Differenze tra le versioni di "Francesco Saverio Nitti"

→‎Citazioni: la Società delle Nazioni ignobile istituzione
(→‎Citazioni: Pio IX)
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*Più scellerata e bestiale fu in Ungheria l'azione {{NDR|antisemita}} di [[Béla Kun|{{sic|Bela Kuhn}}]], individuo di specie anche peggiore, che per qualche tempo riuscì a dominare lo Stato e poi si rifugiò in U.R.S.S. Di lui anche gli elementi estremisti ungheresi che vennero a Parigi<ref>Città ove per venti anni Nitti dimorò nel suo esilio dall'Italia.</ref> e che erano intorno al conte Karoly<ref>Mihály Károlyi (1875–1955), detto "il conte rosso" per le sue simpatie socialiste.</ref>, mi parlarono con orrore e comprendo quanto male la sua azione abbia fatto agli ebrei. (''Ariani e Semiti - Il grande equivoco degli ariani'', p. 64)
*[[Papa Pio IX|Pio IX]] era un sentimentale, un romantico e un impulsivo ed era in realtà uno spirito bonario e mediocre, che passava facilmente da un eccesso all'altro. Era stato l'idolo dei liberali e si era fatto acclamare come il pontefice di larghi spiriti e rinnovatore e poi, dinanzi ai pericoli veri o immaginari era passato alla reazione più oscura, per finire più tardi nel suo lungo pontificato fino agli errori più dannosi come la proclamazione del Syllabus, che contristò i cattolici più illuminati. (''Montecassino'', p. 189)
*Concepita nobilmente la [[Società delle Nazioni|Società delle nazioni]] di Ginevra, fu in realtà un inganno alla buona fede del mondo, una ignobile istituzione, che aumentò con i suoi equivoci le cause generali di guerra e fu fra le cause della guerra del 1939.<br>Escluse da principio i vinti e poi si organizzò come una santa alleanza dei vincitori, giustificò tutti gli abusi. Divenne una borsa di valori in cui prevalevano i più forti con i loro aderenti e fu il generale equivoco di pace. (''Riflessioni e aforismi sulla guerra e sulla pace'', p. 243)
*Le maggiori difficoltà che ho incontrato nella mia vita, nel mondo accademico da principio e poi in misura ben maggiore nella politica, mi sono venute sempre dalla fatale avversione dei mediocri e degl'incapaci che non mi hanno mai perdonato di essere considerato uomo di talento. (''Il peso dell'intelligenza in tutta la mia vita'', 393)
 
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