Differenze tra le versioni di "Francesco Saverio Nitti"

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*Brissot era invasato dall'idea che la guerra {{sic|dovea}} essere la suprema risorsa della rivoluzione {{NDR|francese}}. Dovunque parlava nell'assemblea nazionale, ai giacobini, nei circoli dimostrava con sicurezza che i popoli di tutta Europa erano sull'esempio dei Francesi disposti a liberarsi dei re e prevedeva vittoria facile da parte degli eserciti repubblicani. La guerra, egli affermava in uno dei suoi discorsi all'assemblea, era l'avvenire della rivoluzione e il solo pericolo era invece la pace. La Francia {{sic|potea}} regolarsi secondo il suo interesse non essendo legata da trattati precedenti perché la sovranità del popolo non è mai legata dai trattati dei tiranni. (Cesare e Napoleone, p. 106)
*Fu nella bottega di [[Antoine Joseph Santerre|Santerre]] che venne preparato l'assalto alla Bastiglia e fu Santerre stesso che lo diresse. Più tardi fu anche lui che ebbe cura di trasformare l'avvenimento dall'impresa di esaltazione eroica (e basata su un generale equivoco) in una speculazione sui materiali demoliti. Come accade ai grandi ''meneurs''<ref>Capi, agitatori o sobillatori.</ref> di folle, egli era nello stesso tempo un esaltato, un calcolatore e uno speculatore. Più tardi in tutti i movimenti più torbidi di Parigi, [...], si trova sempre Santerre. (Cesare e Napoleone, p. 107)
*Quando [[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]] fu trascinato alla ghigliottina e serbò contegno ammirevole, Santerre comandava la guardia nazionale. Con spaventevole cinismo, dando prova di brutalità, volle impedire al disgraziato sovrano che voleva parlare al popolo prima di morire, di pronunziare una sola parola. Le guardie impedivano al re di essere veduto dal pubblico, mentre il continuo e fragoroso rullo dei tamburi impediva di udire qualsiasi parola. Nella sua grossolana vanità Santerre volle farsi nominare più tardi generale in Vandea e diede miserabile prova di sé e delle sue attitudini. (Cesare e Napoleone, p. 107)
*[[Papa Pio IX|Pio IX]] era un sentimentale, un romantico e un impulsivo ed era in realtà uno spirito bonario e mediocre, che passava facilmente da un eccesso all'altro. Era stato l'idolo dei liberali e si era fatto acclamare come il pontefice di larghi spiriti e rinnovatore e poi, dinanzi ai pericoli veri o immaginari era passato alla reazione più oscura, per finire più tardi nel suo lungo pontificato fino agli errori più dannosi come la proclamazione del Syllabus, che contristò i cattolici più illuminati. (''Montecassino'', p. 189)
*Concepita nobilmente la [[Società delle Nazioni|Società delle nazioni]] di Ginevra, fu in realtà un inganno alla buona fede del mondo, una ignobile istituzione, che aumentò con i suoi equivoci le cause generali di guerra e fu fra le cause della guerra del 1939.<br>Escluse da principio i vinti e poi si organizzò come una santa alleanza dei vincitori, giustificò tutti gli abusi. Divenne una borsa di valori in cui prevalevano i più forti con i loro aderenti e fu il generale equivoco di pace. (''Riflessioni e aforismi sulla guerra e sulla pace'', p. 243)
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