Differenze tra le versioni di "Indro Montanelli e Mario Cervi"

Nessun cambiamento nella dimensione ,  2 anni fa
→‎Citazioni: sposto NDR
(→‎Citazioni: amplio citazione 25 luglio (caduta del fascismo))
(→‎Citazioni: sposto NDR)
*Nella notte tra il 9 e il 10 luglio l'armata anglo-americana, con i suoi 2.800 tra navi e mezzi da sbarco, i suoi 150 mila uomini, i suoi 600 carri armati, i suoi 1.000 cannoni, si presentò davanti alle coste siciliane. Eisenhower capeggiava, tra Algeria, Tunisia e [[Libia]], forze equivalenti a 35 divisioni: ne utilizzò 7. Un lancio di 3.400 paracadutisti ebbe esito quasi fallimentare perché il forte vento disperse quella truppa, insufficientemente addestrata, su un territorio molto vasto. Ma le segnalazioni sulla presenza di soldati nemici, provenienti da settori diversi e lontani, determinarono un panico ingiustificato, fin dal primo momento, in comandi e capisaldi italiani che soffrivano di una cronica insufficienza di collegamenti. Per il resto l'attacco fu un completo successo, anche se le acque agitate del canale di Sicilia avevano messo in qualche difficoltà i natanti.
*Del complotto militare {{NDR|contro Mussolini}} erano depositari soprattutto due uomini, [[Vittorio Ambrosio|Ambrosio]] e il suo ufficiale addetto generale [[Giuseppe Castellano|Castellano]]. Le loro personalità si integravano. Castellano, cinquantenne, era il più giovane generale dell'esercito. Siciliano di riflessi rapidi e di scilinguagnolo sciolto, mondano, i capelli accuratamente impomatati a coprire la incipiente calvizie, svelto nell'intrigo, era l'antitesi umana del suo capo. L'«ideologia» di Ambrosio, che non pativa pruriti democratici, si fondava su due dogmi: la totale fedeltà alla monarchia e l'avversione per i tedeschi. (cap. 14, 2005, p. 230)
*La disinvoltura, miscelata a frivolezza, con cui l'Italia fascista {{NDR|all'annuncio del [[Caduta del fascismo|25 luglio]] sulle "dimissioni" di Mussolini}} con cui l'Italia fascista ripudiava il fascismo testimoniava la profonda decomposizione del regime, sotto la copertura d'orbace, ma anche la superficialità e leggerezza di un Paese allergico al caso di coscienza. Non ci furono drammi, tranne uno: quello del presidente dell'agenzia di stampa ''Stefani'', [[Manlio Morgagni]], che si tirò un colpo di rivoltella alla tempia, dopo aver vergato queste parole: «La mia vita è finita, Viva Mussolini». Ma i capi del Partito e della Milizia che nelle loro parole d'odine tonitruanti avevano promesso di combattere e morire per il Duce, si rassegnarono subito a vivere senza il Duce. (cap. 14, 2005, pp. 257-258)
*Nella difesa di Roma erano caduti, secondo i dati ufficiali del ministero della Difesa, 171 militari e 241 civili (Zangrandi ha contestato queste cifre secondo lui minimizzatrici e ha parlato di almeno 1.000 militari e 500 civili). Il loro sacrificio fu commovente e, sul piano morale, importante. Per i tedeschi la neutralizzazione delle Forze Armate italiane si risolse in una immensa operazione di polizia, contrassegnata da episodi di insensata ferocia, come lo sterminio della divisione ''Acqui'' a Cefalonia. Per realizzarla diedero e rinnegarono più volte, con cinismo, la loro parola d'onore e la loro firma. Il 7 novembre 1943 il generale Todi, occupandosi dell'Italia in un suo rapporto sulla situazione strategica, confessò che l'8 settembre «forse per la prima volta in questa guerra non seppi cosa proporre al Führer», aggiunse che «quanto più la truppa e i comandi tedeschi furono ingannati tanto più dura fu la reazione», e diede le cifre del colossale rastrellamento: disarmate «sicuramente» 51 divisioni, «probabilmente» altre 29, prigionieri 547 mila di cui 34.744 ufficiali, un bottino di un milione 255 fucili, 38 mila mitragliatrici, 10 mila cannoni, 15.500 automezzi, 970 mezzi corazzati, 67 mila cavalli e muli, 2.867 aerei di prima linea e 1.686 di altro tipo (dato stupefacente e gonfiato), 10 torpediniere e cacciatorpediniere e 51 unità minori della Marina, vestiario per cinquecentomila uomini. «Sono state reperite – concluse il rapporto – materie prime in quantità molto superiore a quelle che ci si poteva aspettare alla luce delle incessanti richieste economiche italiane.»
*{{NDR|Dopo l'annuncio dell'armistizio dell'8 settembre}} Ambrosio stabilì che se i tedeschi ripiegavano verso il nord conveniva non infastidirli (cosa importava delle unità del nord e di oltrefrontiera?). Con un telescritto nella notte incitò le truppe a non farsi disarmare, ma si rifiutò di dare formale esecuzione alla memoria op. 44 perché quell'ordine spettava al Capo del governo {{NDR|[[Pietro Badoglio]]}}, che non sapeva dove trovare (era a poche decine di metri di distanza, nello stesso palazzo, e dormiva). L'ultimo ordine di Ambrosio prescrisse: «Ad atti di forza reagire con la forza». (cap. 18, 2005, pp. 311-313)
24 550

contributi