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Corretto: "comunità"
*Il [[Ruanda]] è un paese piccolo, tanto piccolo che in molte delle carte geografiche contenute sui libri sull'Africa viene indicato solo con un puntino. Solo dalle tabelle annesse alle carte apprenderete che quel puntino nel cuore del continente rappresenta il Ruanda. (p. 146)
*Il [[Ruanda]] è un paese montuoso. La geografia africana è solitamente caratterizzata da pianure e altipiani. Il Ruanda invece è tutto montagne alte due o tremila metri, talvolta anche di più. Per questo viene spesso definito il Tibet dell'Africa, non solo per le sue montagne, ma anche per la sua originalità, la sua atipicità, la sua diversità. Una diversità che concerne soprattutto l'assetto sociale. Infatti, al contrario delle popolazioni degli altri stati africani che sono pluritribali (il Congo è abitato da trecento tribù, la Nigeria da duecentocinquanta, e via dicendo), in Ruanda vive una sola comunità, il popolo dei banyaruanda, tradizionalmente diviso in tre caste: la casta dei tutsi, possidenti di mandrie di bestiame (quattordici per cento della popolazione), la casta degli hutu, agricoltori (ottantacinque per cento) e la casta dei twa, composta di braccianti e servitori (uno per cento). (p. 146)
*Il Ruanda è piccolo, montuoso e densamente popolato. Come spesso accade in Africa, anche in Ruanda si arriva al conflitto tra chi vive allevando bestiame e chi coltiva la terra. Di solito, però, nel continente gli spazi sono talmente vasti che uno dei contendenti può trasferirsi su territori liberi eliminando il focolaio della discordia. In Ruanda questa soluzione è impossibile: non esiste spazio per spostarsi e cedere il campo. Intanto le mandrie possedute dai tutsi crescono e hanno bisogno di sempre nuovi pascoli, e c'è un solo modo per trovarli: confiscare la terra ai contadini, ossia, scacciare gli hutu dai loro campi. Ma gli hutu vivono già stretti come sardine. Da anni il loro numero cresce a vista d'occhio e, per colmo di sventura, le terre che coltivano sono sterili, poverissime. In effetti le montagne del Ruanda sono coperte da uno strato di terra talmente sottile che, ogni anno, la stagione delle piogge ne lava via grandi porzioni. In molte zone dove gli hutu avevano i loro campicelli di maiocamanioca e di granturco, ora luccica la roccia nuda. (p. 148)
*Nasce così il dramma ruandese, la tragedia del popolo banyaruanda: esattamente come nel dramma palestinese, si è nell'impossibilità di conciliare le ragioni di due communitàcomunità rivendicanti il diritto al medesimo pezzo di terra, troppo esiguo per accoglierle entrambe. All'interno di questo dramma sorge, dapprima ancora debole e vaga ma, con gli anni, sempre più chiara e perentoria, la tentazione dell'''Endöslung'', della soluzione finale. (p. 151)
*In Africa molte guerre si svolgono senza testimoni, all'insaputa di tutti, in luoghi apparati e irraggiungibili che il mondo non conosce o ha dimenticato. È il caso del Ruanda. Le lotte di frontiera, i pogrom, i massacri proseguono per anni. I partigiani tutsi (che gli hutu chiamano "scarafaggi") incendiano villaggi e trucidano la popolazione locale. Sostenuta dal proprio esercito, questa risponde a sua volta con violenze e carneficine. (p. 152)
*La storia dei rapporti tra [[hutu]] e [[tutsi]] non è che una tragica serie di pogrom e massacri, di distruzioni reciproche, di migrazioni forzate, di odii feroci. Nel piccolo Ruanda non c'è posto per due popoli così estranei e naturalmente nemici. (p. 158)
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