino al Concordato di Worms (800-1122) : studio storico e giuridico]'', presso la Direzione dell'Archivio giuridico, Modena, 1901.
 
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