Differenze tra le versioni di "Xavier de Maistre"

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*No, [[dio|quegli]] che inonda così l'oriente di luce, non la fa brillare a' miei sguardi, per inabissarmi bentosto nelle tenebre del nulla. Quegli che stende quest'orizzonte incommensurabile, quegli che elevò queste masse enormi, le cui ghiacciate sommità or tutte sfolgoreggiano de' primi raggi del sole, è pur quegli che ordinò al mio cuore di battere e al mio spirito di pensare (XXI; p. 78).
*Sempre verace e imparziale uno [[specchio]] rinvia agli occhj della persona, che in esso guarda, le rose della giovinezza e le rughe dell'inoltrata età, senza detrazione e senza lusinghe. — Solo, tra tutti i consiglieri de' grandi, ei loro dice costantemente la [[verità]].<br>Ciò mi fece desiderar l'invenzione di uno specchio morale, in cui tutti gli uomini potessero vedersi co' loro vizi e colle loro virtù. Pensai anzi una volta a proporre per esse un premio a qualche accademia; se non che riflessioni più mature me ne provarono l'inutilità.<br>Oh quanto è raro che la [[bruttezza]] riconosca sè stessa! Indarno gli specchj si moltiplicano intorno a noi, e riflettono con tanta esattezza la luce e la verità. All'istante che i raggi, che da essi partono, sono per penetrare nel nostro occhio, e dipingerci a noi stessi quali siamo, l'[[amor proprio]] introduce il suo prisma ingannevole fra noi e la nostra immagine, e ci rappresenta una divinità.<br>E di tutti i prismi, dal primo che uscì dalle mani dell'immortal [[Newton]], fino a quelli dell'ultimo lavoro, nessuno ha posseduto una forza di refrazione così possente, e prodotto sensazioni così vive e così aggradevoli, come il prisma dell'amor proprio.<br>Ora, poichè gli specchj comuni annunziano invano la verità a uomini sempre contenti della loro figura; poichè non possono fare ad essi conoscere le loro fisiche imperfezioni; a che servirebbe il mio specchio morale? Pochissimi fisserebbero in esso gli occhi; e nessuno vi ravviserebbe sè medesimo (XXVII; pp. 99-100).
 
=== Traduzione di Gennaro Auletta ===
*Migliaia di persone, che prima di me non avevano osato o non avevano potuto oppure non avevano mai sognato di viaggiare, si decideranno a seguire il mio esempio. Il più indolente esiterebbe forse a mettersi in viaggio con me per procurarsi un piacere che non gli costa né fatica né denaro?<br>Coraggio, dunque, si parte. Seguitemi voi tutti, che per una delusione amorosa o per un malinteso tra amici, ve ne state chiusi nel vostro appartamento, lungi dalla piccineria e dalla [[perfidia]] degli uomini. Mi seguano tutti gli sventurati, tutti gli ammalati, tutti gli annoiati del mondo! Si levino in massa tutti gli indolenti! E voi che andate macchinando sinistri progetti, di riforma o di solitudine per qualche infedeltà subita; voi che in un salottino rinunziate per sempre al mondo, amabili anacoreti d’una serata, venite anche voi; datemi ascolto, lasciate quei vostri tetri pensieri; voi sottraete un attimo al piacere senza guadagnarne uno alla saggezza; degnatevi di accompagnarmi nel mio viaggio; marceremo pian pianino, ridendo, lungo il cammino, dei viaggiatori che hanno visitato [[Roma]] e [[Parigi]]; nessun ostacolo ci potrà arrestare e, abbandonandoci gaiamente alla nostra fantasia, la seguiremo dovunque le piacerà guidarci (II; pp. 23-24).
 
=== Traduzione di Rosa Maria Losito ===
*[https://books.google.it/books?id=N2tiAAAAcAAJ&printsec=frontcover#v=onepage&q&f=false ''Viaggio intorno alla mia camera''], trad. di anonimo [Giuseppe Montani], 2ª ed., Manini, 1824.
*''Viaggio intorno alla mia stanza'', trad. di Rosa Maria Losito, Guida, 1990.
*''Viaggio intorno alla mia camera'', trad. di Gennaro Auletta, Mondadori, 1997.
*''Viaggio intorno alla mia camera – Spedizione notturna intorno alla mia camera'', trad. di Carmelo Geraci, Moretti & Vitali, 1999.
*Elisabetta Benucci (a cura di), ''Paolina Leopardi: Viaggio notturno intorno alla mia camera'', Osanna Edizioni, 2014.
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