Differenze tra le versioni di "Indro Montanelli e Mario Cervi"

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*Non si vuol affermare, con questo, che mancassero all'antisemitismo radici lontane. Ma era, quello «storico», un antisemitismo di origine religiosa, non razziale, legato all'antica accusa di deicidio mossa agli ebrei dalla Chiesa. Realizzata l'unità d'Italia, scomparsi i ghetti, gli ebrei italiani si erano mescolati al resto della società, confondendovisi a tal punto – soprattutto attraverso il meccanismo dei matrimoni misti – da suscitare allarme tra i correligionari più ortodossi, uno dei quali ammoniva: «Gli ebrei d'Italia, inebriati dai successi nella politica, nelle scienze, nelle industrie, nelle arti, nel giornalismo, si avviavano sulla china della più completa assimilazione, aprendo la via, per la sopravveniente generazione, all'assorbimento o all'annullamento di se stessi». (cap. 9, 2006, pp. 170-171)
*Sulla sua rivista ''La vita italiana'' {{NDR|[[Giovanni Preziosi]]}} elaborò le linee di un antisemitismo che, dapprima rivolto contro le centrali ebraiche di potere economico, assunse successivamente i caratteri del razzismo più intransigente, in perfetta consonanza con le tesi naziste. (cap. 9, 2006, pp. 174-175)
*[...] lL'antisemitismo di Preziosi ricalcò tutte le argomentazioni naziste sulla «congiura mondiale» dell'ebraismo, attingendo largamente, per convalidare le sue tesi, a quel grossolano falso che porta il nome di ''Protocolli dei Savi Anziani di Sion''. (cap. 9, 2006, p. 175)
*Indottrinata dal Minculpop<ref>Ministero della Cultura popolare (1937-1944).</ref> la stampa – ora anche la grande stampa, non soltanto la ''Difesa della razza'' di [[Telesio Interlandi]] o il ''Tevere'', con le loro pretese pseudo-scientifiche – iniziò un tambureggiamento propagandistico contro gli ebrei, provvedendo nel contempo a sopprimere ogni notizia che agli ebrei stessi fosse favorevole: dei loro meriti di combattenti, di uomini di cultura, di scienziati, non si parlò più. Rino Alessi, che sul ''Piccolo'' di Trieste si era battuto con coraggio, nel gennaio del 1938, contro le prime bordate antisemite, fu messo a tacere da Farinacci. (cap. 9, 2006, p. 181)
*Gli editorialisti più tiepidi ed esitanti nel difendere il razzismo ricorrevano, per cavarsela, agli artifizi della retorica trombona, scrivendo ad esempio che il razzismo «è il coronamento e il compimento della nuova coscienza dell'Italia fascista, necessario coronamento per confermare e consacrare il trapasso dal ciclo nazionale al ciclo imperiale della terza Italia». (cap. 9, 2006, p. 181)
*Alcuni studiosi, tra i quali figurava un solo nome di rilievo, quello dell'endocrinologo Nicola Pende, accettarono di elaborare un «Manifesto degli scienziati razzisti» nel quale si asseriva che «le razze umane esistono», che «ve ne sono di grandi e di piccole», che «la popolazione dell'Italia attuale è di origine ariana», che «esiste una pura razza ariana», che i caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani «non debbono essere alterati in alcun modo». Agli ebrei era dedicato questo paragrafo: «Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra patria, nulla in generale è rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricorso di qualche nome: e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli italiani». (cap. 10, 2006, pp. 181-182)
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