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===''Il ventre di Parigi''===
Lungo il viale deserto, nel profondo silenzio della notte, i carri degli ortolani, diretti verso Parigi, percuotevano con l'eco dei loro monotoni scossoni, a destra e a sinistra, le facciate della case immerse nel sonno dietro i filari confusi degli olmi. Un carro di cavoli e un altro di piselli si erano riuniti sul ponte di Neully ad otto carri di rape e di carote calati da Nanterre; ed i cavalli procedevano a testa bassa, con andatura pigra e uguale rallentata dalla fatica della salita. Su in alto, sdraiati bocconi, sul carico dei legumi, sonnecchiavano i [[Carrettiere|carrettieri]] coi loro mantelli a righe nere e grigie, le redini arrotolate al polsi.
 
{{NDR|Émile Zola, ''Il ventre di Parigi'', traduzione di Maria Teresa Nessi, Garzanti.}}
 
====Luisa Collodi====
Grevaise aveva aspettato alla finestra Lantier fino alle due del [[mattino]]. Poi, tremante di freddo, per essere rimasta, in camicia, esposta all'aria della [[notte]], si era assopita, buttata di traverso sul letto, febbricitante, con le guance bagnate di [[lacrime]]. Da otto [[giorno|giorni]], quando uscivano dal «Veau à deux têtes», dove abitualmente cenavano, lui la spediva a casa a dormire, insieme ai bambini, per ricomparire soltanto a tarda notte, dicendo che era andato a cercare lavoro. Quella [[sera]], mentre ne spiava il ritorno, le era parso di vederlo entrare al ballo del Gran-Balcon, le cui dieci finestre, vividamente illuminate, gettavano un bagliore d'incendio sui bui viali della circonvallazione esterna. Dietro di lui, a pochi passi di distanza, le era sembrato di scorgere la piccola Adèle, un'operaia brunitrice di metalli che di solito cenava al loro stesso ristorante. La ragazza camminava con le mani penzoloni, come se avesse appena lasciato il braccio dell'uomo, per non passare insieme a lui sotto la luce cruda delle lampade appese sopra l'arcata del portone.
 
{{NDR|Émile Zola, ''L'ammazzatoio'' (''L'assommoir''), traduzione di Luisa Collodi, Newton Compton editori, Roma 1995.}}