Differenze tra le versioni di "Caitlin Moran"

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completamento (finalmente!)
(ampliamento (ancora in progress))
(completamento (finalmente!))
* Quasi tutti i pregiudizi che mi ero costruita a tredici anni su ciò che sarei diventata in futuro si sarebbero rivelati un totale spreco di tempo. Quando m'immaginavo adulta, tutto quello che riuscivo a vedere era una persona magra, levigata e tranquilla alla quale...capitavano delle cose. Ero una specie di superprincipessa dotata di carta di credito. Non volevo in alcun modo migliorarmi, né volevo approfondire i miei interessi o imparare grandi lezioni di vita, né (e questa era la cosa più preoccupante) m'interessava scoprire in che cosa ero brava per riuscire un giorno a guadagnarmi la pagnotta. Presumevo che tutte queste cose mi sarebbero state propinate da un adulto, che a un certo punto sarebbe venuto a dirmi che cosa dovevo fare. Io non dovevo preoccuparmi di nulla, non dovevo preoccuparmi di ciò che avrei ''fatto'' in futuro. Ciò di cui invece mi preoccupavo, e su cui rimuginavo di continuo, era ciò che avrei dovuto ''essere''. Pensavo che tutti i miei sforzi dovessero mirare a farmi diventare una donna favolosa, e non una donna che riuscisse a ''fare'' cose favolose. (pp. 298-299)
* Credevo che una volta che fossi stata magra, bella, benvestita, composta e graziosa, tutto il resto sarebbe venuto da sé. [...] Naturalmente, l'idea secondo cui le donne devono soltanto ''essere'' qualcosa mentre gli uomini vanno e ''fanno'' è stata dibattuta all'infinito da chi sostiene che questi siano tratti tipici e imprescindibili dei due sessi. (pp. 299-300)
* Be', per esperienza personale so che il sollievo più grande della mia età adulta mi è arrivato dall'accettazione del fatto che non sarei mai diventata una principessa. Accettare di essere una donna del tutto ordinaria che deve darsi da fare, lavorare sodo ed essere cortese e gentile nei confronti degli altri per ottenere ciò di cui ha bisogno è una rivelazione incredibilmente liberatoria (una volta superata la paralisi iniziale dovuta alla constatazione della vostra ordinarietà). (p. 302)
* Nel mondo moderno i preconcetti che stabiliscono ciò che rende un uomo desiderabile agli occhi di una donna sono inutili e datati, ed è una verità che si deduce anche dal fatto che di solito solo le persone con più di quarant'anni parlano di queste cose. (p. 303)
* Ci sono così tante cose che non possiamo permetterci e a cui ci rassegniamo sospirando per partecipare alla giostra e sentirci «normali», conformi agli altri. Ma a rifletterci bene, se ''tutti'' temono di rivelare come si sentono di fronte a queste cose, ecco che si ritorna al concetto di esperienza condivisa da tutti ma di cui nessuno vuole parlare perché troppo imbarazzante. La classica esperienza che viene tenuta segreta perché nessuno osa dire: «Non prendetemi per pazzo, ma...». (p. 307)
* Ciò che voglio è introdurre forze di mercato radicali. Voglio possibilità di SCELTA. Voglio VARIETÀ. Voglio di PIÙ. Voglio DONNE. Voglio che alle donne spetti una fetta di mondo più larga, sia perché questa sarebbe una situazione più giusta, sia perché il mondo sarebbe migliore e più entusiasmante. Sarebbe un modo di riordinare le cose, di reinventarle. Dovremmo avere le palle (anzi, dovrei dire «le ovaie») di dichiarare: «Sì, il mondo mi piace così com'è, ma dopo aver trascorso ore seduta a osservarlo adesso vorrei toccarlo un po' anch'io. Dobbiamo tutti partecipare a questa esperienza perché ci siamo dentro tutti, nell'umanità». (p. 308)
 
=== [[Explicit]] ===
Volevo scoprire le arcane arti che mi avrebbero reso una donna vera, per trasformarmi in un esempio incantevole di tutte quelle cose che agli inizi - nel mio letto di Wolverhampton, quando avevo tredici anni - mi avevano confuso o stroncato. Una principessa. Una dea. Una musa.<br>Con il passare degli anni, però, mi sono resa conto che ciò che voglio davvero è diventare un essere umano. Un essere umano produttivo, onesto e che viene trattato con cortesia. Uno della Banda, ovviamente, ma con un'acconciatura strabiliante.
 
 
== Note ==
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