Differenze tra le versioni di "Bernardo Valli"

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*[[Gamal Abd el-Nasser|Nasser]] costruì la sua piramide, che, crollando, aprì una voragine. Un'altra immagine è quella della diga nasseriana che cede, si sbriciola, lasciando dilagare il fondamentalismo islamico: come accadrebbe con l'acqua del Nilo se si spalancasse la diga di Assuan. L'Egitto è un paese semplice, saggio, reticente ma non immune dagli eccessi, tanto antico da amare le idee grandiose come la sua storia e i suoi monumenti.
*La nazionalizzazione del Canale di Suez, nel 1956, annunciata all'improvviso da [[Gamal Abd el-Nasser|Nasser]], costituì una svolta nei rapporti tra l'Occidente e il Terzo Mondo. Espropriando senza preavviso la compagnia internazionale che controllava la più importante via marittima tra Est e Ovest, l'Egitto non colpiva soltanto gli interessi finanziari dei paesi industrializzati, ma lanciava una sfida senza precedenti. Si assumeva la responsabilità di far funzionare, su un piano tecnico, un meccanismo sofisticato, con i suoi ingegneri, giudicati non all'altezza del compito da Londra e da Parigi. Da un punto di vista militare appariva inconcepibile che una via di comunicazione tanto importante cadesse sotto il controllo di un regime come quello di Nasser.
 
{{Int|1=[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/10/28/il-terrorismo-la-sconfitta-della-politica.html?ref=search Da ''Il terrorismo e la sconfitta della politica'']|2=''la Repubblica'', 28 ottobre 2002}}
*{{NDR|Sulla [[Seconda guerra cecena]]}} Ma cosa poteva fare d'altro Putin, visto il suo profilo politico e la natura del suo successo? Trattare con i ceceni sarebbe stata un' umiliazione troppo forte. Non avrebbe mai potuto soddisfare, in tutti i casi, le loro rivendicazioni. Un ritiro delle truppe russe dalla Cecenia? Neanche parlarne. Né il presidente della Federazione Russa, eletto sull' onda della promessa di mettere fine alla rivolta cecena, poteva offrire lo spettacolo di un negoziato, sia pure fittizio, avviato con la sola intenzione di prendere tempo.
*L'ex ufficiale del Kgb ha agito con strumenti a lui familiari. Una soluzione rapida avrebbe avuto un prezzo. L'uso dei gas avrebbe provocato una strage. Ma le conseguenze sarebbero state meno gravi, politicamente, di un cedimento, o anche di una lunga attesa, al fine di preparare un' operazione più mirata. Meglio dunque colpire subito, con un' arma non certo da paese in cui vige lo stato di diritto, diciamo pure con uno strumento vile, quale è il gas iniettato nel teatro sulla via Dubrovska. Un gas rivelatosi letale per amici e nemici, per terroristi e ostaggi, per carnefici e vittime. Un gas che ha risparmiato soltanto coloro che l'hanno usato.
*Non si deve trattare con il terrorismo, ma neppure cercare di estirparlo col terrore. Il rischio è di arrivare a qualcosa che assomiglia a un suicidio, come è appunto avvenuto nella Mosca di Putin. Meglio dedicarsi a cercarne le cause e tentare di eliminarle. In Cecenia, in Palestina e altrove.
 
{{Int|1=Da [http://www.repubblica.it/2004/j/sezioni/esteri/moriente12/nebbiarais/nebbiarais.html?ref=search ''Yasser Arafat. L'agonia di un simbolo'']|2=''la Repubblica'', 29 ottobre 2004}}
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