Differenze tra le versioni di "Francesco Crispi"

(→‎Citazioni su Francesco Crispi: Alberto Maria Ghisalberti)
*A Crispi era stato sempre negato il dono di sedurre le folle, l'arte del convincimento verso le moltitudini: l'asprezza della vecchiaia gli aveva tolto sino i rudimenti di quell'arte. ([[Arturo Carlo Jemolo]])
*Crispi sarà ministro un dì – certo – e forse in epoca non lontana – né sarà dei peggiori che afflissero Italia. ([[Ferdinando Petruccelli della Gattina]])
*Crispi si era, sì, convertito alla monarchia: ma nell'animo era sempre il vecchio cospiratore – amava ripeterlo egli stesso – convinto che l'Italia l'avessero fatta soprattutto Mazzini, Garibaldi e un po' anche lui stesso, con tanto d'inchino, ora sentito, a Vittorio Emanuele II, e che l'egoistico intervento di Napoleone III avesse più complicato che favorito le cose. Momento decisivo dell'unità era stato non il '59<ref>Seconda guerra d'indipendenza italiana del 1859.</ref>, bensì il '60 con la spedizione dei Mille. ([[Federico Chabod]])
*Il 5 marzo {{NDR|1896, dopo la disfatta di Adua}}, alla riapertura della Camera, egli si ritrasse senza neppur tentare di difendere l'opera sua. Era un uomo forte e sopravvisse, esasperato e avvilito, ancora cinque anni, nel silenzio e nel deserto. Indubbiamente era stato un politico di nobili intenzioni, il primo, forse, fra gli uomini di governo della nuova Italia, a indicare alte {{sic|mète}} alla patria. Ma s'era speso nel suo orgoglioso sogno con un ardore senza controllo, dominato com'era dalla sua natura fragorosa e spettacolosa e «pieno di rancori e di vendette» (così lo giudicava [[Domenico Farini]], che pure era a lui legato da profonda amicizia e da comunanza di idee). I fatti avevano ormai confermata la sua intrinseca incapacità di tradurre le proprie idee nella pratica, cioè di commisurare la politica di grandezza ch'egli perseguiva appassionatamente con la miseria delle risorse: in una parola la sua fiammeggiante retorica. ([[Nino Valeri]])
*Il suo patriottismo era ancora ardente e vivo come nella sua giovinezza, la sua passione per la grandezza d'Italia più viva che in altri, ma, anche se le intenzioni erano ottime, troppi preconcetti dottrinari e troppe preoccupazioni di classe ostacolavano in lui la retta visione delle circostanze e la valutazione della azione altrui. Né egli sapeva, difetto grave per un uomo di Stato, proporzionare le possibilità del paese alle difficoltà dei compiti proposti e, interprete di eccessive paure borghesi e conservatrici, non si rendeva conto del significato reale e della importanza sociale delle richieste e delle prime affermazioni operaie. ([[Alberto Maria Ghisalberti]])
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