Differenze tra le versioni di "Camillo Benso, conte di Cavour"

Nessun cambiamento nella dimensione ,  2 anni fa
*«Cavour, aggiungono i suoi detrattori, avrebbe dovuto rifiutare schiettamente la proposta di alleanza, non già ''mostrare'' di accettarla, e di celato usare tutti gli artifizi della sua volpina politica per mandarli a monte.»<br>Ma anche qui ci sia lecito ripetere: siamo sinceri e imparziali tanto verso una parte, quanto verso un'altra. Come si può, invero, pretendere Cavour che agisse schiettamente, e non pretendere nel tempo stesso che il [[Francesco II delle Due Sicilie|Borbone]] agisse del pari?<br>In sostanza, niuno potrebbe negarlo, l'alleanza era tanto uggiosa al Borbone, quanto al conte di Cavour. Era fra essi una lotta di astuzia, di abilità, in cui la vittoria sarebbe toccata al più abile, al più valente, o, se vuolsi, al più fortunato dei due.<br>Ora, come in un duello, una finta che metta l'avversario fuori di guardia, e lo scopra per più facilmente ucciderlo, è ammessa dalle leggi della cavalleria, mentre nel corso ordinario della vita ogni finzione sarebbe rigorosamente bandita dalla condotta d'un uomo onesto, così non si può far carico al conte di Cavour, come non deve farsi carico al Borbone, se, nelle condizioni in che si trovarono l'uno rimpetto all'altro, usarono l'astuzia e l'inganno.<br> Cavour, s'è visto, aveva fatto tutti gli sforzi immaginabili per schermirsi di entrare in negoziati col Borbone; non riuscitovi, perché, tranne l'Inghilterra, tutta l'Europa lo richiedeva in termini più che imperiosi, cedette.<br>In altre parole, egli scese sul terreno, sul quale il Borbone lo sfidava. È in condizioni come queste che il Conte avrebbe dovuto rifiutare decisamente la partita? Quale uomo di senno, quale patriota avrebbe osato dargli un simile consiglio? Non credasi, del resto, che il conte di Cavour si trovasse nel suo elemento, seguendo una politica, come quella che abbiamo sin qui tratteggiata. Sappiamo dai suoi intimi che egli trattava questi negozi con vivo senso di repulsione. Ma dacché non si era sentito tanto forte da impedire l'imbarco della spedizione dei Mille, che anzi aveva dovuto agevolarlo e proteggerlo, Cavour sentiva il peso della tremenda responsabilità che si era assunta, e il dovere di salvare – ''ad ogni costo'' – gli interessi della Monarchia. Non potendo ritirarsi, malgrado il desiderio vivissimo che ne avrebbe avuto – perché in quelle congiunture il ritiro sarebbe stata viltà – Cavour, diremo col [[Pasquale Villari|Villari]], non poteva seguire altra norma di morale, che la sola possibile in quei tempi eccezionali; bisognava che egli sapesse essere a un tempo volpe e leone. Pretendere di poter essere in queste condizioni leale, significa volere, sin dai primi passi, affogare nel ridicolo, e procurare a sé stesso una certa rovina, senza giovare ad alcuno. ([[Luigi Chiala]])
*Cavour non fu un patriota del tipo [[Silvio Pellico|Pellico]] ed [[Inno di Mameli]], ma un uomo dinamico, certamente colto, ma non di una cultura umanistica all'italiana, tipo Alfieri, Balbo, Gioberti... Era uno che amava rischiare. Come tutti i torinesi ricchi aveva una formazione francese e un solido parentado elvetico. È noto che essendo di madrelingua francese, per mettersi in politica, l'italiano lo dovette imparare. È anche noto che era il comproprietario di un feudo-tenuta che si scrive e si legge in francese. Molto ricco, curioso, intraprendente, sicuro di sé, conosceva di Parigi i luoghi che contavano, non certo le ''banlieu'', e a Parigi si fermò a giocare in Borsa. Perdendo, purtroppo. Perché, se avesse vinto, l'Italia di oggi avrebbe una diversa classe dirigente. Visitò Londra e anche Edimburgo, capitale della massoneria. Non girò l'Italia come [[Massimo d'Azeglio]]. Anzi, non la conosceva affatto. Non fu mai a Palermo e a Napoli, non vide mai Roma, che voleva come capitale d'Italia al solo scopo di non lasciare spazi all'azione di [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] e dei repubblicani; non andò mai a Venezia, che pure cercò arditamente di portare nei confini sabaudi. Solo una volta fu a Firenze, per sbrigare un affare di governo, e forse due volte a Milano, per lo stesso motivo. ([[Nicola Zitara]])
*Come andrebbero diversamente le cose in Germania se i nostri amici politici berlinesi potessero essere rimpiazzati da Cavour e d’Azeglio! Ma verranno anche i nostri tempi. [[Max Duncker]] <ref> Paolo Mieli ''I conti con la storia: Per capire il nostro tempo''</ref>
*È stato veramente il più grande uomo politico del suo tempo, e la cui gloria crescerà sempre di più [...] In oltre cinque anni di amministrazione con perspicua mente, molte cose modificò, molte corresse. L'amministrazione centrale ridusse notevolmente, modificò gli uffici provinciali. Assorbito da altre cose, non poté però compiere l'opera iniziata, e l'ordinamento piemontese rimase rigido, pesante, costoso. ([[Francesco Saverio Nitti]])
*Gettiamo un velo sul passato, che io possa senza rimorso e senza onta felicitarmi di avere la vostra [[amicizia]], ma che io non pensi mai come l'ho ottenuta. Cominciate a conoscermi solo da ora e io mi sforzerò di darvi buona opinione di me. ([[Anna Giustiniani Schiaffino]])
*Tu hai una forza di volontà politica: abbi una forza morale, e tutti ne saranno contenti. (da una lettera del padre a Cavour<ref name=def /><!-- p. 145-->)
*Un uomo abominevole. ([[Leopoldo I del Belgio]])
*Come andrebbero diversamente le cose in Germania se i nostri amici politici berlinesi potessero essere rimpiazzati da Cavour e d’Azeglio! Ma verranno anche i nostri tempi. [[Max Duncker]] <ref> Paolo Mieli ''I conti con la storia: Per capire il nostro tempo''</ref>
*Passando noi vicini al Varignano, sito prima prescelto per l'erezione del nostro principale arsenale marittimo, per la cui costruzione eransi già spesi parecchi milioni, mi feci lecito osservare all'illustre ministro, come quel luogo non ammettendo ampliamento per essere addossato ad un monte, non fosse il meglio adatto allo stabilimento di un arsenale militare d'una grande marina; e come per trovarsi in una punta estrema del golfo, fosse poco difendibile dal lato del mare. Egli in un subito, probabilmente già prevedendo coll'acutezza del suo pensiero l'unità d'Italia, decise che l'arsenale s'ergesse a San Vito, nel piano cioè fra Spezia e Marola, ove ora sorge, oso dire, il più splendido d'Europa, sacrificando ad un vantaggio assai maggiore le non lievi somme già spese al Varignano.<br>Tali sono i beni che la nazione ricava da un vasto intelletto che le tocchi in sorte; laddove l'ingegno ristretto, non essendo capace di elevarsi all'altezza della bisogna, crede, facendo risparmi, di operare bene, mentre in realtà non di rado, ben lungi dall'economizzare, spreca il pubblico denaro. ([[Carlo Pellion di Persano]])
 
24 493

contributi